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Nucleare? No grazie/2

09.12.2007 - Indra Galbo



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Chi è favorevole al nucleare fornisce numerosi esempi di smaltimento delle scorie: sono solamente dei palliativi oppure esistono effettivamente dei siti e dei metodi privilegiati per questa attività?
Non c’è un solo esempio accettabile di sistemazione di lungo periodo delle scorie nucleari. Il sito statunitense di Yucca Mountain, l’unico attualmente operativo è contestatissimo e ha numerosi problemi, legati anche alla presenza di una falda acquifera. Persino lo stesso Alan Greenspan, che nel suo recente libro (L’era della turbolenza) fa un fervorino pro nucleare ammette senza remore che questo problema non è stato risolto. La verità è che quest’industria si è sviluppata nei Paesi nucleari che dovevano costruire un arsenale atomico: l’energia è stata storicamente un sottoprodotto delle bombe. I problemi fondamentali non sono stati risolti: né la gestione delle scorie, né la questione della proliferazione atomica, e la sicurezza intrinseca è ancora oggetto di studio. E questo nonostante i forti investimenti (pubblici) in ricerca e sviluppo: dal 1992 al 2005 nei paesi OCSE il nucleare ha assorbito il 58% delle risorse, a tutte le rinnovabili solo l’11%.

Ormai ogni teocrazia, pseudo democrazia o regime ha il suo arsenale atomico e le sue centrali per scopi civili. Quanto pesa ancora, secondo lei, il nucleare nelle questioni internazionali e nella geopolitica asiatica?
Il possesso di bombe atomiche conta moltissimo, com’è ovvio. Anche se va sempre fatta una distinzione tra chi ha arsenali potentissimi e capacità missilistica e chi qualche bomba, la proliferazione atomica è un disastro per l’umanità. Bisogna riprendere la strada del disarmo, smantellando ad esempio le bombe tattiche della NATO ancora presenti in Europa – 480 - e in Italia - 90 tra Aviano e Ghedi Torre. E’ in corso una proposta di legge di iniziativa popolare promossa da una coalizione di associazioni che Greenpeace sostiene.
Per informazioni cliccate qui. Un rapporto sul tema lo trovate qui.

L’Iran ha effettivamente bisogno del nucleare civile?
No e come Greenpeace abbiamo dimostrato che il Medio Oriente può promuovere uno sviluppo energetico alternativo puntando su fonti rinnovabili ed efficienza energetica.

Quindi, secondo lei, chi è contro il nucleare è solo contrario a uno smaltimento di scorie o a possibili incidenti nelle centrali, o comunque ne fa anche una condanna a questo sistema produttivo e consumistico?
Come Greenpeace cerchiamo di avere il massimo di consenso sul no al nucleare e non chiediamo a nessuno di sposare una visione generale del mondo. Credo che ci siano diverse componenti nell’avversione al nucleare e la principale è che i rischi associati a questa fonte non hanno molti paragoni con altre attività umane: anche se la probabilità è bassa le possibili conseguenze sono molto alte. E poi non esiste nessuna attività che per gestire la parte meno pericolosa delle scorie che produce deve vincolare per 3 o 4 secoli dei siti, mentre non sa che fare con le scorie la cui radioattività è praticamente per sempre.
Il tema dei modelli di produzione e consumo (e degli stili di vita) è importante, ma cosa c’entra il nucleare? Costa di più, non ha risolto i suoi problemi che scaricherà sulle generazioni future, è rischioso e la strada principale per arrivare alla bomba.

Insomma per cambiare l’ambiente bastano l’eolico, i pannelli solari e tutti quei sistemi alternativi o serve un cambiamento più profondo nella società, nell’economia e nella politica?

Ci vuole una nuova rivoluzione industriale basata anzitutto su un aumento signficativo dell’efficienza energetica. Faccio un paio di esempi. Nelle nostre case un frigocongelatore medio consuma più di 600 kWh l’anno mentre il migliore già sul mercato (classe A+ +) ne consuma 170. Le nostre case per essere riscaldate consumano a seconda delle fasce climatiche da 100 a 200 kWh termici all’anno per metro quadro, mentre le case più efficienti arrivano a 15-30. Un prototipo di auto a basso consumo (32 km al litro su percorso misto) è stato sviluppato da Greenpeace nella seconda metà degli anni ’90 ma nessuna casa automobilistica ha raccolto la sfida (e i prototipi continuano a funzionare).
Il nostro rapporto Energy Revolution dimostra che è possibile tagliare del 50% le emissioni di CO2 al 2050 eliminando il nucleare, con l’efficienza e le fonti rinnovabili. I costi maggiori di investimento verrebbero ampiamente compensati dai risparmi sulle fonti fossili.
Per quanto riguarda l’Italia, abbiamo presentato un rapporto commissionato al Politecnico di Milano da cui si evince che è possibile tagliare di 100 miliardi di kWh i consumi previsti al 2020 (pari a 14-15 centrali da 1000 MW) a un costo medio del risparmio di 5,4 centesimi di € da confrontare con i 6,5-7 medi con cui viene scambiata l’elettricità alla Borsa elettrica.

Perché siete stati d’accordo e felici del premio Nobel ad Al Gore? Non ritenete che, a parte le battaglie internazionali per l’ambiente, sia un personaggio che garantisce una certa continuità politica a questo sistema economico e produttivo?
Il premio Nobel a Al Gore (e all’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change) è un riconoscimento a una persona che singolarmente ha contribuito di più a sensibilizzare le opinioni pubbliche di tutto il mondo sul tema. Negli USA si confrontano due mondi: da una parte, quello dei petrolieri e dei loro alleati che per anni hanno pagato pseudoricercatori e giornalisti per inficiare le preoccupazioni sul clima globale e sulla responsabilità delle fonti fossili; dall’altra c’è un mondo che vede anche una opportunità di sviluppo di nuovi settori, oggi marginali (come le fonti rinnovabili e l’efficienza). Se questa seconda parte prevarrà – anche grazie a legittimi interessi economici - allora forse avremo un cambiamento: senza le basi tecniche e materiali per affrancarsi dalle fonti fossili senza cadere nel nucleare, difficilmente vi sarà un futuro. Un pianeta sempre più caldo con risorse scarseggianti: guerre per il controllo di energia e materie prime e apartheid tra chi ha potere d’acquisto e armi nucleari e chi no.

 

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