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sabato 04 aprile 2020

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Un fiume (rosso) di commenti sul Lybrel

19.06.2007 - Enrico Crea



Dopo approvazione della FDA (Food and Drug Administration) da luglio entrerà sul mercato americano il Lybrel, la nuova pillola a basso dosaggio ormonale (90 microgrammi di progestinico più 20 di estrogeno) che prevede l’azzeramento totale delle mestruazioni con l’assunzione quotidiana di una compressa per 365 giorni all’anno. Questa la notizia. Per i commenti si cercherà di evitare un fiume (rosso) di parole, cercando di essere brevi e concisi.

Scientificamente, si pongono due dubbi: primo, un farmaco, per quanto sicuro possa essere, altera sempre l’equilibrio fisiologico del nostro organismo, figuriamoci se assunto per un periodo così prolungato. Secondo, non esistono studi a lungo termine condotti su questa associazione di principi attivi: ciò significa, in futuro, un potenziale rischio di tossicità sulla popolazione femminile.
Economicamente, uno studio condotto da ricercatori canadesi stima che le assenze dal lavoro per disturbi legati al ciclo mestruale provochino una perdita di 1.692 milioni di dollari l’anno. Wyeth, l’azienda farmaceutica produttrice, conta di incassare 250 milioni di dollari all’anno dalla vendita della pillola.

Socialmente, si può parlare di “mascolinizzazione” della donna: corsa al lavoro, rinuncia parziale o totale all’amore, ridimensionamento di casa e famiglia, negazione di se stessa, del proprio corpo e della propria femminilità: ora anche in “quei giorni” la donna è più uguale all’uomo. Modelle, sportive, top manager agognano sfavillanti carriere in nome di libertà ed emancipazione (il ciclo mestruale è visto da loro come un handicap o un ostacolo verso il successo). Ma è veramente questo che conta? E veramente questo il prezzo da pagare? Si sta perdendo drasticamente l’equilibrio tra i due sessi (complici anche gli uomini, che, in passato, hanno fatto pesare alle mogli il fatto di portare il pane a casa e che, ora, si stanno un po’ troppo effeminando) e si indeboliscono sentimenti veri come amore e passione.
Sinceramente, non si intravede un nuovo, possibile equilibrio. È veramente questa la parità dei sessi? O stiamo forse marciando verso l’identità dei sessi?

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