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sabato 26 settembre 2020


Punto primo: per garantire il pluralismo d’informazione occorre risolvere il conflitto d’interessi



Intervista a Giuseppe Giulietti, deputato DS e portavoce dell’associazione Articolo 21 a protezione del pluralismo d’informazione e della libertà di stampa

09.03.2008 - Stefano Tretta





Onorevole Giulietti, l’Italia è ammalata di sindrome da informazione repressa?
I
l nostro paese soffre di tanti problemi, non secondario quello dell’insufficiente pluralismo informativo. Direi che la libertà di stampa esiste, ma va garantita e difesa in maniera continuativa e decisa.

Come collega il pluralismo d’informazione alla mancata risoluzione del conflitto d’interessi?
E’ una grave e precisa colpa del governo di centro-sinistra non aver fatto nulla per risolvere questo grave deficit di libertà, che rappresenta una metastasi del sistema democratico. Persistere nell’errore di non porre fine a quest’anomalia informativa tutta italiana è una vergogna.

Ed è possibile che ora Berlusconi possa tornare al governo e nessuno avrà intaccato la sua posizione di monopolio… Come spiegare tutto ciò?
Per non cadere nel tranello dell’antiberlusconismo, occorre specificare che non si tratta di attuare una norma ad personam, perché i conflitti d’interesse si stanno moltiplicando, Non si capisce più chi è il controllato e chi sono i controllori, sono sotto inchiesta i gruppi che perseguono la legalità, si mettono sotto inchiesta le Iene e si identificano come giustizialisti (ad esempio, Travaglio) chi fa informazione scomoda e trasparente.

Si pensa che il governo Prodi non abbia voluto né potuto attuare la legge sul conflitto d’interessi, che pure rappresentava uno dei punti qualificanti e più sentiti del suo programma. Che ne pensa?
Un governo come il precedente, compresso nella sua eterogeneità, non aveva i numeri per approvare un serio riordino del sistema informativo e radiotelevisivo, né poteva contare sul supporto di un’opposizione evidentemente impossibilitata ad offrire una sponda. Ricordo che, infatti, il dialogo sulle riforme si è interrotto quando Berlusconi ha espresso il niet alla riforma della Legge Gentiloni.

Quest’ultima era un buon tentativo di riforma?
Rappresentava un moderato primo passo nella giusta direzione. Per risolvere l’inghippo, serve che i partiti escano dalla RAI e da Mediaset, abbandonino il controllo dei mezzi d’informazione. Solo dei media indipendenti potranno lavorare per far sì che l’operato della classe politica si più chiaro e trasparente.

Politica e giornalismo, dunque. In che rapporto devono stare i due mondi? Esiste la famosa obiettività mediatica?
No. Chi fa informazione prende sempre parte di ciò di cui scrive. Non mi piacciono quei media che ostentano l’equidistanza e l’obiettività. E’ meglio far sapere al lettore da che parte si sta e permettergli farsi un’opinione sulla base del confronto di più fonti: seguiamo l’esempio del tipico giornalismo anglosassone, che si basa proprio su questo. Essere giornalista è un compito duro: bisogna avere la forza di tenere la schiena dritta, fare inchieste scomode, argomentare le proprie idee, far emergere il vero. Ma meglio schierarsi ed essere sinceri che nascondersi dietro una falso principio di obiettività.

Nel mondo globalizzato dell’informazione, assumono sempre più risalto il pianeta dei blog e dei media indipendenti. Come giudica la loro ascesa?
Nel modo più positivo possibile. Essi rappresentano proprio la costituzione della base del pluralismo informativo: più fonti esistono, più chi legge può farsi la propria idea. Ben vengano fonti nuove, agili, moderne, che allarghino il bacino dell’informazione.
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