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sabato 04 aprile 2020

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Smart drug che furbata!

20.08.2007 - Enrico Crea



È un prodotto naturale. Allora è innocuo. Non è così. Anzi. Tra una foglia di menta che il barman usa per preparare un buon mohijto ed una foglia di coca (il suo estratto) che magari il top manager usa per preparare una buona performance professionale c’è una discreta differenza. Eppure sono entrambi prodotti naturali. Tra questi due estremi si colloca il sempre più fiorente ed ambiguo mercato delle smart drug: le droghe furbe. Preparazioni di origine vegetale o sintetica contenenti vitamine, principi attivi di estratti vegetali (efedrina, caffeina, taurina…) ma anche sostanze con caratteristiche blandamente allucinogene.Le smart drug promettono di aumentare potenzialità cerebrali, capacità di apprendimento e memoria, migliorare performance fisiche ed anche fornire “effetti psichedelici”. La difficoltà nell’ isolare e valutare correttamente sotto il profilo farmaco-tossicologico il grande numero di principi attivi che queste preparazioni contengono, fa sì che esse non siano ancora state inserite nelle tabelle delle sostanze stupefacenti o psicotrope e pertanto non sono (ancora?) perseguibili dalla legge (da qui la loro furbizia!). È questo un fenomeno che non si limita solo alle discoteche o ai rave party ma interessa tutte le fasce d’età e tutti gli strati sociali, dal ventenne studente universitario sotto esame, al trentenne un po’ alternativo, al quarantenne in carriera, al sessantenne ancora “arzillo”. Sono acquistabili sia presso gli smart shop (in Italia ce ne sono un centinaio e vendono anche tutti i prodotti destinati alla coltivazione e gli accessori per una corretta modalità di somministrazione come pipe, filtri, vaporizzatori…) sia su internet, dove è anche possibile scambiare informazioni sulle varie sostanze ed anche sul modo di prepararle (dosaggi, modi d’assunzione…). Inoltre,giocando a fare i farmacisti, i titolari degli smart shop hanno iniziato anche a produrre, in base a conoscenze meramente empiriche, mix personali in laboratori molto creativi quanto clandestini. Il mercato mondiale, secondo gli esperti, ammonta al miliardo di dollari l’anno. Per tutti questi motivi si sta compiendo il classico giro di vite nel settore erboristico. È il caso della Salvia divinorum, una pianta venduta legalmente come profumatore ambientale (!) negli smart shop. Il suo incremento delle vendite ha destato sospetti nelle autorità competenti, che dopo approfondite ricerche sugli effetti psicoattivi della pianta hanno deciso di metterla al bando e di inserire il suo principio attivo, la Salvinorina A, nella tabella I delle sostanze stupefacenti o psicotrope (D.P.R. 309/90).
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