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Dal bilico delle telecomunicazioni alla stabilità della cultura

27.04.2007 - Nicola Liguori



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Strategie e  programmi a lungo termine non sono di certo i punti di forza dell’Italia, fanalino di coda nella graduatoria europea per quanto attiene a innovazione, potenziamento e salvaguardia delle strutture produttive ed economiche: è un campanello d’allarme di una crisi purtroppo in atto. Ora dopo Parmalat,  il crack Cirio, esplode il caso Telecom Italia.
Il nostro più importante gruppo di comunicazioni, passerà in mano molto probabilmente ad operatori esteri: da AT & T (colosso delle tlc statunitensi) a AMERICA MOVIL (primo gruppo dell’America Latina) fino ad arrivare a FRANCE TELECOM. Ma quali rassicurazioni abbiamo? Che tipo di investimenti propongono a lungo termine queste società? La richiesta fatta a Silvio Berlusconi dal governo Prodi di acquistare  “l’impero Telecom “ delle telecomunicazioni appare  paradossale, considerati i noti conflitti politici . Che strano sistema….
A livello internazionale continuiamo a perdere credibilità: l’Italia è conosciuta solo per la cultura della “pasta al dente”, per la “ mafia” e per il sistema “raccomandazioni”.
Quando ci libereremo da queste false forme di immagine e dal piattume che dilaga ogni giorno di più nella vita quotidiana, dai media alla tv, all’informazione?!?
Continuando così non potremo in futuro competere con i nostri colleghi europei, dell’Europa dell’Est (sanno 3 lingue perfettamente), cinesi, indiani, dove le Università diventano  più che mai un luogo di formazione e di arricchimento culturale degli studenti.
L’appello di noi studenti è che i professori, attraverso il loro sapere, cerchino di dare più attenzione alle richieste , ai bisogni, alle aspettative di tutti noi, affinché le energie congiunte possano ridare positività a tutto il sistema, per imparare a studiare i problemi ed a trovarne sempre e nei giusti tempi, le soluzioni più adeguate.
Occorre riportare l’Università a luogo di studio: centro di attrazione della cultura.
In gioco c’è il futuro di tutti noi: classe accademica e classe studentesca. Per noi studenti l’esempio dello stare in bilico ci deve imporre di ricorrere ad immediate “inversioni di tendenza”, ma per fare tutto ciò occorre allenarsi a ricercare, imparare ad amare e fare della cultura , come passaggio obbligato nella considerazione dei problemi. Studiamo, riempiamo le biblioteche (come succede  all’estero, vedi Parigi file di giovani alle biblioteche,  come fosse l’entrata di una discoteca), interessiamoci a qualcosa di costruttivo, specializziamoci.
Il nostro futuro è seriamente in bilico, ricerchiamo la stabilità.
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