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Scienze M'P: Appendicite acuta

04.05.2008 - Filippo Maria Longo



L’appendice vermiforme è una estroflessione a dito di guanto della parete dell’intestino crasso, localizzata in genere nella sua porzione iniziale, chiamata cieco. Esiste però una grande variabilità anatomica interindividuale sulla posizione dell’appendice, sia rispetto al suo viscere di riferimento (il cieco) che all’interno della cavità addominale. Nella gran parte dei casi, tuttavia, è posizionata in basso a destra rispetto all’ombelico, in quella che si chiama fossa iliaca destra (FID).

L’appendicite è un processo patologico che si caratterizza per l’infiammazione acuta (esiste una forma cronica meno frequente) dell’appendice, piuttosto frequente, che coinvolge tutte le età, con prevalenza nell’infanzia e nell’adolescenza. In genere, alla base dell’infiammazione vi è l’infezione da parte dei batteri che normalmente abitano l’intestino crasso, ma che in particolari situazioni sono in grado di aggredire la parete e danneggiarla. La causa più frequente (50%) è l’ostruzione dell’orificio appendicolare dovuta ad un coprolita (frammento solido di feci). L’ostruzione priva l’appendice dei suoi meccanismi di difesa contro i batteri, che la infiammano. In sequenza si hanno: secrezione di muco, essudazione di liquido e aumento di pressione all’interno, cosa che compromette la vascolarizzazione ematica e linfatica dell’organo. È questo lo stadio dell’appendicite acuta non complicata.


I sintomi consistono in dolore acuto inizialmente alla bocca dello stomaco (epigastrio), che poi si sposta verso l’ombelico fino alla sede dell’appendice (FID); il dolore inizialmente è di tipo colico, ma in breve diventa costante e anche molto violento, e può irradiarsi al resto dell’addome, al dorso e alla gamba. Il vomito è comune, così come la stitichezza assoluta (alvo chiuso a feci e gas) e la febbre. La palpazione addominale provoca dolore, ma a volte può essere ostacolata dalla contrattura della parete (addome a tavola).


La diagnosi è clinica, e gli esami di laboratorio e strumentali sono solo di conferma. Si ha un aumento dei globuli bianchi (12.000-15.000/mm3), prevalentemente neutrofili, mentre altri indici sono molto aspecifici. In caso di contrasto tra sospetto clinico e dati di laboratorio, ha maggior valore il primo. Gli esami strumentali servono più che altro ad escludere altre patologie o complicanze, come una perforazione intestinale o una colica renale. Solo l’ecografia, tra le metodiche di base, può visualizzare l’appendice (ma non sempre) e studiarla morfologicamente.
L’unico trattamento indicato è l’intervento chirurgico di appendicectomia, per via laparotomica (cioè con incisione chirurgica) o laparoscopica (con l’introduzione in addome di strumenti guidati da telecamera). Terapie di supporto sono l’idratazione e il riequilibrio degli elettroliti, oltre alla profilassi antibatterica.

Le principali complicanze sono la peritonite localizzata, l’ascesso e la perforazione con peritonite diffusa, e sono tutte gravate da una mortalità immediata e operatoria crescente, molto più alta di quella della semplice appendicite acuta, il cui trattamento, se tempestivo, pur essendo un intervento di chirurgia che prevede sempre dei rischi, è oggi definibile come “routinario”, anche in condizioni di urgenza. Diverso è il caso della peritonite o della perforazione, in cui gli interventi, obbligatoriamente d’urgenza, sono molto più impegnativi, con rischi intra-, peri- e post-operatori elevati.

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