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lunedì 28 settembre 2020


Bertrand Lavier

Fino all'8 marzo 2009

04.02.2009 - kuei ying proietti

Image Hosting by Picoodle.com Black Adder II, 2005. Tubi al neon colorati, 195 x 452,1 cm. Courtesy Kewenig Galerie, Cologne. © Simon Vogel.

 

Riesce difficile non pensare immediatamente, guardando le opere di Bertrand Lavier (Châtillon-sur-Seine 1949), ad altri grandi artisti del '900. Non vi è dubbio che l'artista si rifaccia, in modo forse fin troppo esplicito, ai ready-made di Marcel Duchamp, alle composizioni a strisce di Frank Stella, alle sinuose forme organiche di Hans Jean Arp. Se alcuni di questi parallelismi possono sfuggire, la proiezione del fotogramma Four red in dark non può non riportare alla mente il dipinto di Mark Rothko.

E' la valenza concettuale il punto di forza del lavoro di Lavier. Egli mette a nudo le convenzioni dell'arte e al contempo, parallelamente, il valore e il ruolo degli oggetti-merci.

Le parole di Frédéric Mitterrand, direttore dell'Accademia di Francia a Roma, dove è ospitata la mostra, ben spiegano il perchè Lavier sia considerato uno degli artisti francesi più significativi degli ultimi decenni: "Ci costringe a riflettere sul senso del nostro rapportarci all'opera d'arte e, pur non essendo l'unico a cimentarsi in un simile processo (...), egli lo fa senza dubbio con ilarità, generosità e umanità di gran lunga superiori, ricollocandoci in quell'ambiente quotidiano che abbiamo perso l'abitudine di guardare".

Giorgio Verzotti, curatore della mostra, ha raggruppato i modi in cui l'artista crea le sue opere "in poche e semplici indicazioni: un puro dipingere, un puro sovrapporre, un puro dislocare, un puro e totale delegare".

Ecco allora il puro dipingere negli acrilici su tela, su alluminio, su specchio e su tessuto d'arredamento; emblematico di questa ultima serie il quadro Ikea.

La pittura non risparmia neppure gli oggetti, come ad esempio il pianoforte a mezza coda Steinway & sons. E sempre loro sono i protagonisti del puro sovrapporre che manda in cortocircuito il rapporto tra piedistallo e scultura: Young Chang-Arthur Martin, pianoforte su congelatore, La Bocca-Bosch, divano su congelatore. Le marche sostituiscono gli oggetti. Così accade anche per gli objects soclès, oggetti posti su base, come ad esempio la sega elettrica su base, Black & Decker del 1998. La loro denominazione e ciò che evocano allontana Lavier da Duchamp il quale invece sceglieva oggetti che non significassero nulla in particolare. I ready-destroy, come ad esempio Mobymatic, una motocicletta incidentata, evocano infatti drammatici eventi reali. Tra le altre opere esposte: composizioni di tubi al neon colorati (in cui ravvisare Stella), statuette originariamente primitive che, replicate in bronzo e coperte di nickel, divengono sorprendentemente rilucenti.

Infine nel magnifico giardino di Villa Medici, accanto agli otto bassorilievi geometrici in ceramica, Sociétes générales, creati appositamente lo scorso anno per la facciata della villa, ecco i tubi colorati della Fontaine e una delle sculture in resina Walt Disney Production realizzate da Lavier attingendo da una delle storie disegnate nel fumetto Topolino nel 1947.

 

Bertrand Lavier

Accademia di Francia a Roma - Villa Medici

Viale Trinità dei Monti, 1 - Roma

dal 28 gennaio all'8 marzo 2009

www.villamedici.it   

Orario: 11.00 - 19.00. Chiuso: lunedì

Ingresso: 12 euro (intero) - 8 euro (ridotto)

Biglietto cumulativo con la mostra Theo by Richard Avedon nell'Atelier del Bosco di Villa Medici.

 

 

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