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venerdì 03 luglio 2020

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Approvato dall’Europarlamento il pacchetto 20-20-20

Ultimo passo da compiere: la ratifica del Consiglio

21.12.2008 - Marco Bolsi



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Il Parlamento Europeo ha dato il via libera al pacchetto ambiente-energia proposto dall’Unione Europea e votato la scorsa settimana dai 27 Paesi membri. Con 610 sì, 60 no e 29 astenuti, è stato approvato il programma 20-20-20 che inciderà positivamente sul futuro del nostro ecosistema. Ma non è finita qui. Il passo decisivo spetta ora al Consiglio Europeo che entro la fine dell’anno dovrà ratificare le direttive e renderle così operative; il tutto sotto la presidenza di turno francese la cui scadenza è prevista appunto per il 31 dicembre.

Una decisione, questa, sicuramente inaspettata: l’Europarlamento, infatti, era orientato verso un programma più corposo che lasciasse un solco profondo nella lotta alle emissioni dei gas serra; inoltre, le numerose concessioni offerte ad alcuni Paesi avevano reso critica la situazione a tal punto che si credeva in un possibile rinvio all’anno successivo.

Alcune associazioni ambientaliste, tra cui il WWF e Greenpeace, si erano alzate in un coro di voci per protestare contro le eccessive ristrettezze che non consentivano di affrontare con sicurezza l’emergenza ambientale: la denuncia del consumismo sfrenato e del continuo sfruttamento di risorse non rinnovabili hanno sensibilizzato i governi mondiali ad avviare un sistema di contabilizzazione della natura che tenesse conto della gravità del problema. Meno intransigente Legambiente che ha commentato così l’approvazione del piano: "La strada imboccata dall'Europa – afferma l'associazione – è quella giusta anche se si poteva fare di più. L'accordo raggiunto sul pacchetto 20-20-20 fa ben sperare per la riuscita di un impegno globale a Copenaghen ma gli obiettivi sono ancora lontani e bisogna andare oltre le buone intenzioni. A cominciare dall'Italia che si deve decidere a diminuire le emissioni".

Come ricordiamo, il programma prevede entro il 2020 la riduzione del 20% delle emissioni dei gas serra, l’utilizzo di fonti rinnovabili portato al 20% del totale, un aumento del 20% dell’efficienza energetica. Purtroppo, quello che rimane ancora da stabilire è se le pressanti richieste da parte di alcuni Stati possano incidere in maniera negativa sulla riuscita di questi obiettivi. Sono state soprattutto la Germania, la Polonia e l’Italia ad aver rivendicato la tutela di alcuni settori specifici sulla compravendita dei diritti di emissione inquinante. Tale sistema di allocazioni gratuite mira a proteggere quelle industrie che andrebbero incontro al carbon leakage (fuga di carbonio), sia per l’alta sanzionabilità introdotta dalla direttiva ETS (Emissions trading scheme), sia per l’elevata competizione industriale.

Il voto di Strasburgo si configura comunque come un passo avanti verso un accordo che contribuirà a trasformare l’economia europea e mondiale, nella piena affermazione di una sicurezza energetica grazie all’abbassamento delle emissioni di carbonio. Anche le altre potenze, quali gli Stati Uniti e la Cina, hanno avvertito la necessità di cambiare rotta e di promuovere uno sviluppo sostenibile: in linea con i Paesi dell’UE hanno infatti stanziato cospicui investimenti nella creazione di imprese sempre più ecologiche.

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