Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


domenica 22 settembre 2019

  • MP News
  • Attualità
  • Società

Riapre dopo due anni la stazione Tor di Quinto

Due anni dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani torna operativa la fermata della ferrovia Roma-Viterbo, ecco come si presenta il nuovo impianto e le prime impressioni dei cittadini

22.10.2009 - Giulio Serafino



Quando il nuovo ordinamento universitario genera caos

Gli effetti del "nuovissimo ordinamento" 270: il caso di Lettere a Roma Tre tra piani di studio confusi, studenti...
Leggi l'articolo

Il sogno di Roma olimpica

Dopo che Rio de Janeiro si è aggiudicata i Giochi Olimpici del 2016, è cominciato l'interrogativo per il...
Leggi l'articolo

Roma Tre incontra Roberto Saviano

Nella Facoltà di Lettere e Filosofia il movimento dell’Onda organizza un importante incontro con lo scrittore...
Leggi l'articolo

Roma tre incontra Marco Travaglio

La P2, Berlusconi, l’Italia che non va, il movimento studentesco, l’informazione divenuta non-informazione: tanti...
Leggi l'articolo

 

Raggiungere la fermata di Tor di Quinto vuol dire passare per quel vialetto stretto e tristemente noto nel quale il 30 Ottobre 2007 la vita di Giovanna Reggiani è stata indegnamente spezzata. Questo è il pensiero che mi sfiora, quanto basta per appesantire ogni  passo. Due anni fa quel vialetto era illuminato dalla sola  luce della luna e percorrerlo la sera voleva dire rischiare la vita.

Oggi lo stesso tratto di strada, non più di 300-400 metri, è sorvegliato in ogni suo centimetro da una rete di telecamere collegate con la centrale Atac, è provvisto di lampioni ogni 50 metri e di uno spazio apposito per il transito dei pedoni. Ecco perché ancora prima di vedere la nuova struttura l'impressione generale è quella di un progetto indirizzato a garantire, prima di tutto, la sicurezza dei cittadini. Le sollecitazioni dei cittadini non servirono a smuovere le amministrazioni locali, le quali come da  abitudine aspettano che la corda si rompa prima di mettere mano al problema, ma a quel punto i cocci si sono moltiplicati e rimetterli a posto è impresa che richiede uno sforzo maggiore.

Il risultato di tale lavoro, durato due anni, è la nuova stazione di Tor di Quinto, inaugurata martedì scorso alla presenza del Presidente della Regione Marrazzo e del Sindaco Alemanno. Il nuovo impianto, costruito a pochi passi dalla vecchia stazione, chiusa dopo il fattaccio, è destinato a divenire l'emblema della cosi detta messa in sicurezza della città, una serie di interventi conseguenti all'omicidio Reggiani; baraccopoli abusive sgomberate, riqualificazione degli argini del Tevere, e 481 milioni di euro che saranno spesi per rimettere a nuovo tutta la ferrovia di Roma nord. Interventi necessari, perché se è vero che il nuovo impianto è un gioiellino, è ancor più vero che resta pur sempre  un diamante nel deserto. Un diamante scintillante, questo sì. Quella che era una delle fermate più degradate e pericolose della città ha subito un intervento radicale. Già detto del vialetto di accesso, la nuova struttura  è dotata di sottopassi e  un sovrappasso con tanto di ascensore, banchine rialzate per favorire la salita e discesa dai treni, vigilantes sempre presenti che pattugliano l'intero impianto, sistema di videosorveglianza interna ed esterna, colonnine sos, nessuna barriera architettonica, a norma di legge per quel che riguarda sicurezza e servizi per i disabili. Congiuntamente è stato introdotto anche una nuova linea bus, la 332, che svolge un servizio navetta collegando la stazione alle zone circostanti, per il resto la zona del piazzale e il viale che porta alla stazione sono diventati zona pedonale.

Sulla carta una struttura dotata di tutti i comfort, moderna e funzionale. Cosi la pensano anche i cittadini che si stanno riabituando a transitare per la fermata di Tor di Quinto. La frequenza non è ancora altissima ma  la gente è soddisfatta, l'impianto funziona, molti degli intervistati si fermano qui per la prima volta dal 2007, gli elogi per i nuovi servizi si accompagnano alla speranza che il livello  raggiunto sia mantenuto nel tempo. Alcuni ricordano come nel vecchio impianto, sprovvisto di sottopassi, si dovessero attraversare i  binari; altri benedicono il servizio bus-navetta ricordando che in passato chi voleva raggiungere il capolinea più vicino, doveva farlo a piedi; altri ancora ricordano gli spaventi presi nell'attraversare lo stretto viale d'accesso la sera, ma anche in pieno giorno quando le macchine potevano ancora entrare e si era costretti a camminare sull'erba per non finire investiti. La zona è frequentata sopratutto da extracomunitari, molti sono anche i militari, la stazione confina infatti, da una parte con la caserma dei Lancieri di Montebello e dall'altra con una serie di botteghe con manodopera per lo più straniera. Le maggiori richieste arrivano proprio da coloro che, lavorando nelle botteghe adiacenti alla stazione, sono ora costretti a fare un lungo giro per arrivare al posto di lavoro, mentre prima passavano direttamente dalla stazione attraverso un buco nella rete. Chiedono l'apertura di un collegamento con la vicina via delle botteghe ma nello stesso tempo apprezzano il nuovo impianto facendo tuttavia capire  che c'è un intero quartiere in attesa di interventi simili, e invocano una sorta di bonifica generale. Paradossalmente, il vecchio impianto si integrava meglio con il resto dell'ambiente, con la vegetazione poco curata, la sporcizia delle strade, il disordine delle botteghe, tutto ciò donava un senso di abbandono a quella zona e la vecchia stazione non faceva che confermare una situazione che tutti ora sperano sia avviata a terminare.

Se la vivibilità sta cambiando davvero lo si vedrà a lungo termine, il giudizio globale deve essere necessariamente posticipato in attesa del completamento dell'opera di rivalutazione dell'intera area, la messa in sicurezza deve essere totale se non si vuole che eventi drammatici possano ripetersi,magari a qualche isolato di distanza.

Oggi una targa dedicata alla memoria di Giovanna Reggiani campeggia davanti all'ingresso della stazione, tiene alta l'attenzione e vivo il ricordo nella convinzione che la sicurezza dei cittadini, realizzabile attraverso la tutela del fondamentale diritto alla vita passa, oltre che per il Parlamento, anche attraverso  la cura e l'ammodernamento delle infrastrutture. Le lamentele, peraltro tiepide, per l'introduzione dell'area pedonale e conseguente chiusura del  parcheggio nel piazzale antistante alla stazione, o per una via che per evidenti ragioni di sicurezza non può essere riaperta, sono esigenze legittime che tuttavia crollano nel momento in cui non permetterebbero a tale diritto irrinunciabile di essere realizzato pienamente.

 

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.