Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


mercoledì 08 luglio 2020

  • MP News
  • Attualità
  • Società

Diritto ambientale: cammino non impossibile

Ciò che sembrava “fantadiritto” sta tortuosamente diventando una materia riconosciuta nell’ordinamento internazionale

21.06.2009 - Luigia Bersani



Pacchetto Clima: l’Italia si oppone alle misure europee

Gli accordi internazionali in tema ambientale, in particolare quelli relativi alla riduzione delle emissioni dei gas...
Leggi l'articolo

Il diritto di lavorare e quello di volare

Lo sciopero bianco di alcuni lavoratori di Alitalia ha messo in ginocchio il trasporto aereo italiano, generando...
Leggi l'articolo

Riapre dopo due anni la stazione Tor di Quinto

Due anni dopo l'omicidio di Giovanna Reggiani torna operativa la fermata della ferrovia Roma-Viterbo, ecco come si...
Leggi l'articolo

Lavavetri addio

Il sindaco Alemanno ha firmato il provvedimento anti-lavavetri con validità annuale, multa fino a 200 euro e...
Leggi l'articolo

Pochissime Costituzioni tra gli ordinamenti giuridici di tutto il mondo prevedono esplicitamente la tutela dell'ambiente come diritto degno di essere protetto, questo perché è evidente che l'attenzione che viene oggi posta verso l'ambiente è del tutto nuova rispetto ai valori che venivano considerati fondamentali verso la metà del '900, nel periodo, cioè, storicamente più "rigoglioso"  per la nascita delle Costituzioni della maggior parte degli Stati del mondo. 

E' solo dal 1972, infatti, con la Dichiarazione di Stoccolma, che si parla a livello internazionale di diritto ambientale proprio perché la consapevolezza della necessaria conservazione dell'ambiente, legata alla acquisita consapevolezza della non inesauribilità delle risorse, è un fenomeno molto recente e strettamente congiunto con lo sviluppo industriale.

Lo scorso 5 Giugno è stata ribadita dal segretario Generale dell'Onu la necessità di un'attenzione crescente rispetto alla tematica ambiente. "Spegnete le luci. Usate i mezzi pubblici di trasporto. Riciclate. Piantate un albero. Pulite il parco del vostro quartiere. Rendete le società responsabili delle loro attività ambientali. E spronate i rappresentanti dei vostri governi a siglare l'Accordo a Copenhagen". Così si è espresso Ban Ki-Moon nel sottolineare ancora una volta che l'intera comunità internazionale deve prendere in considerazione la nascita di una nuova economia che si concentri sugli investimenti in risorse rinnovabili, infrastrutture eco-compatibili e energie efficienti, che consideri, cioè, il rispetto dell'ambiente come un elemento imprescindibile nella valutazione di qualunque bilancio economico. Ogni economista dotato di buonsenso sosterrebbe che il costo della produzione industriale deve includere il costo sociale, e il costo sociale è anche, e in misura fondamentale, il rispetto dell'ambiente.

L'ambiente assume la caratteristica di diritto erga omnes, di diritto senza confini, attribuito, cioè, a tutti gli abitanti del pianeta. Alcune autorevoli dottrine parlano addirittura di un "diritto umano all'ambiente", di un diritto, cioè, della persona, indisponibile agli Stati, un diritto di fronte al quale questi sono obbligati a limitare la loro sovranità. Queste teorie fino a pochi anni fa considerate di "fantadiritto" stanno assumendo un valore sempre più attuale, rilevante e concreto proprio per il peso che negli ultimi decenni si è cominciato a dare all'ambiente e al concetto di sviluppo sostenibile inteso nella forma definita dal rapporto Brundtland di "sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri".

