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mercoledì 23 settembre 2020

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La diossina: problemi medico-scientifici e politici

08.03.2008 - Enrico Crea



foto di flickr.com/photos/jannakis/2077138593/

Problema di stretta attualità, specialmente partenopea: la diossina che si sprigiona dai rifiuti urbani, da montagne di rifiuti urbani… Ma chi è e che danni provoca questa molecola? Prima un po’ di termini tecnici: essa appartiene alla famiglia dei PCB (policlorobifenili), un tempo usati come erbicidi, isolanti, inchiostri da stampa, vernici, saponi e lacche. Nel 1949 in West Virginia un incidente alla Monsanto, industria che sintetizzava una di queste molecole, causò ai suoi dipendenti irritazioni degli occhi, della pelle e del tratto respiratorio, emicrania, capogiri, nausea, eruzioni acneiche, forti dolori ai muscoli del torace, delle spalle e degli arti, astenia, nervosismo, irritabilità , dispnea, diminuzione della libido, intolleranza al freddo e cloracne. Negli anni ‘80 l’Unione europea ne ha bandito l’impiego; in particolare, la diossina (TCDD o 2,3,7,8-tetracloro-dibenzo-p-diossina) viene considerata come uno dei composti più tossici per gli organismi viventi. Ad esempio, si poteva trovare tale molecola come agente contaminante di un erbicida (agent orange) utilizzato come defoliante nella guerra del Vietnam. Alcuni soldati esposti riportarono alcune delle suddette patologie. Studi condotti sulle cavie hanno dimostrato una marcata atrofia del timo, la fonte dei linfociti T implicati nella risposata immunitaria. Ulteriori e più recenti studi hanno messo in luce nei lavoratori esposti al rischio, come gli agricoltori, un aumento di sei volte dei sarcomi dei tessuti molli, del linfoma di Hodgkin e del linfoma non-Hodgkin.

Dai problemi di natura medica a quelli di natura politica: è drammaticamente evidente che il rischio di una vera e propria epidemia in quelle popolazioni aumenta di giorno in giorno. Qual è il disegno che sta dietro alla decisione di non intervenire e di fare pulizia dei rifiuti urbani? La cosiddetta “ecomafia”? “La monnezza che vale come l’ oro”? L’interesse al mantenimento dello stato di emergenza? La mancanza reale di soldi? E se tutte le persone potenzialmente esposte si dovessero ammalare di solo una delle varie patologie prima descritte? Chi dovrebbe sborsare altri soldi per le cure e l’assistenza sanitaria dei malati? O si chiuderanno tutti e due gli occhi anche su questo?

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