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giovedì 24 settembre 2020

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Quando facciamo shopping usiamo la testa?

Un gruppo di ricerca statunitense scopre le origini dell’impulso allo shopping: lo stimolo proviene dal cervello.

19.06.2007 - Roberta Fogli



E sono lì, tanti, piccoli, ignoti, meravigliosi oggetti luccicanti. Ne senti forte il richiamo, come un’ ape dal miele, inebriata da quel profumo di nuovo nell’aria, rapita da quell’ immagine nello specchio che ti fa sentire così bella e radiosa, conquistata da quei colori…da quel tessuto….l’infatuazione è avvenuta, l’eccitazione prende il sopravvento…anche questa volta non sapremo resistere! Sì, avete capito bene, sto parlando proprio dell’ossessione per lo shopping; tutti, più donne che uomini, almeno una volta nella vita hanno provato la sensazione di essere completamente dominati dalla brama di possedere una cosa ad ogni costo, appagati poi dalla sensazione di benessere che l’oggetto del desiderio riesce a procurare al momento del suo acquisto: c’è chi farebbe follie per un nuovo paio di sandali di Manolo Blahnik nel proprio armadio, chi non sostituirebbe una borsa di Balenciaga con nessuna vacanza al mondo, chi si perde nell’esplosione dei colori sgargianti degli accessori di Tarina Tarantino…sono le cosiddette vittime dello shopping, l’ennesima dimostrazione di quanto siano in realtà misteriose e tortuose le vie della nostra mente.Ma per quale motivo un prodotto dalla funzionalità inesistente dovrebbe riuscire a soggiogare così facilmente la ragione e a portando il proprio trastullo in uno stato di completa sudditanza? La risposta è stata trovata dai ricercatori della Carnegie Mellon University ( Pennsylvania ), della Stanford University ( California ) e del MIT Sloan School of Management ( Massachusetts ), grazie ad un esperimento attraverso il quale, per la prima volta, si è riusciti a prevedere, osservando il funzionamento dei circuiti cerebrali, se un soggetto avrebbe acquistato o meno un certo prodotto. L’esperimento si è svolto sottoponendo a risonanza magnetica 26 soggetti volontari , ai quali sono stati presentati, tramite un monitor, diversi oggetti che avrebbero realmente potuto acquistare al prezzo di 20$. Gli scienziati hanno potuto constatare che quando i soggetti si avvicinavano al prodotto prediletto, una specifica area del cervello, associata all’anticipazione della percezione del piacere, il nucleus accumbens, si attivava; quando invece osservavano un oggetto dal prezzo eccessivamente alto la corteccia mediale prefrontale, associata alla valutazione dei guadagni e delle perdite, si disattivava. In questo modo i ricercatori sono stati in grado di prevedere l’esito degli acquisti: all’attivazione dell’”area del piacere” infatti corrispondeva sempre l’acquisto del prodotto. Lo studio si inserisce in un nuovo filone di ricerca chiamato Neuro economia, una disciplina che si pone a metà strada tra l’economia e la neurologia, sondando i processi mentali e neurologici alla base delle nostre spese.

Ma c’è un’altra scoperta curiosa; la carta di credito produrrebbe nel settore cerebrale la sensazione di una spesa meno forte rispetto a quella realmente affrontata. Ciò potrebbe essere pericoloso per soggetti già predisposti a disturbi che portano a spese compulsive. Perciò, facendo attenzione a non cadere nel vortice dell’eccesso, ogni tanto sembra lecito concedersi qualche sfizio...del resto… non si può sfuggire agli impulsi dettati dal nostro istinto!

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