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domenica 15 dicembre 2019


IV EDIZIONE FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CORTOMETRAGGIO

Serata finale, 18 settembre 2011 – Casa del Cinema (Roma)

14.09.2011 - Dario Matteo Sparanero

Il festival Corti and Cigarettes è giunto alla sua IV edizione e, forte delle esperienze delle edizioni passate, rinnova il suo impegno nella ricerca, la diffusione e la promozione dei migliori cortometraggi provenienti da tutto il mondo. Oltre 300 le pellicole giunte alla direzione del festival tra autori emergenti e nuove realtà produttive.

 

L'evento, insignito della Medaglia di Rappresentanza del Presidente Giorgio Napolitano come segno di vicinanza alla manifestazione, e patrocinato dal Ministero della Gioventù e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si propone ancora una volta come una delle migliori rassegne cinematografiche della capitale.

 

L'aria umida e fresca della sera solleva profumi di marmo antico e pioppi intrisi del calore di una splendida giornata romana di fine estate. Dopo un pomeriggio trascorso tra le poltrone rosso passione delle sale della Casa del Cinema in cui sono state premiate le opere migliori delle sezioni Corti Sperimentali, Med Short, Scandinavian Short e Corti Internazionali, il cortometraggio "Rosso Vivo" di Annamaria Liguori ha ufficialmente aperto il Gran Galà serale presentato dall'attrice Monica Scattini.

Il cortometraggio in questione, prodotto dall'ex-Ministro della Sanità Girolamo Sirchia per la Fondazione "Il Sangue" in collaborazione con l'AIL, è un'opera in cui Annamaria Liguori ha orchestrato nomi come Pino Quartullo, Lorenzo Balducci, Emilia Verginelli e Marco Iannone in una storia che ha il preciso intento di sensibilizzare il pubblico al tema della donazione di sangue. Il cortometraggio sottolinea come oltre alla necessità continua di donatori anche e soprattutto tra i giovani, la donazione del sangue, che potrebbe essere erroneamente ritenuta dolorosa, sia in realtà assolutamente indolore e includa inoltre una visita medica accurata con esami di laboratorio che permette al donatore di beneficiare al tempo stesso della cosiddetta "medicina preventiva". Nell'introdurre il cortometraggio, il Prof. Girolamo Sirchia ha voluto ribadire quanto l'opera da lui prodotta sia "un prodotto di marketing sociale. Un prodotto che attraverso l'uso del marketing commerciale ha il preciso intento di sensibilizzare e convertire il pubblico verso un certo tipo di esistenza; vuole migliorare la società. Perché la donazione di sangue non ha alternative. Non esiste un medicinale per sostituire il sangue, né può essere creato artificialmente in laboratorio. Ignorare il problema equivale a sacrificare ciò che ci rende umani e cittadini, ovvero il dovere morale di aiutare gli altri e il diritto inalienabile di un malato di ricevere assistenza nel momento in cui ne ha più bisogno."

A impreziosire un momento che ha meritato il silenzio e l'attenzione dell'intera sala, la serata è stata inaugurata da una vera e propria leggenda del cinema, Lina Wertmüller, che di fronte alla domanda "Che consiglio dare ai giovani che si avvicinano alla professione cinematografica?" ha risposto esternando un po' di preoccupazione nei confronti del futuro del settore: "Consiglio a tutti di aprire una pizzeria. Poi con il cinema si vedrà, ma almeno avreste qualcosa da mangiare. Al momento siamo messi male." Nel chiudere il suo intervento, però, l'autrice di Pasqualino Settebellezze ha lasciato accesa una scintilla di speranza: "Il cinema è un innamoramento profondo. Bisogna tentare sempre e non è escluso che dopo tanti tentativi non si riesca a raggiungere il proprio obiettivo. Certo, i miei erano altri tempi, il paese era diverso, ma non possiamo continuare a rimpiangere il passato: dobbiamo guardare al futuro. Anche se la situazione non è delle migliori, ricordate sempre: il paese siamo noi. E noi possiamo cambiare."

