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domenica 05 aprile 2020

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Farmaci: la liberalizzazione che non decolla

Dopo tante lotte i farmaci senza obbligo di ricetta sono usciti dalle storiche farmacie e sono approdati sui più economici scaffali dei supermercati.

06.10.2008 - Enrico Crea



farmaciNei cosiddetti “corner della salute”, dove sorridenti farmacisti in camice lindo e pulito vendono con sconti dal 15 al 30% gli stessi medicinali dei loro tradizionali colleghi. Dal nord al sud dello stivale si possono contare circa duecentotrenta punti vendita. Uno studio di Altroconsumo ha preso in considerazione centodue esercizi tra farmacie, parafarmacie ed ipermercati e ha dimostrato un effettivo vantaggio nei prezzi praticati da questi ultimi; anche se, ad esempio, nel 50% dei casi non viene mostrato ai clienti (qualora da loro richiesto) l’elenco di farmaci e prezzi, introdotto dalla liberalizzazione voluta dal governo Prodi. Indubbiamente, si è riusciti a produrre concorrenza, attualmente ancora parziale, in un mercato monopolistico come quello delle farmacie, tuttavia c’è ancora una fortissima disproporzione tra queste (più di quindicimila), le circa duemila parafarmacie ed i soli duecentotrenta “corner della salute”. Quindi, siamo ancora ad un liberalizzazione piuttosto relativa. Inoltre, ostacolo alla crescita di queste mini-farmacie è la figura stessa del farmacista, che per alcuni deve essere comunque presente mentre per altri è assolutamente superflua, trattandosi di farmaci di automedicazione che, non necessitando del consiglio del medico, prescindono anche da quello del farmacista stesso. Un altro freno allo sviluppo è costituito dal mercato ancora ridotto dei farmaci generici: l’italiano è ancora molto affezionato alla “griffe” e per la cura del suo mal di testa preferisce affidarsi all’aspirina piuttosto che al suo generico acido acetilsalicilico . Tutto questo nonostante il prezzo del farmaco non griffato sia inferiore, e non di poco, rispetto all’originale. Insomma, allo stato attuale, la tanto agognata liberalizzazione dei farmaci è ancora nella sua fase iniziale e gli stessi consumatori mostrano ancora una certa diffidenza nelle innovazioni apportate dal precedente governo, forse anche perché il farmaco (e la salute in senso più ampio) non è un bene come tutti gli altri (biscotti, pane, pasta…), come tanti signori, inclini a far commercio di tutto, vorrebbero farci credere.

 

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