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I Love This Game

15.01.2008 - Giulio Pisano



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Non si può non amare l’NBA. E non si possono non amare i Detroit Pistons.
Tutti i campionati del mondo si fermano per le festività natalizie. Chi più, chi meno. La Regular Season di stop ha avuto solo il 24 dicembre (la vigilia di Natale e che diamine!) ed il primo dell’anno. Partite durante il pranzo del 25 ed il cenone di capodanno. Niente scuse.
I nostri giocatori di calcio si lamentano di giocare ogni 3 giorni. Ci sono settimane in cui una squadra NBA gioca 5, sottolineo 5 volte, con due back-to-backs (due partite in due giorni), spesso in trasferta. Questi sono uomini ! E non venitemi a dire che l’intensità di una partita NBA non è quella di un turno di campionato.

Venendo ai Pistons invece…Nonostante la recente sconfitta interna contro i Boston Celtics schiacciasassi (29-4 e di nuovo in testa nei Power Rankings) , che ha interrotto ad 11 il numero di vittorie filate dei Pistoni, riportando in parità (1-1) il conto della serie tra le due superpotenze della Eastern Conference, Detroit (27-9), come da quattro anni ormai a questa parte, resta la squadra da battere ad Est, se vuoi vedere le NBA Finals.
Non c’è niente da fare. Si conoscono alla perfezione Rasheed Wallace, Rip Hamilton, Tayshaun Prince e Billups. Sono la squadra più solida dell’NBA. Lo si capisce dal tabellino. Raramente qualcuno dei Pistons supera i 23-25 punti segnati. Hamilton, uno dei giocatori più sottovalutati della lega, è quasi sempre il miglior realizzatore con 20, 21, 22 . A volte meno. Due anni fa all’All-Star game ci fu una sorta di caso Detroit. I Pistons andavano troppo forte in regular season (e hanno superato poi le 60 Ws). Probabilmente il quintetto base della Eastern all’ All-star game sarebbe dovuto essere tutto composto da Billups e compagni, invece nella lineup di partenza non ce n’era neanche uno. Troppo poco spettacolo, forse.

Inaspettata la vittoria in trasferata degli Charlotte Bobcats sui Celtics per 95-83. Inaspettata fino ad un certo punto perché nell’incontro precedente Boston aveva vinto 96-95 con una tripla fortunosa di Ray Allen sulla sirena. Ora il record dei Bobcats non sarà sufficiente neanche per mandarli ai playoff, ma qualora dovessero agguantare l’ottavo posto disponibile trovandosi i Celtics al primo posto… potrebbe accadere qualcosa di simile a quanto successo l’anno scorso tra Dallas Mavericks e Golden State Warriors. Per una ragione inspiegabile - diceva Baron Davis - “They can’t match up with us” . E stranamente pare che la stessa cosa succeda ai Celtics quando si trovano sul parquet la franchigia di MJ.

Ad Ovest i Lakers (23-11) stanno andando fortissimo. Terzi nella Western Conference. Bryant e Phil Jackson hanno trasformato una squadra di mezze pippe in un gruppo quasi decente e abbastanza affiatato. Specie l’intesa Bryant-Bynum, giovane centro dei Lakers, sta portando ottimi frutti e ricorda un po’ i bei tempi andati quando Shaq era ancora “dominante” sotto canestro a L.A.
Buona cosa, soprattutto perché Kwame Brown resta l’oggetto del mistero che è da quando ha mosso i suoi primi passi nell’NBA.
Anche il ritorno di Derek Fisher dagli Utah Jazz ha contribuito a donare una certa esperienza ad un roster molto giovane e tornerà senz’altro utile in prospettiva playoff (sempre che quest’anno i Lakers riusciranno ad evitare al primo turno i Phoenix Suns!) .

Stagione decisamente chiusa per Miami (8-28). Wade troppo spesso infortunato e The Diesel che invecchia sono attenuanti sì, ma non giustificano un record del genere, per una squadra che, ricordiamolo, due anni fa, sostanzialmente con gli stessi giocatori, ha vinto un titolo. Gli Heat non hanno il roster dei Minnesota Timberwolves o dei Seattle Supersonics! Ma credo abbiano già iniziato a sperare in un buon pick per il draft del 2008 (sempre che il primo tra cui scegliere non faccia la fine di gente come Andrew Bogut o dello stesso Andrea Bargnani, che con tutto il rispetto, non mi sembra adesso, e non credo lo sarà mai, “uno” che ti porta dopo 3 anni i Cavs in finale)
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