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domenica 05 aprile 2020


Laureati: preparati e senza lavoro

12.03.2007 - Paolo Ribichini



Alma Laurea, il principale consorzio universitario italiano, rende noti i dati relativi all’occupazione dei laureati italiani nel 2006. I dati non sono per nulla confortanti. Solo la metà dei laureati trova un impiego soddisfacente entro un anno: il 45% dei laureati triennali e il 52% dei laureati con il vecchio ordinamento (non sono noti i dati relativi ai laureati magistrali). Inoltre, il primo stipendio è relativamente basso e si aggira intorno ai 969 euro mensili. Comparando i dati degli ultimi 5 anni è facile notare come le condizioni in cui si trovano i neo-laureati sono in continuo peggioramento. Solo 5 anni fa il 56,9% dei neo-laureati trovava lavoro in un anno, guadagnando mediamente 1.015 euro al mese. Se nel 2005 il 40% dei neo-laureati triennali riusciva a stipulare un contratto a tempo indeterminato, nel 2006 tale percentuale è scesa al 33%. Non va meglio ai laureati nel vecchio ordinamento: la percentuale dei contratti a tempo indeterminato si attesta al 38%.
L'Italia vanta il minor numero di laureati che ha trovato un impiego soddisfacente a cinque anni dalla laurea: l'86,4 per cento contro una media europea pari all'89 per cento.

In questa situazione mi chiedo perché lo Stato spende tantissimi soldi per la formazione di giovani che al nostro mercato del lavoro non servono? È l’università che è sempre più lontana dal mercato del lavoro oppure è il mercato del lavoro che si sta appiattendo verso un livello formativo basso? E perché nell’attuale maggioranza chi dovrebbe difendere le classi più disagiate si preoccupa tanto di chi un lavoro protetto ce lo ha già (i metalmeccanici),o di chi già ha una pensione? Perché il Governo non si impegna in una vera lotta al precariato? I giovani hanno prospettive di vita più sconfortanti rispetto ai propri genitori (è la prima volta che accade nell’Italia repubblicana): solo precariato, senza una prospettiva di pensione per la vecchiaia, senza una protezione sindacale. Le vera classe disagiata, i nuovi proletari sono i giovani. Un paese che non è in grado di dare occupazione alla sua giovane eccellenza, è un paese che non investe nel futuro. Un paese di perpetui che credono di saper interpretare il pensiero dei giovani e non fanno altro che mantenere lo status quo.

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