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venerdì 23 agosto 2019

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La TV che verrà

Tommaso Tessarolo e’ consulente Mediaset per la TV digitale terrestre (DTT), dal 2006 si occupa anche di IPTV e NetTV. Ha un passato dedicato tutto alle nuove tecnologie e ha fondato Xmedia (dalla quale sono na

11.12.2007 - Carlo Guglielmo Vitale



Tommaso Tessarolo, dai recenti sondaggi svolti da EIAA (European Interactive Advertising Association) appare chiaro che internet sta attirando sempre più utenti tra gli over 55 e vi e’ la tendenza tra i giovani ad utilizzare internet più di TV, radio e giornali. Tutto si sta trasferendo sul web, però di fronte a grandi quantità di informazioni disponibili risulta difficile la ricerca dei contenuti (soprattutto di qualità). Vi e’ un problema di indicizzazione? Ci sono speranze di miglioramenti futuri in questo senso?

La ricerca della EIAA è solo l’ultima di una serie di misurazioni sull’andamento del pubblico televisivo che confermano la tendenza in atto. Il pubblico televisivo classico sta invecchiando, i giovani e soprattutto i giovanissimi si intrattengono altrove. Soprattutto online. Anche se leggendo con attenzione i dati dell’EIAA si scopre come la Rete stia conquistando anche il pubblico degli over 50, soprattutto le donne, che hanno trovato su Internet un nuovo modo -semplice- per informarsi e relazionarsi. Questa è infatti la prima destinazione d’uso del Web, l’informazione e la socializzazione. I giovanissimi hanno nell’instant messenging, nei blog, nei social network e nella condivisione di video su YouTube o simili una nuova straordinaria modalità di comunicazione, che va a sommarsi e presto andrà a mescolarsi con quello che già avviene da tempo con i telefonini e gli SMS. Quindi la TV perde forza a favore della rete ma non è detto che in rete la gente guardi per forza nuovi contenuti televisivi. Anzi, quest’ultimo è un fenomeno che sta emergendo in questi ultimi mesi, con sempre maggiore convinzione soprattutto da quando sono cominciati a nascere nuovi contenuti di qualità appositamente concepiti per la rete. Il problema del come cercare e quindi dove trovare questi contenuti è un problema reale ma che ha forse una soluzione differente rispetto a quelle classicamente concepite per il web. Google, da tempo il Motore di ricerca della Rete, ha deciso di abdicare per quanto riguarda il video relegando, se così possiamo dire, le sue ricerche ai soli contenuti di YouTube e del suo servizio Google Video. Questo ha fatto mancare un punto d’accesso unico verso i contenuti video, creando di fatto un grosso problema di accessibilità. L’evidenza che sta però emergendo è quella che i contenuti video più innovativi, quelli più ricercati dalle nuove generazioni, nascono, si sviluppano e quindi si diffondono proprio all’interno dei social network. Guardiamo ad esempio al caso di MySpace TV nata per far evolvere al video la enorme comunità di MySpace, destinazione preferita per qualsiasi contenuto video di tipo musicale. Ogni formato, ogni contenuto ha oggi una sua destinazione, un luogo d’eccellenza dove naturalmente la comunità è portata a partecipare e conoscere, senza quasi più cercare.

Ha spiegato alla conferenza GARR le differenze tra IPTV e NetTV: la prima in sostanza cambia solo il mezzo di trasmissione mentre e’ con la NetTV che sta avvenendo una rivoluzione “democratica”, la possibilità per chiunque di produrre contenuti. L’introduzione della TV digitale terrestre in Italia avvenuta solo nel 2004 non rischia di rallentare IPTV e NetTV? Non sarebbe stato più opportuno favorire queste ultime? Il futuro e’ internet…

