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venerdì 25 settembre 2020


INTERVISTA A FERZAN OZPETEK

MpNews incontra il regista alla galleria Domus Talenti

24.10.2010 - Dario Matteo Sparanero


Foto di Margherita Nuti

Arrivo alla galleria Domus Talenti pieno di aspettative incoraggianti, tuttavia il pensiero di dovermi confrontare con un autore del calibro di Ozpetek mi dà da pensare.

Il posto è splendido: il cortile di un palazzo antico nel cuore di Roma. Una fontana al centro dona all'ambiente quel tocco di allegria e relax proprio degli edifici della Roma che conta, e i tanti volti dello show business lo fanno brillare di luce propria.

Intercetto Luca Argentero mentre parla affabilmente con tre persone e gli chiedo informazioni sul soggetto della mia intervista:

"Ferzan? Beh, al primo impatto anche io avevo un senso di riverenza, quel senso di imbarazzo che hai davanti ad un grande autore, poi però capirai che è una persona splendida".

 

Come regista è uno che lascia i suoi attori liberi di creare?

"No (ride) no assolutamente, ma non può che essere così: se guardi attentamente i suoi film ti rendi subito conto che tutti gli attori sono bravissimi, sempre. Non può essere un caso, è un perfezionista e riesce sempre a trarre il meglio da tutte le persone." 

Incontro Carlo Verdone seduto ad un tavolo. Mi avvicino rispettosamente all'erede di Alberto Sordi e gli chiedo:

Che rapporto hai con Ferzan Ozpetek?

"Io sono in buoni rapporti con tutti i registi italiani. Quando faccio un film Ferzan mi telefona per darmi le sue impressioni a riguardo, e spesso si complimenta anche. Io faccio lo stesso. E' un bel rapporto, quando uno dei due fa un film che piace molto al pubblico è come se fosse un successo personale anche per l'altro. E' così che dovrebbe essere sempre."

Inizio a sentirmi più a mio agio con il pensiero di dovermi confrontare con lui, ma per sicurezza chiedo anche a Caterina Vertova:

"E' una persona splendida. Quello che mi ha sempre colpito molto di lui è la sua aura: viviamo in un periodo in cui l'essere umano è sempre più isolato, mentre lui ha sempre attorno a sé una cerchia di persone che lo stimano ed ammirano. E' come una grande famiglia, e questo gli dona un'aura unica."

La proiezione del cortometraggio "Il pianeta Ozpetek", omaggio al regista del fotografo Romolo Eucalitto, scalda l'ambiente. I presenti si dilungano in complimenti, Ferzan Ozpetek sorride e ringrazia tutti velando il suo imbarazzo con qualche battuta.

Mi avvicino a lui, mi congratulo, e gli chiedo di rilasciare un'intervista. Lui annuisce gentilmente e sfodera il suo candido sorriso. Possiamo cominciare.

Complimenti per la serata, quel cortometraggio in tuo onore ha veramente toccato qualcosa in te. Mi sbaglio?

"E' stata una sorpresa bellissima, non me l'aspettavo. Però Romolo ha esagerato, è veramente troppo, mi sento in imbarazzo come non mi sentivo da anni. Il pezzo finale del corto, con tutti i miei attori riuniti, spezzoni del backstage, foto di gruppo mi ha commosso. Ricevere tutto questo è veramente una bellissima sensazione."

In una precedente intervista hai affermato che "fare film sull'omosessualità ti sfinisce, perché si finisce sempre per parlare di quello, e non più del film in sé". Però queste tematiche andrebbero toccate, non trovi? Che intendevi dire con quell'affermazione?

"Il punto è che io non parlo dell'omosessualità. Io parlo della vita, parlo di quello che mi circonda o descrivo il periodo che sto vivendo. Quello che mi dà fastidio non è il fatto che si parli del tema dell'omosessualità nei miei film, ma il fatto che quando si parla di qualche personaggio si dica 'Pinco Pallino che è omosessuale etc etc', e questo è sbagliato. L'essere omosessuale non ti rende né migliore né peggiore degli altri. E' questo che intendevo."

Una volta l'omosessuale era un personaggio comico. Ricordo alcuni film muti in cui il personaggio in questione portava un fiore all'occhiello, un po' alla Oscar Wilde. Con te invece tutto questo si è rovesciato: specialmente nel tuo ultimo film il pubblico tende a identificarsi con il protagonista gay e ridere della sua famiglia che non riesce ad accettare il suo modo di vivere. Come ci sei riuscito?

"Porto sempre sul set i miei pensieri, e cerco di trasferirli nelle scene che giro. L'unica cosa che faccio è esprimere il mio modo di vedere alcune situazioni. E per me è divertente, scrivo sempre e solo di ciò che conosco, di cui quindi posso parlare."

"La finestra di fronte", uno dei tuoi film più premiati, è anche l'ultima interpretazione di Massimo Girotti, che è morto poco dopo. Che ricordo hai di lui?

"Ogni volta che penso a lui ho un vuoto dentro. Avevamo un rapporto molto forte, nel senso vero. Dopo la notizia della sua morte non sono riuscito a dormire per molto tempo, ho dovuto prendere dei farmaci altrimenti non sarei riuscito a dormire. Sai, un regista in un certo senso è 'innamorato' dei suoi attori, perché durante le riprese si crea un rapporto di complicità unico. Ricordo che ero a Londra per lavoro e casualmente lessi l'intervista che aveva rilasciato durante la promozione del film. Le cose che ha detto di me mi hanno colpito."

C'è chi sostiene che la realtà che descrivi nei tuoi film è limitata, che il tuo è un cinema borghese da "due camere e cucina", un cinema che si confronta solo con tematiche sentimentali e non esplora oltre. Tu cosa ne pensi?

"Dico solo che il mio ultimo film è stato distribuito in 31 paesi, ed è stato accolto molto bene. Un film da 'due camere e cucina' non avrebbe avuto quella portata, non credo che i miei film siano così limitati."

Sì, queste critiche si sono attenuate anche e soprattutto dopo "Un giorno perfetto". E' un po' un film fuori dalle tue corde, un film atipico per il tuo modo di fare cinema.

"E' vero."

Però l'atmosfera generale nel trattare questi temi è molto cupa, come mai? E' così che vedi questi temi?

"Sì, è un po' cupa. Ma è cupa perché nell'aria sentivo una certa cupezza. Però poi è passata, Mine Vaganti in questo senso è stata una reazione, una liberazione da questa cupezza. Avevo voglia di fare un film divertente, l'idea mi piaceva molto."

Chiudiamo un po' sul tecnico, come saprai tra poco la Kodak produrrà il suo ultimo rullo di pellicola. Come affronterai l'imminente passaggio al digitale?

"Finchè ci sarà la pellicola girerò in pellicola. Non ho pregiudizi riguardo al digitale, però preferisco ritardare il passaggio ancora un po'."

Progetti futuri?

"Qualcosa c'è, ma è ancora presto."

 

 


INTERVISTA A FERZAN OZPETEK
Foto di Margherita Nuti


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