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domenica 22 settembre 2019


Stagiares delusi

In Francia gli stage studenteschi saranno retribuiti. Ma gli studenti protestano: «Non basta»

26.02.2008 - Eva Songini



foto di flickr.com/photos/adrien-bix/66495328/

In Francia ogni stage verrà retribuito, anche quando si tratta di uno stage rivolto ai giovani studenti universitari. Infatti, il decreto sulla “gratification obligatoire” degli stage studenteschi, emanato dal Ministero dell’Istruzione, in applicazione della legge sulle pari opportunità del 31 marzo 2006, determina la regolamentazione dei rapporti intercorrenti tra le aziende e i giovani che vi approdano desiderosi di imparare.

Una bella iniziativa del governo Sarkozy. Agli stagiares francesi spetta il 30% del Salario Minimo garantito, lo Smic. Un minimo di 398 euro al mese. Non male. Soprattutto se si pensa che in Italia la questione è lasciata totalmente in balia delle precarie ed arbitrarie decisioni delle aziende: non esiste una regola uniforme, che anche i meno giovani spesso si trovano costretti ad accettare stage non remunerati.
La normativa francese riguarda quegli stage che vengono spesso svolti nel corso di una “licence” (il nostro triennio), perché richiesti obbligatoriamente dalle Università. Il decreto prevede l’elargizione del salario solo per stage superiori ai tre mesi. Si applica a quei tirocini svolti nel settore privato, nelle associazioni, nelle imprese pubbliche e negli stabilimenti pubblici industriali e commerciali (ne sono esclusi il settore pubblico, la sanità e le amministrazioni locali). Un progetto forse non perfetto, ma un primo passo verso una maggiore considerazione dello sforzo fatto dagli studenti.

Tuttavia, gli studenti francesi non sono affatto soddisfatti. Ciò che ad un giovane studente italiano sarebbe apparso come oro colato, per i colleghi francesi è sembrato uno scandalo indecoroso. Offesi nell’orgoglio scoprire il magro risultato, dopo aver atteso quasi due anni.
Capofila delle contestazioni, l’associazione studentesca Generation Precaire parla di mancato rispetto nei confronti dei giovani in generale e degli studenti in particolare, rivendica que le stagiaire bèneficie d’un vèritable statut intègrè dans le droit du travail. Se i nostri giovani e i nostri studenti si accontentano di abbassare la testa davanti alle decisioni delle aziende per accaparrarsi quanti più crediti formativi possibili, i compagni d’oltralpe non ci stanno. Vogliono di più. 398 euro al mese non sono sufficienti neanche per pagare l’affitto. E visto che l’indipendenza è per i giovani francesi un valore molto più forte di quanto non lo sia per noi, la protesta si preannuncia di forte intensità.

Conosciamo gia il rigore e la determinazione delle associazioni studentesche francesi, le stesse che hanno catturato l’attenzione dei media con le loro apparizioni in maschera durante le manifestazioni sindacali dell’ottobre del 2005, le stesse che hanno manifestato nel novembre dello stesso anno davanti alla fermata della metro “Ecole militare” e alla Confindustria francese. Se la volontà è di farsi sentire, gli studenti francesi lo faranno sicuramente. E chissà che, alla stregua delle rivoluzioni del XVIII secolo, quella francese non possa essere la scintilla per una mobilitazione a carattere internazionale?
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