Onestamente non credo. Almeno non credo che si sia sbagliato nel promuovere il Digitale Terrestre che considero una eccellente tecnologia, l’evoluzione indispensabile per il sistema televisivo classico. Semmai l’enorme sbaglio è stato non dare altrettanto peso allo sviluppo della banda larga, alla sua diffusione al di fuori dei grandi centri urbani, all’allargamento del mercato e quindi all’abbassamento dei costi d’accesso. Questo è stato e continua ad essere un errore madornale che ha portato l’Italia ad avere il tasso di penetrazione della banda larga più basso in Europa, tagliandola per il momento fuori dalle grandi manovre in atto. Tornando al Digitale Terrestre potremmo discutere sull’opportunità che stiamo mancando nel non usare questa nuova tecnologia di trasporto per creare una vera offerta di canali ad Alta Definizione, di quanto sia stato inutile puntare sull’interattività via Digitale Terrestre aumentando di fatto i costi dei box quando era ormai evidente che l’interattività era solo un “affare” legato al Web. Ma non possiamo dire che aver creduto tra i primi in Europa in questa tecnologia sia stato sbagliato, anzi, è auspicabile che si completi quanto prima l’opera di conversione del nostro sistema televisivo.

I programmi televisivi tendono oggi a essere valutati solo secondo il numero di telespettatori, la qualità sembrerebbe un effetto imprevisto, non fondamentale. Di fronte alla “clonazione” di format o di serie tv gia’ sperimentati e di sicuro “appeal”, la NetTV potrebbe spingere a rinnovare un’offerta così piatta? Si possono fare delle previsioni?

Non è propriamente vero che la qualità dei format TV sia un “effetto collaterale” spesso non cercato. Almeno non è vero nei mercati televisivi più attivi come gli USA, l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e l’Olanda, solo per citarne alcuni. Qui in Italia la quasi totale assenza di una televisione che produca format indipendentemente da logiche di business è un fatto grave e profondamente deleterio per il nostro mercato televisivo che da tempo ha smesso di produrre. Ma non è una condizione universale. La TV continua a sfornare continue sperimentazioni, spesso di grande livello. La NetTV di certo sta già portando ad un’esplosione dei formati, nuova creatività per la prima volta realmente svincolata dal mainstream. Assisteremo sempre di più all’esplosione di nuove sperimentazione, spesso molto naive ma sicuramente innovative per i canoni classici della televisione. Io credo che il mercato della NetTV seguirà più o meno l’andamento che abbiamo avuto nello sviluppo della comunicazione in Rete negli ultimi 10 anni. Nella prima era del Web l’informazione ha replicato i modelli classici, ammodernando i processi produttivi e distributivi. In parole povere abbiamo avuto l’esplosione di siti indipendenti con un editore più o meno importante alle spalle. Solo nella recente fase 2.0 ha preso senso l’editoria personale che contempla una vera partecipazione del pubblico nel contenuto generato. Anche nella NetTV probabilmente vedremo in questa prima fase un fiorire di singole iniziative slegate tra di loro, oltre che il nascere o il consolidarsi di network di Net Broadcaster che occuperanno la scena. Sarà solo con il consolidarsi delle tecnologie, con la diffusione di “oggetti” in grado di far arrivare la NetTV in maniera semplicissima nelle tasche o nelle case di chiunque che arriveranno a trovare valore manifestazioni editoriali più piccole, su scala personale. Non che oggi esempi di questo tipo non ci siano ma difettano quasi sempre di una logica che vada oltre l’aver semplicemente programmato una playlist di video a rotazione o l’aver trasmesso la diretta di un qualche micro-evento. C’è ancora molta strada da fare ma assisteremo di certo ad una esplosione dei formati con un iper frammentazione dell’audience, sarà sufficiente aspettare 4/5 anni.

Negli ultimi mesi e’ emerso il problema per la presenza di alcuni video violenti (atti di “bullismo” o maltrattamenti) in particolare sul popolare youtube.com, e’ un “normale” effetto collaterale della democratizzazione della rete oppure si possono trovare soluzioni reali? Censura e controllo andrebbero contro l’idea stessa di internet, come disciplinare l’ “upload” dei contenuti senza intaccare la libertà?

Non c’è nessuna soluzione se non quella di sensibilizzare una fascia di educatori affinché certi comportamenti vengano riportati alla ragione. Mi sto riferendo sia all’educazione scolastica ormai assente che a quella familiare sempre più caratterizzata da genitori distanti che lasciano i propri figli evolvere in totale autonomia dentro contesti spesso privi di una vera morale o di ideali sani a cui credere e per cui lottare. Io faccio parte di quella schiera che sostiene che il male non sia YouTube, ma che questi comportamenti in misura diversa siano sempre esistiti e che la Rete abbia solo reso più marcata la loro evidenza.
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