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L’Italia in crisi d'identità

16.01.2008 - Nicola Liguori



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Gli ultimi episodi ravvicinati (emergenza rifiuti - negazione di parola al Papa - Ministro della Giustizia indagato) sono le conseguenze oltre che di scelte sbagliate, anche di una confusione generale.
Andiamo per ordine: è mai possibile che l’Italia non sappia gestire un problema rifiuti? I soldi destinati ad hoc dalla Comunità Europea dove sono finiti?
La questione partenopea è un problema non del Sud, legato a una singola regione, ma coinvolge l’Italia in quanto Stato. Quali saranno le conseguenze economiche di tale figuraccia internazionale?
Si tratta del solito “Imbroglio all’italiana” come intitolava Le Monde qualche settimana fa.
Continuiamo: il Papa viene invitato dal Rettore della Sapienza all’inaugurazione dell’anno accademico. Cosa c’è di tanto strano? Il pensiero banale e comune porterebbe a dire che l’Italia essendo uno Stato laico deve rimanere tale e quindi è giusto che il Papa non esprima il suo pensiero in un’ Università. O meglio non c’entrerebbe nulla con un’inaugurazione di un anno accademico.
O addirittura il Papa, quando era Cardinale, nei suoi scritti contraddiceva il pensiero di Galileo.
Quando però si invita il Dalai Lama ad un simile evento nessuno però si permette di contestare.
Il Dalai Lama è anch’esso una figura religiosa e ha un suo modo di pensare non certo universale.
Il nocciolo del problema sta nella strumentalizzazione del fatto.
La Chiesa si sta sempre più allontanando dalla nostra vita quotidiana; forse dovrebbe venirci più incontro, cercando di essere più limpida al suo interno e occupandosi di più di questioni di scala mondiale: abolizione pena di morte, aids, povertà, solo per citarne alcune.
Ma non per questo va allontanata, va disprezzata. Oggi più che mai in questo momento storico così travagliato soprattutto per noi giovani c’è urgente bisogno di fede, speranza, di qualcuno che ci tenda la mano, che ci dia la tranquillità necessaria per affrontare le nostre sfide.
E infine la grande novità: il Ministro della Giustizia indagato. Come se già non se ne fosse a conoscenza da decenni. Ora che Mastella è indagato, assume le caratteristiche berlusconiane: attacca la magistratura, le istituzioni. Ma voi pensate, un funzionario istituzionale che attacca il sistema solo perché indagato! Come mai non ha sollevato mai prima il problema? In quale altro paese civile accade ciò? Nessun politico potrebbe permettersi un gesto simile. Quanto meno non sarebbe mai difeso da una parte della classe politica, per di più da un Presidente del Consiglio in carica.
Ora, alla base dei tre punti sopracitati, che mettono ancora di più in crisi il nostro paese, vige la questione della responsabilità per la sfera pubblica.
E’ così difficile per chi ci rappresenta, per noi cittadini essere responsabili? Come mai appena abbiamo un minimo di potere tra le mani non sappiamo più gestirlo e guardare aldilà, al futuro dei nostri figli? Perché l’uomo è fatto così, mi sentirei rispondere. Ma solo in Italia però.
E’ mai possibile che dobbiamo digerire un Presidente del Consiglio, rappresentante dell’Italia in questo momento, che difende il suo Ministro della Giustizia perché altrimenti perderebbe al Senato?
O fare i conti con un Fabbris qualunque che minaccia il governo, sempre e solo per una questione di poltrone?
Non sarebbe meglio di fronte a queste situazioni assumere un atto di dignità, un mettere a nudo la realtà per uscirne limpidi, anche magari con una caduta del governo?
E’ una situazione che si fa sempre più dura per noi italiani, cittadini, giovani, amanti del nostro paese. Un paese che con le innumerevoli caratteristiche e qualità potrebbe essere in prima linea ovunque.
Dove andremo a finire con questo sistema? Non sarebbe ora di meritarci una persona che ci prenda per mano e che ci guidi per il bene della collettività? O meglio iniziare a pensare, riflettere, a costituire tavole rotonde che accumulino i vari pensieri?
Non penso che tale situazione giovi a qualcuno e tanto meno a noi giovani, per il nostro futuro.
L’Europa nel frattempo, a cominciare dalla mia amata Francia, per non parlare della Germania e della Spagna, continua con le sue innumerevoli riforme in un’ottica di particolare attenzione verso il cittadino (non venitemi a dire che è un problema di legge costituzionale).
Ciò che manca è una coscienza, un’identità, un’amore per la nostra patria e un riconoscimento in questa. Solo quando scopriremo l’importanza di tali valori sapremo difendere i nostri interessi, protestare contro chi continua a mettere al primo posto gli interessi personali in qualunque campo della società, e riprenderci una volta per tutte la nostra Italia.

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