Molti passi avanti in questo verso sono stati mossi dalla politica internazionale, primi traguardi importanti fra tutti la Dichiarazione di Stoccolma del '72, la Dichiarazione di Rio de Janeiro del '92 e il Protocollo di Kyoto del '97, e sulla scia di questi molti passi avanti hanno mosso anche le istituzioni europee, avendo introdotto per la prima volta con il Trattato di Maastricht del 1992 il diritto ambientale tra le competenze della Comunità Europea, inserendolo a tutti gli effetti tra le materie del primo pilastro. Tale inserimento è il risultato di un processo di armonizzazione comunitario reso necessario per l'unificazione della disciplina di una materia che fino a Maastricht rientrava di fatto tra le competenze della comunità, ma solo in via meramente interpretativa di alcuni articoli del Trattato quali l'ex art. 2 che prevede uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche, l'ex art. 100 che prevede l'armonizzazione delle legislazioni comunitarie per le attività economiche e l'ex art. 235 che inserisce la clausola dei poteri impliciti (poteri attraverso i quali il Consiglio può raggiungere uno degli scopi comuni della Comunità, in questo caso l'ambiente, ndr).

La consacrazione del diritto ambientale nel XIX titolo del Trattato CE rappresenta, inoltre, la conclusione di un processo normativo iniziato già negli anni Settanta, durante il quale vennero emanate numerose direttive settoriali sul diritto dell'ambiente in mancanza di una politica unitaria, come la direttiva 548/1977 sulle norme di imballaggio, la 157/1970 sull'inquinamento acustico e la 220/1970 sull'inquinamento atmosferico derivante dei motori. Inoltre, il timore che la divergenza tra le legislazioni nazionali che applicavano in modo differenziato le limitazioni imposte dal diritto ambientale comunitario compromettesse l'equilibrio concorrenziale fino ad allora raggiunto nel mercato rappresentò un'ulteriore spinta verso una più precisa definizione comunitaria di diritto ambientale. La  politica comunitaria dell'ambiente, infatti, ha necessariamente preso forma nel rispetto di alcuni principi fondamentali applicabili ad altri diritti parimenti tutelati dalla Comunità: la normativa europea sul diritto ambientale non può esimersi dal rispettare i principi sostanziali dell'Unione della libera circolazione di beni e di servizi, del principio di proporzionalità, di non discriminazione, di trasparenza  e del mutuo riconoscimento. Inoltre, i principi procedurali di prevenzione e precauzione, i quali si differenziano l'uno dall'altro sulla base del criterio della certezza scientifica, nel primo necessaria, nel secondo anche solo intuibile, sono strumentali, oltre che al loro scopo principale di evitare danni ambientali, anche all'introduzione del concetto di responsabilità ambientale che a sua volta introduce il principio del " chi inquina paga".

È, infatti, interessante notare come la consapevolezza dell'identificazione dell'ambiente in bene essenziale e comune sia legata al delinearsi della definizione di danno ambientale e conseguentemente all'identificazione di una responsabilità ambientale. La definizione di danno ambientale, però, non è ancora interpretata in modo univoco tra i diversi Stati dell'Unione; Paesi quali la Francia sono ancora lontani dal considerarlo, come suggeriscono di fare numerose sentenze della Corte di Giustizia, danno extra-contrattuale, bensì considerano il danno ambientale quale danno meramente accessorio al più generico danno per infrazione del diritto di proprietà, negando in questo modo l'idea di indipendenza del diritto ambientale rispetto ad altri diritti.

Sembra, quindi, che alcune strade dirette verso un impegno comune al rispetto ambientale siano state aperte, molti sono i sacrifici che gli Stati, soprattutto quelli che si trovano nel mezzo del loro sviluppo industriale come Cina e India, dovranno sopportare per andare incontro ad una politica globale di rispetto delle risorse naturali. Con la Conferenza di Copenhagen, prevista per il dicembre 2009, si punta all'obiettivo di raggiungere un regime multilaterale rafforzato in grado di  far fronte agli incombenti cambiamenti climatici. Si punta a trovare un accordo che rispetti i principi già sanciti nella Dichiarazione sull'Ambiente Umano, che tenga, cioè, conto che "per un'amministrazione più razionale delle risorse e per migliorare l'ambiente gli Stati dovranno adottare, nel pianificare lo sviluppo, misure integrate e coordinate da assicurare che tale sviluppo sia compatibile con la necessità di proteggere e migliorare la qualità della vita a beneficio delle popolazioni."

 

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.