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domenica 22 settembre 2019

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Saldo Natal

La crisi travolge anche i consumi. L’atmosfera è cambiata radicalmente ed ha provocato la paralisi degli individui che ora attendono, divisi tra sfiducia e difficoltà di bilancio familiare.

13.12.2008 - Daniele Maurizi



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Dopo aver visto l'enorme fantasia dimostrata dai tecnici della finanza nell'inventare i più incredibili prodotti finanziari, finalizzati alla creazione di una "fanta-ricchezza", scoppiata nel corso dei mesi appena passati, riemerge la vera natura della nostra economia. L'Occidente vive in una società "consumistica", potendo dare a questo termine due fondamentali accezioni: una prima, "negativa", che evidenzia l'eccesso di consumo da parte degli individui, i quali si riforniscono di beni sorpassando il limite della necessarietà, una seconda, che è una mera constatazione di fatto, la quale vede l'economia basata proprio su questa funzione. Se si arresta il consumo, la ricchezza non circola e l'effetto si ripercuote, amplificato, su tutti i comparti dell'economia. Il consumo è la componente della domanda che pesa, in media per circa il 60% nella formazione dei PIL nazionali. Diviene evidente l'attenzione che si pone per scongiurare una sua forte flessione.

Non ci si lasci ingannare dalle strade sempre piene di gente, specie nei fine settimana; è la qualità della "passeggiata" che va guardata. La parsimonia, per non dire l'austerità, è ben visibile. Tanti occhi sulle vetrine, ma resistenze ad entrare nei negozi, a volte persino paura, magari di non resistere alla tentazione. Poche buste in mano con prodotti dal costo medio generalmente basso. Ridotti gli acquisti di vestiario, viaggi, uscite con gli amici (con annessi cinema, teatro, concerti,...), elettrodomestici, auto. Un po' tutto insomma. Anche gli alimentari stanno accusando la crisi, ma non scordiamoci che siamo un popolo di tradizionalisti e a pochi giorni dal cenone si riaprirà la corsa all'ultimo panettone. Si era anche paventata l'idea di aprire la stagione ufficiale dei saldi di questi giorni, un mese prima della classica svendita post-festiva, tanto sono impauriti i commercianti di veder fallita la più ghiotta occasione di veder svuotati i propri magazzini. Nessun annuncio di questo tipo, ma qualcuno, anzi molti, di nascosto già lo fanno.

Gli effetti completi della crisi non sono ancora manifesti sui nostri territori dal punto di vista reale. Sicuramente molti hanno visto diminuire nell'immediato il valore dei propri risparmi (investimenti), ma ancora non ci ha travolto del tutto l'onda della disoccupazione che aumenta, delle persone messe in cassa integrazione o alle quali non viene più consentito di fare straordinari. Sarà lì che si vedrà fino a che punto possiamo sopportare la fragilità della nostra competitività; vedremo in quel momento se si esprimerà un'espressione di disgusto per una politica malata, che si focalizza su posizioni del tutto marginali, espresse con provvedimenti del tutto fiacchi e non si preoccupa neanche di disegnare un piano di ripresa e di sostegno. Questa crisi potrebbe essere l'occasione per l'Europa di porre pietre miliari per la formazione dell'unità politica, piuttosto che solo monetaria. La creazione di politiche comuni, fondate sulla collaborazione, il concerto su punti precisi, piuttosto che per le sole indicazioni di massima, avrebbero fornito un ottimo allenamento in questa direzione. Ma non sembra ci siano nell'aria queste intenzioni.

La crisi, se sarà abbastanza forte, metterà a nudo le visceralità delle persone. Obbligherà gli oculati e chi sta a contatto con la realtà a fare i conti con le proprie possibilità, magari a scegliere alcune persone e non altre per scambiare un dono, magari a riconoscere quando il gesto è fatto "per forza" e quando volentieri e agire coerentemente. Forse aprirà gli occhi sul fatto che non serve aspettare il Natale per fare un regalo; qualsiasi giorno va bene. Non sarà una perdita della tradizione. D'altronde, chi di noi pensa alla Natività e ai doni dei Magi quando si reca in un negozio e acquista questo o quell'articolo? In passato si sono viste vere proprie scene di assalti alle diligenze.

Ecco allora che ci si può affrancare, almeno un po' da queste nevrosi a vantaggio del recupero delle cose più preziose che abbiamo: i nostri affetti, le capacità di espressione, il nostro tempo. A quel punto si potrà regalare di tutto, parole, abbracci, competenze, presenza, che sono tutto ciò di cui primordialmente abbiamo bisogno. A volte anche un silenzio sarà un regalo gradito, in modo da sviluppare altri sensi, esplorare nuove emozioni. Aspettando che la crisi passi e sperando di non tornare più frenetici di prima.

 

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