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domenica 15 dicembre 2019

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Campidoglio bollente sulle unioni civili

Lunedì 17 dicembre si è giocato un test importante in Consiglio Comunale a Roma: sulla laicità e sui diritti civili c’è bisogno di chiarezza e di informazione seria ed equilibrata, dimenticando l’ideologia e cercando di leggere le cose così come

25.12.2007 - Stefano Tretta



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Foto di flickr.com/photos/scuresolitaria/

Su tematiche così complesse, l’obiettivo di un giornalista è fare informazione equlibrata. Ci provo.
Il Consiglio ha votato su tre mozioni: due iniziative e un ordine del giorno.
Parliamo dei fatti: prima mozione.
In seguito a una raccolta di diecimila firme, promossa da numerosi movimenti ed associazioni, fra cui i Radicali e i Giovani Socialisti, ma tanti altri, si è “obbligato” il Consiglio a esaminare una proposta di iniziativa popolare che voleva istituire un Registro delle Unioni civili nella Capitale.
Seconda mozione.
In aggiunta alla prima, è stata proposta un’iniziativa consiliare, firmata dai consiglieri della Sinistra (SD, PRC, PDCI e VERDI) e Quadrana, della Rosa del Pugno, che rafforzava l’idea del Registro delle Unioni civili, battendo forte sul punto dell’istituzionalizzazione di tale riconoscimento.
Terza delibera, l’ordine del giorno.


Il Partito Democratico ha invece presentato una propria posizione, in cui si affermava che l’istituzione di un registro era priva di significati effettivi, dato che la decisione in primis spetta al legislatore nazionale. Si rinviava quindi a questo il compito di legiferare sulle unioni civili, incitandone l’esecuzione.
Risultato: tre no. Perché?
L’opposizione di centro-destra, compatta, ha sempre espresso la sua posizione di totale contrarietà a qualunque equiparazione formale e legiferata delle coppie di fatto alla famiglia tradizionale. “La società può benissimo farne a meno”, spiega Alemanno (AN) in Consiglio, “la città di Roma fa riferimento ad altri valori”.
La maggioranza, invece, forte di uno strapotere numerico evidente, si sfilaccia e non decide su niente. Raccoglie solo la frustrazione, come dice il capogruppo del PD Battaglia, che “per volere tutto e subito, non si è preso il possibile”. Ovviamente ben altri i commenti dei consiglieri della sinistra massimalista: “stanno contraddicendo il programma, si deve governare con coerenza”, tuona la Spera (Rifondazione Comunista), mentre Giulioli (Sinistra Democratica) si sorprende “delle ingerenze clericali in materie squisitamente pubbliche e statali. Avverto mai come oggi le direttive dei poteri forti, e qui a Roma il potere più forte è il Vaticano”.


Meltin’Pot ha intervistato Bonelli, deputato dei Verdi, e Valeriani, consigliere del PD.
Per il primo “l’impatto della votazione è chiaro. Il voto dell’aula rispecchia la fallita sintesi interna al PD, che prefigura un atteggiamento speculare in Parlamento sui disegni di legge sulla tutela dei diritti civili”. Alla domanda se il tema entrerà nella verifica governativa di gennaio, Bonelli risponde con un eloquente “ci mancherebbe altro, è per noi prioritario. Occorre vedere se su tali temi c’è ancora una maggioranza politica”.


D’altro canto, Valeriani riprende le parole del capogruppo Battaglia: “la posizione del PD è inequivocabile. Abbiamo tentato una mediazione sulla giusta tutela alle minoranze e l’essere refrattari a qualsiasi strumentalizzazione ideologica di un tema così importante. Tengo a sottolineare che Roma e la giunta Veltroni già mette a disposizione strumenti giuridici di tutela delle famiglie anagrafiche. In più, etichettare come omofoba una giunta come l’attuale è veramente troppo. Le tutele già esistono. Tocca al legislatore nazionale”, continua Valeriani, “occuparsi della materia. Il registro, così com’era stato proposto era privo di valore effettivo e inapplicabile”.
E Veltroni?
Il Sindaco era assente. “Era in Abruzzo”, dicono dal suo staff.
Le speculazioni, su questo, crescono. La sua assenza può essere interpretata in due modi: c’è chi la legge come una fuga dalle responsabilità dell’incapacità di aver trovato una sintesi valida nel suo partito, chi, invece, sottolinea che il Sindaco non è obbligato ad assistere alle sedute che presentano leggi di iniziativa consiliare, e quindi non c’è alcun legame fra la politica comunale e quella nazionale.
Fatto sta che occorrerebbe far chiarezza su quanto sia strumentalmente utilizzato questo tema, fin dove arrivino le responsabilità del legislatore nazionale e le possibilità di tutela del Comune e l’innegabile vuoto che affligge il campo dei diritti civili, lasciati a sé stessi e persi nelle diatribe di maggioranze con posizioni ormai inconciliabili. Senza dialogo, tuttavia, non se ne uscirà mai: a strattoni e colpi di coda, chi perde è sempre il più debole, ovvero il cittadino. Soprattutto se l’informazione sonnecchia.

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