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mercoledì 27 maggio 2020


Fabiani: discutere sì, ma senza pregiudizi

Il Rettore Fabiani risponde alle critiche avanzate dall’opposizione

20.01.2008 - Lorenzo Biondi



Chiediamo al Rettore Guido Fabiani cosa pensa di www.roma3discute.com, sito nato da chi si oppose alla modifica di statuto che consentirà al Rettore uscente di candidarsi al quarto mandato consecutivo.

Magnifico Rettore, alcuni Senatori accademici che in passato si sono opposti alla modifica di statuto aprono un sito per discutere del futuro dell’Ateneo rivolgendosi a tutti coloro che desiderano un «cambiamento» per Roma Tre. La Dirigenza dell’Ateneo parteciperà a questa discussione?
«Come rettore so bene che nei momenti cruciali della vita dell’Ateneo la discussione e il confronto corretto, libero e trasparente sono necessari elementi di democrazia. L’iniziativa dei colleghi è quindi assolutamente legittima: chiunque può aprire un sito “privato” di discussione, e stimolare il confronto. Ma un dubbio mi rimane: perchè, mi chiedo, non è stato scelto un percorso più istituzionale e garantito? Qualcuno potrebbe ritenere che un sito “privato” lasci degli interrogativi sulla garanzia di trasparenza, soprattutto quando non si esplicitano i criteri e le forme di controllo. Per quanto riguarda “il cambiamento” evocato, ritengo - ma non sta a me esprimere una valutazione - di essermi molto e costantemente impegnato, con tutta la comunità di ateneo, per rendere Roma Tre una istituzione dinamica, qualificata e vivace. Certo, tutto si può migliorare. Ben venga quindi una discussione sui risultati e sulle prospettive, ma sarebbe triste se fosse orientata agli interessi solo di alcuni e basata su valutazioni pregiudiziali o su una dialettica di basso livello.»

Nella lettera di presentazione del sito vengono rivolte forti critiche all’attuale gestione della nostra Università: si parla di «lento declino», di stasi della ricerca scientifica e crisi della didattica. Come risponde a queste valutazioni?
«Per quanto riguarda le critiche, singolarmente mosse già nelle dichiarazioni di apertura del sito, non mancherà certo il modo di rispondere ad esse entrando nel merito. Ma mi sorprendono alcuni dati di fatto: a) tutti i promotori del sito - nessuno escluso - fanno parte della Dirigenza dell’Ateneo; b) qualcuno di loro sta svolgendo il terzo e finanche il quarto (sic!) mandato nelle rispettive cariche istituzionali; c) due dei proponenti che sono presidi hanno avuto fino agli ultimi mesi del 2007 la responsabilità del coordinamento delle commissioni di Senato accademico cui spetta l’impostazione (peraltro sempre condivisa) della politica della didattica e della ricerca dell’intero Ateneo; d) tre dei proponenti, come presidi, hanno avuto, (uno per 3, uno per 9, un altro per ben 12 anni) la responsabilità primaria e specifica della didattica di tre importanti Facoltà di Roma Tre; e) vorrei inoltre che si facesse un confronto tra le politiche di rapporti internazionali condotte dalle presidenze (non dai singoli studiosi) delle tre Facoltà in questione con quella promossa centralmente dall’Ateneo: si otterrebbero risultati istruttivi.»

Con questa iniziativa sei Senatori si espongono in prima persona per evitare che si arrivi alle elezioni «senza dibattito» e con una «candidatura unica»: la sua. Si può allora considerare aperta la campagna elettorale?
«Non solo “sei”, ma tutti i senatori si sono espressi in un ampio e libero dibattito, con apporti molto costruttivi. Istituzionalmente, la campagna elettorale dovrebbe essere aperta dal decano nei tempi previsti dallo statuto. Un dibattito serio, non precostituito nei contenuti, sui problemi che riguardano lo sviluppo dell’Ateneo e gli elementi di rinnovamento da introdurre è, comunque, senz’altro positivo e da favorire con la partecipazione più ampia. La sede però deve essere assolutamente chiara, pubblica, garantita e di alto profilo. Se la candidatura sarà unica non dipende assolutamente da me. Le candidature normalmente riflettono impostazioni programmatiche nate dal confronto e dall’esperienza. Per quanto mi riguarda, sarei lieto se se ne avesse più di una. Se invece ce ne fosse una sola vorrebbe dire, purtroppo, che non c’è varietà di programmi da sostenere, o che scarseggiano le persone che si sentano pronte al duro compito di governare un ateneo. Io mi auguro che ci siano più candidati: ciò darebbe un segnale della vitalità dell’Ateneo e aiuterebbe il confronto leale tra programmi e tra coloro che se ne fanno portatori.»

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