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venerdì 25 settembre 2020


Recensione: The fighter

Un uomo votato allo sport in un film che non parla di sport.

13.02.2011 - Dario Matteo Sparanero

Titolo: The fighter
Regia: David O. Russell
Cast:

Mark Wahlberg, Christian Bale, Amy Adams, Melissa Leo

IMDB: 79/100
Voto: 85/100

Il nuovo film di David O. Russell è ispirato ad una storia vera, uno spaccato della vita del pugile Micky Ward (Mark Wahlberg) che tenta di emergere in una vita fatta di fallimenti e delusioni. Girato in appena 33 giorni, il film racconta la storia del difficile cammino verso il successo del giovane pugile che si trasforma da eterno fallito a leggenda del pugilato, coronando il sogno che il fratello Dicky Eklund (Christian Bale) si è fatto sfuggire in gioventù.
Già da qui il finale sembrerebbe scontato, e in effetti il film rispetta tutte le aspettative che un attento osservatore avrebbe davanti ad un'impostazione del genere.
Tuttavia la pellicola non cade mai nella banalità, è un film sul pugilato che fa della rivincita del perdente lo sfondo di una storia più familiare, più attenta ai rapporti umani dei personaggi che si muovono nella cittadina di Lowell.
I due fratellastri si muovono in una realtà fatta di carriere simili e percorsi diversi: il fratello maggiore Dicky, un tossicodipendente privo di umiltà che si perde sulla strada dell'auto-distruzione e il fratello più giovane Micky, il cui talento e cuore lo spingono a tentare la strada del successo nonostante i continui fallimenti.
Più che di sport, il film si concentra sulla natura umana dei suoi personaggi, dalla timidezza del suo protagonista, all'eccentricità del fratello Dicky interpretato magistralmente da uno scavato e pallido Christian Bale, ai continui scontri con la madre-manager Alice (Melissa Leo), alla storia d'amore che Micky intreccia con la bella Charlene interpretata dalla talentuosa Amy Adams.
Un vero e proprio circo che David O. Russell racconta con naturalezza e credibilità, evitando il facile sentimentalismo spesso troppo ostentato in pellicole di questo tipo.
La regia a tratti quasi documentaristica e i bruschi cambi di fotografia da caldo a freddo distacca spesso l'osservatore dalla realtà in cui questi personaggi si muovono, regalando dei veri e propri momenti di intimità familiare cui si assiste quasi di nascosto.
Forse l'unica pecca che si può trovare nel film sta nella monodimensionalità del personaggio della madre-manager e di alcuni membri secondari di una famiglia numerosissima, che se fossero stati approfonditi un po' di più, avrebbero dato più corpo ad una storia già di per sé drammatica e complessa.
Le interpretazioni singole sono splendide, dal camaleontico Christian Bale passando per Amy Adams e Melissa Leo fino ad arrivare al protagonista-produttore Mark Wahlberg, tutti offrono un'immedesimazione e una empatia con i propri personaggi che raramente capita di vedere su uno schermo cinematografico.
Permane per i fan di Aronofsky (che nei titoli di coda appare come produttore esecutivo) la curiosità di sapere come sarebbe stato il film se l'avesse diretto il regista di "Requiem For A Dream" (a cui fu affidato inizialmente il progetto); tuttavia il regista che l'ha sostituito, David O. Russell appunto, ci offre un lavoro pulito, fatto di rapporti umani tesi e sempre sul filo della rottura che mantengono alto l'interesse del pubblico senza sfociare troppo nel già visto.

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