Ci sono ancora alcuni minuti prima dell'inizio delle proiezioni, e vale la pena approfondire l'argomento. In merito al futuro del cinema i pareri sono discordi. Ci sono i nostalgici, come Pino Ammendola che ritiene che sia "fondamentale tornare alle produzioni industriali, ai tempi in cui  i film uscivano dalle case di produzione in quantità industriali. Erano i film popolari dei tempi di Totò, di Nino Manfredi e tanti altri. Ne uscivano a migliaia, e tra questi si trovava sempre qualche opera d'autore. Era un cinema che sentiva il polso del pubblico, aveva un contatto diretto con il pubblico perché spesso erano film fatti con gli esercenti. È finito quel rapporto diretto che il cinema aveva con la gente. Non ci mancano le idee, ci mancano i mezzi per metterle in scena".

C'è chi, invece, riconosce i limiti di questi tempi come Ruggero Deodato, che riconosce le difficoltà che un giovane si trova ad affrontare quando tenta la strada del cinema: "Ci sono più possibilità di prima, il cinema non è più l'unico veicolo per opere audiovisive: abbiamo i cortometraggi, le fiction, le serie tv. Rispetto a prima, i mestieri che ruotano attorno a questo settore sono sempre di più, ma la maggior parte di loro sono disoccupati, perché non si investe più. Cosa significa questo? Che ovviamente il giovane si ritrova a lavorare gratis, o con uno stage offerto dal primo che capita." Ma non nega che ai giorni nostri mancano "i grandi innovatori. I personaggi che ti rivoltavano una scena, che con la loro fantasia reggevano un intero film fatto con due soldi. Ora la maggior parte dei giovani registi vuole la gru, l'elicottero, mezzi che in realtà non possiamo permetterci. È la fantasia che fa il cinema, non i mezzi. C'è crisi, ma le crisi si superano, bisogna crederci." Marco Filiberti, anch'esso presente alla manifestazione cui ha preso parte come ospite di uno dei quattro "Incontri d'Autore" pomeridiani, sottolinea quanto sia importante "responsabilizzarsi. Si rimanda sempre la soluzione di un problema, e questo non fa che portare il paese e il suo cinema sull'orlo del collasso. è vero che tutto questo spesso parte dai vertici, ma è altrettanto vero che quando non si inverte per tempo una rotta sbagliata si asseconda indirettamente l'avvicinarsi del collasso." Giancarlo Scarchilli non nasconde le proprie preoccupazioni per il futuro del cinema, ricordando però che "esistono manifestazioni come Corti and Cigarettes che raccontano ancora il cinema con la passione che l'ha caratterizzato sin dai suoi esordi".

Il primo cortometraggio scalda il pubblico. "L'ape e il vento", di Massimiliano Camaiti, proietta sullo schermo un Elio Germano alle prese con un vecchio agricoltore che lo aiuta in un momento di difficoltà solo per rivivere la gioia di essere un padre, di prendersi cura di un figlio. È proprio quest'opera a vincere il premio finale per il Miglior Soggetto, per la delicatezza con cui viene raccontata una storia che hanno visto, e vedranno, protagonisti tutti i genitori del mondo.

Il secondo cortometraggio in concorso è venuto direttamente dalla Germania e si intitola "Lights", una storia tragicomica meravigliosamente raccontata da Giulio Ricciarelli in cui un vigile urbano si trova ad essere arbitro di un cambiamento epocale nell'anarchia stradale di un ponte di campagna: l'arrivo del semaforo per regolarne il transito. L'opera spicca per l'originalità e la leggerezza con cui viene raccontata la storia di questo vigile che sogna di diventare un tutore dell'ordine rispettato da tutti. Il cortometraggio viene accolto favorevolmente dalla sala e dalla giuria - composta da Bruno Altissimi, Laura delli Colli, Osvaldo Desideri, Pino Quartullo e Giancarlo Scarchilli - che lo ritiene all'altezza del premio per il Miglior Corto, premio ottenuto ex-aequo con l'opera che l'ha succeduto: "Achille" di Giorgia Farina. In quest'opera ritroviamo un Lando Buzzanca in perfetta forma che, con la sua interpretazione di un ex campione di tuffi impreziosita dalle performance di Monica Scattini e Stefano Fregni nei ruoli dei familiari, si aggiudica inoltre il premio per il Miglior Attore. "Sono 51 anni che faccio questo mestiere - afferma Buzzanca - e sono 51 anni che il settore è in crisi. Basta lamentarsi, cerchiamo le idee giuste e mettiamocela tutta per realizzarle. Ci sono dei giovani bravissimi, dei talenti che tra qualche anno sbocceranno definitivamente. Rifaranno la nostra commedia, perché le storie dell'uomo si ripetono sempre, le angosce, i sogni, le paure e le speranze sono sempre le stesse, sono le voci che le raccontano a cambiare e a rinnovare il nostro cinema". È notizia recente l'uscita del suo prossimo lavoro da protagonista: il documentario "Lando Buzzanca - Uno, Nessuno e Centomila", in cui l'attore ripercorre i luoghi in cui è cresciuto artisticamente e che lo hanno fatto diventare il personaggio noto che è oggi.

