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The eastern conference is back baby!

11.12.2007 - Giulio Pisano



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Fonte: www.nba.com

Devo rimangiarmi ciò che ho scritto appena due settimane fa a proposito dei Boston Celtics .
Ebbene, i Boston Celtics sono umani. Sì, ma ugualmente spaventosi. Le sconfitte con Orlando, Cleveland fuori casa e la fortunosa vittoria 96-95 contro i Bobcats lo provano. Certo c’è voluta una prestazione maiuscola di Dwight Howard (quest’anno serio candidato per l’MVP) e la quarta tripla-doppia in stagione di LeBron James, senza considerare il fatto che Boston mantiene comunque il rispettabile record di 17 vinte e 2 perse (miglior record nella NBA), ma forse ho chiamato troppo presto in causa Michael Jordan ed i Bulls del ’96. Nessuno ha ancora iniziato a parlarne su nba.com, perché effettivamente è trascorso solo 1 mese e poco più di regular season, ma con questi numeri credo che inizieranno presto, e non potrete dire che non ve l’avevo detto !
La rivincita dei Celtics sui Cavaliers è stata più o meno immediata, nonostante i Big Three abbiano passato praticamente tutto il quarto periodo di gioco in panca nel secondo dei 4 incontri previsti con i rivali di conference. Battere Cleveland senza il Lebrone (infortunato) però è come rubare caramelle ad un bambino e la W non te la leva quasi nessuno.
Quasi tutte le vittorie dei “verdi” (14) sono venute contro franchigie della Eastern Conference (ultime vittime : Philly, Toronto, Chicago). Della Western i Celtics hanno incontrato soltanto Denver, Golden State e L.A. versante Lakers, vincendo, ma in casa. Mi piacerebbe vedere cosa succede con un bel viaggetto in Texas…

Lasciando Boston per un attimo, si nota con piacere un certo ritorno della Eastern Conference a dei livelli di contendibilità accettabili. D’accordo, Detroit (13-6) non è più quel quintetto di lavoratori dalla difesa asfissiante di alcuni anni fa (anche se andare a giocare al Palace of Auburn Hills non è la cosa migliore che ti possa capitare in un calendario NBA pure oggi), Toronto (10-10) ha iniziato malissimo la stagione e lo splendore del finale di regular season dell’anno scorso sembra lontano anni luce, Cleveland (9-12) è LeBron James dipendente e di Miami (4-15)…. beh vien tristezza solo a pensarci agli Heat, ma il livello medio sì è sicuramente alzato se pensiamo a squadre come gli Atlanta Hawks (9-10) di quest’anno, Washington (9-10), Chicago etc…
I record delle squadre migliori e peggiori infatti, ad est come ad ovest, più o meno si equivagliano.
Gli Orlando Magic sono partiti decisamente bene (16-5), complici i numeri di Dwight Howard, l’ingresso in squadra di Rashard Lewis (che, nessuno lo sa, ma a Seattle ha messo più triple a segno di Ray Allen! Sì lo so sembra strano…) ed un numero folle di minuti giocati dall’ormai esperto Hedo Turkoglu. Diciamo che sono la sorpresa del primo mese di regular season, insieme a New Orleans ad Ovest. Probabilmente, anzi sicuramente, non andranno oltre il secondo turno dei playoffs…(perché il terzo vorrebbe dire Eastern Conference Finals) ma hanno buoni margini di crescita per il futuro.

La situazione di Andrea Bargnani ai Toronto Raptors invece è abbastanza preoccupante. A parte l’infortunio al ginocchio degli ultimi giorni, sembra che “Il mago” stia vivendo inspiegabilmente un secondo anno da rookie. Dopo aver iniziato le primissime partite come lo avevamo visto nei momenti migliori della passata stagione, con prestazioni da 20 punti a partita, Bargnani ha subito una netta involuzione nel gioco e nelle preferenze del coach Sam Mitchell che adesso sembra preferirgli chiunque. Soprattutto il nuovo arrivato Jamario Moon. Sarà per la non particolare simpatia di Mitchell per i giocatori “europei”/bianchi (di cui Toronto è piena zeppa: Calderon, Garbajosa, Nesterovic, Delfino, Kapono,) sarà per i pochi minuti giocati, i pochi canestri segnati, i pochi rimbalzi presi (e quello è sempre stato un suo problema) e diciamo poco tutto…fatto sta che non sono proprio giorni felici per Bargnani.

Marco Belinelli, draftato al primo round dai Golden State Warriors, ha prospettive immediate davanti a sé decisamente più sconfortanti e sta facendo una fatica immane. Numero uno: Golden State ha un roster lunghissimo. Numero due: Belinelli deve imparare a difendere e pazientare.
Dopo un passivo di 0-6, attualmente, con il ritorno di Stephen Jackson, Baron Davis, che entra nel pitturato con la moto, come sempre, e compagni stanno andando veramente forte (11-8) e di minuti da dare a disposizione ad un rookie bianco con la faccia da ragazzino ce sono proprio pochi. Quando entra, Belinelli ha il tempo per un tiro, al massimo due. Con tutta probabilità, se sbaglia il primo, non ce ne sarà un secondo. Se segna il primo, ha diritto ad un minuto bonus sul parquet ( finora però non ho visto neanche un highlight di Beli su nba.com). Ed è un peccato. E’ possibile che in futuro si aprano più spazi per l’italiano, ma tra le tante, gli Warriors sono forse la squadra “peggiore” dove potesse capitare per il suo primo anno da matricola.

Per questa settimana è tutto. Ecco gli ultimi, consueti Power Rankings.

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