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giovedì 06 agosto 2020


Il rilancio europeo

12.11.2007 - Nicola Liguori



L’Unione Europea è nuovamente in marcia.
L’accordo raggiunto il 19 ottobre scorso a Lisbona, tra i 27 capi di Stato sul “mini Trattato”,  chiude un lungo periodo di crisi istituzionale e dona finalmente all’Europa i mezzi d’azione corrispondenti alle sue ambizioni.
A tale riguardo,  l’adozione di una Dichiarazione comune tra N.Sarkozy, A.Merkel e G.Brown,  delinea l’ambizione europea volta a creare le basi per un coordinamento più efficace a livello internazionale, un’evoluzione più ragionata degli scambi, il rafforzamento della stabilità economica e la trasparenza finanziaria.
I compiti dell’Unione Europea, oltre a mantenere le condizioni economiche favorevoli, verteranno sullo sviluppo di iniziative a sostegno delle imprese.
Il primo paese guida è stato la Francia, che anche grazie all’apposita commissione di studio voluta da Sarkozy sulla crescita economica interna presieduta da Attali e formata anche dagli italiani Monti e Bassanini, ha già presentato all’Unione Europea due proposte: la prima mira al rafforzamento della politica industriale comune sviluppando i partenariati pubblico-privati; la seconda ad aiutare le Piccole Medie Imprese, attraverso la creazione dello “Small Business Act europeo” , simile a quello americano già esistente, che raccolga e destini parte del finanziamento pubblico europeo alle aziende più innovative.
L’Europa, per andare incontro ai problemi legati alla creazione di posti di lavoro e quindi maggiore occupazione, dovrà mettersi al livello delle economie piu’ competitive, pur essendo consapevole dell’esistenza dei fattori di rischio legati ai cambiamenti climatici e demografici. A riprova di cio’ il dibattito sul futuro delle politiche comunitarie e del loro finanziamento sarà un’occasione unica di dialogo e di confronto per i ventisette Stati. Nello stesso tempo dovrà essere piu’ presente sulla scena economica internazionale, per dare una giusta e comune risposta alla globalizzazione e all’affermazione dei paesi emergenti.
Il dialogo con la Cina in merito agli scambi economici non basta. Occorre andare piu’ lontano: difendere le regole della protezione dei  marchi e promuovere una concorrenza leale, mirando a creare un organismo ad hoc per la contraffazione e per favorire di conseguenza il  mercato interno.
Non va dimenticato il potenziale di crescita dei nostri vicini europei ove è racchiuso tutto il senso del nuovo allargamento con i paesi dell’Europa centrale e orientale. E ancor di più la nuova dimensione e i nuovi mercati che potrebbero aprirsi con la creazione dell’Unione Mediterranea.
L’Europa, una volta ratificato l’accordo di Lisbona, dovrà mostrare al mondo intero i propri valori e trasmetterne i veri significati.
Portare avanti concretamente questa ambizione è l’oggetto del nuovo Trattato: la presidenza stabile, l’alto rappresentante per gli Affari Esteri, la politica comune, il rafforzamento del ruolo del Parlamento Europeo serviranno come punto di partenza per una vera Unione politica.
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