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sabato 26 settembre 2020

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Curare una malattia o cronicizzarla?

19.06.2007 - Enrico Crea



Ipercolesterolemia e diabete. Sono queste due delle principali malattie croniche, quelle per cui bisogna assumere uno o più farmaci per il resto della vita. In questo modo il mercato farmaceutico può contare su dei pazienti-clienti ( o clienti-pazienti?) loro malgrado altamente “fidelizzati”. Se aggiungiamo che queste patologie possono insorgere in giovane età e che si sviluppano soprattutto nel grasso, danaroso ed opulento mondo occidentale, qual è l’interesse di un’azienda farmaceutica a ricercare un farmaco che curi definitivamente una malattia piuttosto che la cronicizzi? Un paziente -cliente che guarisce definitivamente smette di essere paziente (nel senso, puramente etimologico, di colui che soffre) ma soprattutto cliente!

Esistono i farmaci “blockbuster” che portano alle aziende che ne possiedono il brevetto (il diritto d’esclusiva) miliardi di dollari ogni anno e che ricorrono ai più svariati stratagemmi per prolungare la durata di questo privilegio e dei relativi incassi. Esiste poi un altro mezzo “diabolico” per aumentare le vendite: ridurre progressivamente il valore di soglia per cui una persona sana acquista lo “status” di malato che necessita di quella determinata cura.

Si tralascerà, qui, il marketing degli informatori scientifici, la nascita “dal nulla” di nuove patologie (l’ansia sociale!?!), che, ovviamente, richiedono cure appropriate (meglio se con farmaci vecchi che non comportano spese di ricerca o sviluppo), la riduzione dei tempi di sperimentazione di un farmaco nuovo per “aggredire” prima il mercato (le cavie non sono più i topolini bensì i cittadini) e la scarsa innovatività di molte molecole che pretendono di essere nuove e che in realtà sono quasi delle “cover” (i cosiddetti “me too compound”, i “composti anch’io”, quelli che hanno una modificazione minima della struttura molecolare tale, però, da farla essere diversa ).

Tuttavia, l’esempio più lampante è rappresentato dai farmaci per la cura (cronicizzazione) dell’AIDS: gli antiretrovirali, se assunti costantemente, sono in grado di bloccare il progredire della malattia, ma non di sconfiggerla. Il tutto a costi da far girare la testa.

Ma la domanda conclusiva è: se voi foste un Amministratore Delegato, un azionista o un proprietario di un’industria farmaceutica sapreste rinunciare a questa montagna di soldi solo in nome dell’etica (che, si sa, appartiene ai poeti e non agli uomini d’affari)?

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