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martedì 29 settembre 2020

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Scienze M'P: A scuola di videogiochi

Il ruolo educativo di computer e Playstation nella vita dei bambini

29.06.2008 - Valeria Auricchio



Foto da Flickr: http://farm4.static.flickr.com/3197/2295434905_85120f1f59.jpg?v=0 

 

I dati statistici dimostrano che negli ultimi anni l’età media dei fruitori dei videogiochi si è enormemente abbassata e nella fascia d’età 3-5 anni si ritrova un popolo di utenti caratterizzato per la maggior parte da maschi. Ma quale é l’età giusta per iniziare a giocare con i videogames? C’è un tempo limite per giocare? Pc e joystick sono pericolosi oppure, come sostengono recenti ricerche, possono trasformarsi in validi strumenti educativi? Cerchiamo di rispondere a queste domande.


I bambini di oggi crescono immersi nella tecnologia. Fin da piccolissimi vedono mamma, papà, e gli altri adulti che in genere si prendono cura di loro, usare il cellulare, il computer, i dvd, e quindi imparano per vicinanza l’uso dello strumento tecnologico così come imparano a parlare e a camminare. Non esiste l’età giusta per iniziare a videogiocare in quanto il processo avviene in modo spontaneo e in via diretta. In ogni caso, si può affermare che i bambini, quando acquisiscono le abilità manuali, ovvero dai due anni, sono pronti ad usare il pc oppure un videogioco.


Il bambino si sviluppa e impara nel gioco, fa esperienza attraverso il lavoro del giocare e lo fa con qualsiasi strumento e materiale e in qualsiasi spazio senta in sintonia con il suo tempo. Computer e consolle rappresentano un’evoluzione tecnologica dei giocattoli di un tempo, ma questi ultimi nessun bambino li abbandonerà mai completamente. Un maschietto, infatti, passa il suo tempo libero sia tirando calci ad un pallone sia davanti al videoterminale, una femminuccia sia a vestire le bambole sia giocando con le amichette al pc. E da oggi si può lavorare con la plastilina e i colori anche attraverso una forma digitale.
Si è sempre pensato che i videogiochi siano pericolosi per i bambini. I rischi ci sono sicuramente, ma non sono negli strumenti bensì nei contenuti. E dei contenuti sono responsabili gli adulti. La presenza dell’adulto deve essere sempre vigile. I genitori devono controllare cosa passa per le mani dei propri figli, assumendosi le proprie responsabilità. I bambini fin da piccolissimi riescono a distinguere le azioni buone da quelle cattive, così come il vero dal falso. Grazie alle indicazioni degli adulti quindi possono confinare la violenza allo schermo e capire che certi tipi di azioni non vanno assolutamente ripetuti nella realtà. Così i game che simulano lotte e combattimenti possono tranquillamente assumere la funzione di valvola di sfogo.


I videogiochi hanno anche un ruolo educativo. Davanti a una consolle il bambino impara a riconoscere i propri sentimenti. Oggi, sul mercato, sono disponibili diversi videogiochi grazie a cui si sperimentano emozioni che solo in una dimensione virtuale si possono provare. Si diventa così maghi, supereroi, folli scienziati. Si è fieri per essere riusciti a costruire una città o ci si arrabbia per non essere riusciti ad abbattere un mostro cattivo. Questi giochi di ruolo, inoltre, aiutano a sviluppare la capacità di moltiplicare le identità, di calarsi nei panni di qualcun altro.
I videogiochi aumentano anche il senso di sicurezza: il bambino, dovendo elaborare soluzioni immediate, impara a fare più cose alla volta, a gestirsi. Grazie ai videogames poi si diventa più tolleranti: l’errore non viene penalizzato e diventa un elemento per riorganizzare il proprio campo d’azione, aumentare l’autostima e incitare alla vittoria.


Gli esperti consigliano di non superare l’ora al giorno per videogiocare. Due ore invece se si utilizzano il computer e la rete per navigare su siti di edutainment (ovvero quelli del “giocando si impara”), per giocare con le parole, ascoltare fiabe, costruire filastrocche, imparando così in maniera piacevole e inconsapevole.

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