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lunedì 03 agosto 2020


CORTI AND CIGARETTES – SERATA FINALE

La Casa del Cinema fa da sfondo alla terza edizione del festival internazionale del cortometraggio “Corti & Cigarettes”. Sei i cortometraggi finalisti più un corto fuori concorso.

02.07.2010 - Dario Matteo Sparanero


Foto di Luigi Di Capua

Il suggestivo tramonto estivo del 24 giugno 2010 alla Casa del Cinema ha fatto da location alla proiezione ed alla premiazione dei cortometraggi finalisti del festival "Corti & Cigarettes".
I sei corti in questione, selezionati tra circa 160 opere provenienti da tutta Europa, sono stati giudicati da una giuria di eccezione composta da professionisti del settore come Bruno Altissimi, produttore, Osvaldo Desideri, scenografo premio Oscar, le attrici Ana Caterina Morariu e Monica Scattini, Alexis Sweet, regista di fiction e altri.

In sintonia con le passate manifestazioni, il festival ha creato un terreno di scambio unico nel suo genere, in cui generazioni diverse e modi diversi di fare cinema hanno potuto confrontarsi.


Foto di Paolo Manzini

"Il festival è cresciuto dalla prima edizione, - afferma Giulietta Revel, presentatrice e madrina dell'evento - è riuscito ad attirare ulteriormente l'attenzione del mondo professionale e questa atmosf era, che è l'anima vera del festival, per una volta ci presenta questo mondo sotto un profilo diverso, meno lontano".
Della stessa opinione l'ex Ministro della Sanità Girolamo Sirchia, anch'egli presente alla proiezione: "Il cinema italiano sta attraversando un momento difficile, c'è bisogno di qualcosa di nuovo ed è importante investire sui giovani: ecco perché ho ritenuto importante essere presente, perché iniziative come questa, che puntano sui giovani talenti e sulla sperimentazione, danno segni di svecchiamento e una risposta forte ad un periodo di crisi a cui non ci si deve assolutamente rassegnare".


Foto di Fabio Gatto

Tra i finalisti, il cortometraggio "Per Versum" di Maria Luisa Spagnoli e Werther Germondari rappresenta chiaramente il tipo di sperimentazione che fa da padrona: "Cerchiamo sempre di portare all'estremo le scelte in ogni nostro lavoro: in "Per Versum" abbiamo scelto di applicare i meccanismi dell'umorismo, ovvero il rovesciamento di una situazione, a qualcosa di tragico. Il fine è sempre quello di tradire le aspettative del pubblico in maniera positiva."
Protagonista del corto, Sergio Bini Bustric aggiunge che "per interpretare un ruolo simile non si deve strafare, bisogna cercare di essere naturale senza esserlo troppo e tutto sta nel trovare una certa naturalezza nella non-naturalezza della scena".
"Il vincitore" di Davide Labanti, invece, ci porta in un futuro surreale in cui il posto di lavoro e il rispetto nella società moderna è dato dal caso, ovvero da un biglietto "Gratta & Lavora": "tale sceneggiatura ha riscosso successo a diversi concorsi di scrittura, così abbiamo deciso di reperire dei fondi per realizzarlo. La cosa più inquietante è che la realtà che abbiamo descritto si sta già avverando: infatti il ‘Gratta & Lavora' è stato introdotto di recente in un supermercato della Sardegna".
Proiettato insieme ai finalisti, il cortometraggio intitolato "19 giorni di massima sicurezza". Seconda opera fuori concorso di Enzo De Camillis, scenografo professionista e Vice Presidente della F.I.D.A.C., racconta un episodio di cronaca attuale. "Si tratta di una storia vera", afferma il regista, "di cui purtroppo è stata protagonista la mia compagna. Venne arrestata ingiustamente con accuse di corruzione, associazione a delinquere di stampo camorristico e falso ideologico. Ognuna di esse si rivelarono assolutamente infondate, ma che nella memoria rimangono incredibili e dannose per l'individuo. Ho deciso di raccontarla per denunciare la perdita di umanità e il non rispetto delle regole di cui talvolta la giustizia si rende protagonista: quando si ha a che fare con delle istituzioni che rifiutano di ammettere un errore, spesso ci si trova a lottare contro dei mulini a vento".


Foto di Paolo Manzini
Come dire: spesso la realtà, al contrario della finzione, non deve necessariamente essere plausibile.

La proiezione, apprezzata e applaudita dal pubblico, ha inoltre ricevuto il Premio Speciale alla Miglior Fotografia della sezione cortometraggi.
Sul futuro del nostro cinema, De Camillis ha le idee molto chiare: "Oggi c'è un buco generazionale che dobbiamo colmare. In questa città è nato il cinema italiano, e dobbiamo ripartire da qui per riportarlo in auge. Quando si tagliano i fondi per il cinema e non si investe sul rinnovamento si fa un errore enorme, perché se consideriamo tutti gli addetti ai lavori di Cinecittà, comprese piccole e medie imprese esterne, arriviamo ad avere oltre 250.000 dipendenti, molti di più della Fiat. Ma nessuno ne parla mai."
Il corto successivo, "Banduryst", vincitore del Premio Menzione Speciale, invece, ci porta direttamente in Campania, dove un immigrato con una voce angelica e un talento indiscusso per la musica è costretto a vivere consegnando bombole di gas, invece di intrattenere un pubblico in un teatro.
L'ultimo finalista, "L'amore non esiste" di Massimiliano Camaiti, ci racconta in maniera del tutto innovativa il tema del confronto di un uomo con un sentimento che ispira artisti e cineasti di tutto il mondo sin dall'alba dei tempi.
Ed è proprio quest'ultimo ad aggiudicarsi i due premi più ambiti: il Premio Cinecittà Luce, con la quale si ottiene la garanzia nella distribuzione in sala, e il Premio per il Miglior Corto "per aver dato vita ad un cortometraggio chiaro, asciutto, in cui il messaggio autentico del confronto tra razionalità e emozioni è stato trattato con il linguaggio più vero ed efficace: il linguaggio della leggerezza".
In sostanza, un festival che ha raccontato e ascoltato voci diverse, voci che altrimenti sarebbero andate perse se pensiamo che molto raramente un cortometraggio, definito "un'opera tronca", raggiunge la sala di proiezione venendo a contatto col pubblico.
Un festival che celebra la logica essenziale dell'arte, la quale possiede nella brevità e nella concisione il suo punto di massima realizzazione. Un cortometraggio è illuminazione, è l'immensità racchiusa in uno spazio e un tempo limitati, è un prodotto volto a suggerire un pensiero unico, denso, concentrato in pochi minuti di organizzazione iconica.
Il futuro rappresentato in queste 6 opere è oscuro e inquietante, un futuro che ci spaventa e che i 6 registi emergenti hanno tentato di raccontare con toni, punti di vista e linguaggi diversi pur mantenendo un filo comune: quello della speranza.


Foto di Paolo Manzini

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