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lunedì 24 febbraio 2020

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L’isola che c’è – La Sicilia che si ribella al pizzo

C’è qualcosa che si muove nella terra dei vespri e degli aranci. Cominciano ad emergere il coraggio, la consapevolezza e la speranza nel cambiamento.
C’è una Sicilia che ha deciso di rompere il muro dell’ omertà e di ribellarsi al racket e a

05.07.2008 - Tommaso Rodano



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Addiopizzo, nata nel 2004, è la prima associazione palermitana a raccogliere le esperienze di ribellione individuali in un movimento strutturato, per unire le energie degli imprenditori che lavorano in maniera limpida e libera, sensibilizzare le coscienze dei cittadini nelle loro scelte di consumo ed affermare che “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.
Ci sono stati gli esempi straordinari di eroismo e resistenza di Andrea Vecchio, imprenditore edile catanese che ha subito quattro attentati in quattro giorni; Bruno Piazzese, che ha visto bruciare tre volte il suo pub a Siracusa; Vincenzo Conticello, proprietario dell’Antica Focacceria San Francesco di Palermo, autentica istituzione cittadina, che ha denunciato e sconfitto i tentativi di fiancheggiamento ed infiltrazione mafiosa all’interno della sua impresa.
Queste ed altre storie di coraggio sono raccontate da Filippo Conticello, giovane scrittore di Catania, nella sua “L’isola che c’è – La Sicilia che si ribella al pizzo”, uscito recentemente per la Round Robin editrice.
“Gli ultimi tempi” afferma Conticello “ci dicono che qualcosa sta finalmente cambiando, con una velocità inaspettata.[…] Quello che si tocca con mano è un primo reale cambiamento delle coscienze: c’è una nuova classe imprenditoriale che ha deciso di mettere da parte connivenze varie per inseguire uno sviluppo vero, pulito e trasparente”.
Si stanno manifestando anche un’attenzione ed un impegno rinnovati e finalmente efficaci da parte delle istituzioni e delle forze di polizia; diverse operazioni condotte negli ultimi mesi hanno sferrato colpi pesanti alle gerarchie dei clan mafiosi.
Anche Confindustria è intervenuta in maniera significativa per contribuire e sostenere il processo di cambiamento in atto. Il direttivo regionale dell’associazione degli industriali siciliani ha approvato una norma, che sarà inserita nel codice etico dell’organizzazione a livello nazionale, la quale prevede l’espulsione immediata per gli imprenditori che non si rifiutano di pagare il pizzo o collaborano in qualsiasi forma con la mafia.
Come racconta Conticello “anche se può sembrare assurdo, è stata la mafia stessa a formare me e tanti giovani siciliani che oggi hanno deciso di voltare pagina. La mia generazione è figlia del tritolo delle stragi: tutto quel sangue ci ha insegnato da che parte stare”.
Nonostante tutte le difficoltà, i brogli e i voti di scambio, nonostante uno “stalliere” mafioso venga ancora oggi complimentato come un martire ed un eroe dalla classe politica egemone in Italia, la Sicilia si aggrappa a queste energie emergenti, giovani e pulite per combattere finalmente ad armi pari la sua battaglia secolare per la libertà e la dignità.

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