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domenica 20 settembre 2020


Sim City all’Università

Il celebre videogioco gestionale, nella sua ultima edizione, verrà utilizzato come strumento didattico.

26.02.2008 - Marco Valerio Moretti



foto di flickr.com/photos/bellavite/34254675/


Immaginate una città dell’antico Impero Romano, il cui bilancio sia in pesante deficit e costretta a funzionare grazie ai crediti accordatigli da Roma. Bisogna rilanciare le attività produttive se si vuole uscire da questa situazione di stallo, ma per farlo c’è bisogno di sesterzi: La soluzione più semplice ed immediata, per il Governatore, è quella di colpire le tasche dei cittadini con tasse, imposte e balzelli vari. Ma attenzione: se si esagera, potrebbero nascere dei focolai di rivolta, quindi bisognerà aver cura di garantire alla popolazione svaghi, teatri, anfiteatri e ippodromi, oltre ad organizzare per loro festività in occasione delle quali non dovranno mancare molte botti di vino. Se il governatore, usando i soldi delle tasse, riuscirà a dare propulsione all’industria e al commercio, la pressione fiscale potrà essere ridotta, le festività continuare ed anche aumentare, la provincia diverrà florida e la popolazione felice.


Di cosa stiamo parlando? Nient’altro che di un (relativamente) vecchio videogioco. A dire il vero, però, come si può facilmente notare, dell’altro c’è, eccome. I cosiddetti giochi “gestionali” non fanno altro che simulare, in maniera ovviamente semplificata e fruibile a una larga parte del pubblico, l’organizzazione e il governo di una città, di una regione, di uno stato, costringendo il governatore, o sindaco, a occuparsi degli aspetti economici e sociali della realtà cittadina, come anche, spesso, di quelli culturali e militari, nonché quelli relativi alla salute e alla sicurezza. Le enorme potenzialità didattiche di questo tipo di giochi, che noi giovani utenti avevamo intuito già da tempo, sono state finalmente scoperte anche dal mondo accademico italiano, seguendo a ruota ciò che è già da tempo in uso in America, in Inghilterra ed in Giappone. Amerigo Cicchetti, professore di Economia e Gestione dei servizi presso la Facoltà di Economia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ha annunciato di voler inserire Sim City Societies nel materiale didattico del corso, ritenendolo un utile strumento di supporto per gli studenti che vogliano aspirare a diventare “City Manager”, cioè responsabili delle politiche urbane. Sim City è il capostipite di questo tipo di giochi, senz’altro il più famoso e venduto in tutto il mondo, e vanta una moltitudine di ristampe e di edizioni successive, che sono andati a formare una vera e propria “collana”, della quale “Sim City” del 1989 è il primo volume, Sim City Societies l’ultimo. Il videogioco è stato sviluppato dalla Tilted Mill Entertainement, pubblicato dalla Electronic Arts (EA), e rilasciato il 13 Novembre 2007. L’oggetto delle strategie organizzative che il giocatore è chiamato a pensare e mettere in pratica è, in questo gioco, una metropoli moderna, con annessi problemi di occupazione, viabilità, inquinamento, politica degli alloggi. I valori sociali che il Governatore è chiamato ad incrementare e a mettere in ordine prioritario sono produttività, prosperità, creatività, spiritualità, autorità e conoscenza.

Si tratta del primo titolo della serie non sviluppato dalla Società del suo autore Will Wright, la Maxis. Wright, quando alla fine degli anni ottanta creò Sim City, prese spunto proprio da modelli gestionali di stampo teorico e accademico: Egli prese a riferimento le lezioni e le pubblicazioni di Forrester, docente del Massachusetts Institute of Technology di Boston, e la sua dinamica dei sistemi. Si tratta di creare attraverso i computer dei modelli che rappresentino la realtà utilizzando una serie di variabili, e di lavorare su di essi per pensare strategie d’azione e soluzioni. Il modello Urban Dynamics fu teorizzato da Forrester alla fine degli anni sessanta, e riproduceva la realtà cittadina in molti dei suoi aspetti e delle sue problematiche, utilizzando dieci variabili.
Nonostante sia a mio parere uno dei più indicati, non è il primo videogioco ad essere utilizzato dalle Università italiane: nel 2006 un’altra università privata, l’Università Cattolica di Milano, aveva già iniziato a strutturare i propri corsi di economia aziendale sulla realtà creata da The Sims, videogioco sviluppato anch’esso da Wright, in cui si deve gestire la vita privata delle persone piuttosto che l’organizzazione della metropoli nel suo complesso.
Salutiamo con piacere questo tipo di sperimentazioni, sperando che esse non rimangano confinate solo alla, evidentemente, più coraggiosa, istruzione accademica privata.

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