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La Prestigiacomo richiede il tavolo tecnico a Bruxelles

Controversie tra i Paesi dell’UE

27.10.2008 - Marco Bolsi



Si accendono a Bruxelles le polemiche per l'approvazione del pacchetto sulle emissioni energetiche. Nel Consiglio dei Ministri dell'Ambiente si è riaperto l'acceso dibattito tra i Paesi dell'UE: da una parte Stati come Francia e Germania, favorevoli alle riduzioni dei gas serra, dall'altra l'Italia e i Paesi dell'Est, che si contrappongono proponendo sostanziali modifiche.

 

Stavros Dimas, Commissario UE all'Ambiente, si è mostrato favorevole ad aprire un tavolo tecnico in cui verranno discusse tutte le questioni circa il ridimensionamento del piano iniziale. In particolare, a suggerire questa soluzione, è stata il ministro Stefania Prestigiacomo, che ha ribadito il possibile rinvio del pacchetto al prossimo anno se non verranno attuate entro il 2008 le modifiche opportune. Una scelta che potrebbe gravare sull'intera leadership europea e sulla posizione di dominanza che essa assume negli accordi internazionali.

 

La riunione del Consiglio ambiente tenutasi qualche giorno fa ha messo in luce come siano almeno 10 i Paesi che necessitino di un'urgente revisione del progetto alla luce di un confronto tra i costi e i benefici che esso apporterà. La Prestigiacomo ha evidenziato la sua perplessità nel riuscire a raggiungere un accordo conveniente per tutti entro dicembre, e non ha escluso un possibile rinvio a data da destinarsi. Ha dichiarato inoltre che bisognerebbe interpellare anche altre nazioni come gli Stati Uniti sulla loro eventuale disponibilità ad assumersi impegni così onerosi per il futuro del clima e dell'ambiente mondiali.

 

L'Italia si trova in prima fila nell'opposizione all'obiettivo 20-20-20, che prevede entro il 2020 la riduzione del 20% nell'impiego delle risorse rinnovabili, un miglioramento del 20% nel risparmio energetico e un abbassamento del 20% nelle emissioni di CO2. Nello specifico dovremmo aumentare del 17%,  rispetto ai livelli del 2005, i consumi energetici da fonti rinnovabili entro il 2020 e tagliare il 13% di emissioni di C02 nei settori non inclusi nel sistema di scambio di emissioni (Ets). Insieme all'Italia si sono schierate la Repubblica Ceca, la Romania, la Bulgaria, la Polonia, l'Ungheria, la Slovacchia, l'Estonia, la Lituania e la Lettonia. Lo scontro si svolge più che altro a livello di cifre: mentre Bruxelles stima un costo compreso tra i 9 e i 12 miliardi, il blocco difensivo ha calcolato una spesa di 25 miliardi circa.

 

Il WWF mira a un traguardo più ambizioso proponendo un pacchetto di risparmio energetico pari al 30% rispetto alla quota del 1990 con scadenza prevista sempre per il 2020. Questa richiesta si basa uno studio recente effettuato sui cambiamenti climatici: il "Climate change: faster, stronger, sooner" (Cambiamento climatico: più veloce, più forte, più immediato) rivela che il riscaldamento globale sta aumentando in modo progressivo rispetto alla previsione fatta dall' IPCC, il Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici, nel 2007.

 

Un 10% in più che ha già scatenato le prime polemiche tra i Paesi dell'UE, rendendo il dialogo maggiormente difficoltoso e lontano dal trovare una soluzione comunitaria a breve termine prima della scadenza fissata.

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