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lunedì 28 settembre 2020

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Recensione: Figli delle stelle

Cast stellare per la nuova commedia di Lucio Pellegrini, Figli delle stelle, che affronta la condizione di precariato esistenziale di una generazione di quarantenni che si ribella al sistema e finisce con l’esserne sottomesso.

03.11.2010 - Marco Bolsi



Commedia leggera dal riso amaro, Figli delle stelle è il quarto film del regista Lucio Pellegrini che mette insieme una serie di personaggi diversi tra loro, ma accomunati dalla stesso destino beffardo che li vedrà coinvolti in una missione fuori dalla loro portata: rapire un ministro e chiedere un riscatto per risarcire la moglie di un operaio morto sul lavoro. Ma si sa, la sfortuna è sempre in agguato dietro l’angolo e per una spiacevole circostanza il nostro gruppo di eroi si trova con l’ostaggio sbagliato, braccati dalla polizia e in cerca di un luogo sicuro dove rifugiarsi; e oltretutto il politico in questione, difficile a credersi, è anche una persona onesta che cerca di far valere il suo potere per far qualcosa di buono.

Da quest’atmosfera paradossale il regista abbandona il tipico cliché degli inseguimenti spericolati per intraprendere un percorso nuovo, di ricerca esistenziale, che affonda le sue radici nella condizione di precariato che coinvolge i personaggi: ragazzi giovani, non ancora adulti, in cerca di una svolta nella vita che permetterà loro di sentirsi finalmente realizzati nei sogni e nelle speranze che animano questa folle impresa.

Figli delle stelle, titolo – nonché canzone principale del film – è una corsa frenetica, un’avventura improbabile di cinque antieroi mossi da un obiettivo comune che desiderano lasciare il segno, emergere da una vita insoddisfacente e inappagante: abbiamo un figlio che nasconde alla madre il suo lavoro precario (Pierfrancesco Favino), un portuale padovano (Fabio Volo), una giornalista inesperta (Claudia Pandolfi), un uomo appena uscito di galera (Paolo Sassanelli) e un assistente universitario profondamente radicato nella sua ideologia socialista (Giuseppe Battiston).

Protagonisti di estrazioni sociali diverse che improvvisamente si calano nei panni di rapitori poco credibili in una sorta di Commedia umana a tratti esilarante e surreale; un viaggio sentimentale che esula dalla realtà che li circonda per concentrarsi sui sentimenti e i rapporti umani. Anche i luoghi e i paesaggi assumono un aspetto quasi anacronistico: la fuga improvvisata tra le splendide montagne della Valle d’Aosta riporta lo spettatore nostalgico negli anni’80, tra tute da sci vintage, vinili di Alan Sorrenti e vecchie conoscenze che sembrano fossilizzate in un passato mai trascorso Qui non esistono navigatori satellitari, computer o telefonini, l’azione è solo un pretesto per raccontare con sguardo dolceamaro la convivenza di un gruppo eterogeneo che in fondo sa di aver compiuto un errore, ma persegue inesorabile verso la sconfitta.

Figli delle stelle non coglie soltanto lo spaesamento e la frustrazione dei giorni nostri, ma mette in luce anche l’amara ipocrisia che serpeggia in un Paese come l’Italia, dove la piccola comunità valdostana prima partecipa al rapimento sotto lauto compenso, poi applaude per la scarcerazione del sottosegretario, scandalizzandosi per quella stessa azione. Eppure, in quella farsa tragicomica dal finale amaro, in cui tutto o quasi è riportato al suo ordine naturale, è possibile rintracciare un prezioso sapore di verità: due stelle, le uniche forse a brillare di luce propria, che si incontrano dopo un anno per poi perdersi nel tempo di un tramonto senza fine.

 


Figli delle stelle
Foto di FABIO GATTO


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