"Uno, nessuno e centomila? Lei chi sarebbe di questi tre?" "Nessuno, ovviamente".

Degno di essere menzionato, inoltre, un cortometraggio a stelle e strisce fuori concorso intitolato "The third rule", diretto da Aundré Johnson. Un cortometraggio che, secondo le parole del suo ideatore, "vuole dire a tutti coloro che hanno un sogno, e che vogliono raggiungere il loro obiettivo, di non cercare la via più breve per raggiungerlo, perché la gioia e la soddisfazione che ne deriva è solo una mera illusione. Il vero senso di appagamento è figlio solo dei sacrifici fatti per ottenere qualcosa." Il cortometraggio, oltre a due volti noti del cinema americano come Jason Biggs e Joel David Moore, annovera inoltre anche un gigante della celluloide come Anthony Hopkins: "L'ho conosciuto ad una festa di Natale a Los Angeles nel 1999. Ero appena tornato da Roma, dove ho studiato regia per diversi anni, e ricordo che gli parlai dell'idea e lui tempo dopo mi ha richiamato dicendomi che voleva girare il cortometraggio, che voleva assolutamente prendervi parte." Non esattamente una telefonata che avviene tutti i giorni. Il regista Aundré Johnson, inoltre, ha rivelato che dirigerà "Apartment 23" una serie televisiva comica che racconta la storia di due donne a New York provenienti da zone diverse della nazione, che andrà in onda sull'emittente statunitense ABC. Dei due premi speciali, il Roma/Lazio Film Commission è stato assegnato ad "Achille" di Giorgia Farina, mentre il Premio Regista è andato a Giancarlo Scarchilli che ha omaggiato la sala e il protagonista della sua ultima fatica con alcuni minuti di "Vittorio racconta Gassman", un documentario con cui il regista, svezzato all'arte del cinema dallo stesso Gassman, ha voluto omaggiare il suo maestro a 10 anni dalla sua scomparsa. Nei due minuti che scorrono davanti agli occhi di tutti, il nostro tanto amato Vittorio Gassman racconta il mestiere dell'attore alternando battute come "è un bel mestiere: ti alzi alle 2, fai colazione, ti fai una pennica e lavori con comodo 3 ore al giorno" a momenti di brividi puri quando afferma che "non si recita per guadagnar[s]i il pane, si recita per mentire, per smentirsi, per essere diversi da quello che si è. Si recitano parti di eroi perché si è dei vigliacchi; si recitano parti di santi perché si è delle carogne; si recita perché si è dei bugiardi fin dalla nascita e, soprattutto, si recita perché si diventerebbe pazzi non recitando."

 All'interno del Gran Galà tra un corto e l'altro sono stati assegnati inoltre dei Premi ai mestieri del cinema: all'attrice Piera degli Esposti, all'attore Lando Buzzanca, all'attore giovane  Lorenzo de Angelis, alla regista televisiva Rossella Izzo, al doppiatore Gino La Monica, per le musiche dei film a Maurizio De Angelis, al fonico Tullio Morganti, per il montaggio a Massimo Quaglia, per i costumi a Nicoletta Ercole, per la scenografia a Virginia Vianello, per la fotografia a Antonello Emidi e per il produttore esordiente a Massimo Iacobis. E' intervenuto durante la serata anche l'attrice Ana Caterina Morariu e l'attore Ludovico Fremont che ha presentato il suo prossimo film in uscita "L'affondamento del Laconia"


Corti & Cigarettes 2011 - Gran Galà
Foto di PAOLO MANZINI






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