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sabato 04 aprile 2020

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L’Apple di Biancaneve

23.10.2007 - Giuliana Caprioglio



Gli apparecchi della Apple da sempre si contraddistinguono per design, originalità e facilità d’uso, tanto da esercitare innegabilmente una particolare attrazione su gran parte degli acquirenti, che non sono soltanto i “tecnici” come grafici, fotografi, montatori video, nonché le redazioni di giornali ecc, per i quali rappresentano gli strumenti di lavoro più adatti. Spesso e volentieri la scelta di comprare un Macintosh, per i non addetti ai lavori, va oltre le prestazioni delle singole apparecchiature, e si basa piuttosto su una semplice attrazione estetica.
Detto ciò, di fronte a così tanta bellezza e particolari potenzialità tecnologiche, nessuno sospetterebbe che in essi si nasconda qualcosa di “malvagio”…
E invece come la mela di Biancaneve, la mela della Apple nasconde anch’essa una sua tossicità.
Nel 2006 Greenpeace commissionò ad un laboratorio indipendente due test: su un MacBook Pro e su un iPod Nano, entrambi rivelarono la presenza di «ritardanti di fiamma bromurati e PVC» in alcune componenti.

Ora che si avvicina la data del lancio anche in Europa, del nuovo telefonino cellulare della Apple, il mitico iPhone, Greenpeace ha ripetuto i test anche sul nuovo prodotto. Pertanto in laboratorio sono state esaminate 18 componenti interne ed esterne dell’iPhone, che hanno rivelato la presenza di composti a base di bromuro in metà dei campioni, e come se non bastasse un insieme di ftalati, ovvero additivi tossici usati per ammorbidire il PVC (cloruro di polivinile, tra i materiali sintetici più pericolosi). Secondo quanto riportato dal rapporto di Greenpeace “Chiamata Persa: composti pericolosi nell’iPhone, nell’antenna del telefonino la concentrazione di queste sostanze arriverebbe fino al 10% in peso e oltre l’1,5% in peso nei rivestimenti plastici dei fili dell’auricolare.
Il dr. David Santillo, coordinatore del progetto e ricercatore presso i laboratori di analisi di Greenpeace ha affermato che «due degli ftalati trovati ad alti livelli nel cavo dell’auricolare sono classificati come “tossici per la riproduzione” a causa della loro riconosciuta capacità di interferire con lo sviluppo sessuale dei mammiferi (in particolare del genere maschile). Anche se non sono vietati nei cellulari, questi ftalati sono banditi in tutti i giocattoli e articoli per l’infanzia venduti in Europa».


Di fronte a tali risultati apparirà forse secondario che, oltretutto, la batteria dell’iPhone è saldata al telefono stesso, fatto che pone grosse difficoltà alla sua separazione per un corretto smaltimento o riciclaggio, e che la rende invece un ulteriore elemento inquinante che si aggiunge ai rifiuti elettronici.
Forse Steve Jobs, CEO e Dues ex Machina della stessa Apple, ha dimenticato l’impegno preso a maggio 2007 a favore di una Apple “più verde”. Quest’ultima scoperta lascia intendere che l’Apple non abbia compiuto alcun passo avanti verso l’eliminazione del PVC e dei composti a base di bromo entro la fine del 2008, ponendosi anche in controtendenza rispetto ad un’altra grande azienda come Nokia, che ha invece da tempo rimosso il PVC dai suoi cellulari.

Forse è il caso che noi consumatori riconsideriamo l’immagine dalla Apple che ci è più cara? Per quanto mi riguarda mentre scrivo tutto ciò con il mio stupendo iBook G4, e con accanto il mio bellissimo iPod Nano, non posso fare a meno di guardarli se non altro con sospetto.


 

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