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lunedì 28 settembre 2020


Collettivi universitari: I nomi non ci interessano

Intervista con il collettivo universitario di Scienze Politiche, rappresentato per l’occasione da Francesco e Tommaso.

12.04.2008 - Marco Valerio Moretti



Il Collettivo universitario, gruppo politico di sinistra contestatrice, è attivo a Scienze Politiche da cinque anni ormai, e tornerà a correre per le elezioni universitarie sia a livello di Ateneo che a livello di Facoltà, con la lista Coscienze Politiche. Abbiamo discusso delle loro candidature e della loro idea di rappresentanza con Francesco e Tommaso.

Dunque, i collettivi universitari concorreranno alle prossime elezioni universitarie. Ci sono dubbi su liste e candidature oppure è già tutto deciso?
«Abbiamo un’idea di rappresentanza per cui le candidature rappresentano un mezzo e non un fine. Per questo non abbiamo ancora deciso i nomi, ciò che ci interessa non sono i nomi ma i contenuti. La delega è puramente simbolica, e presenteremo una rosa ampia di candidati per motivi puramente legali.»

Parliamo di quest’ampia lista e della connessa rotazione delle cariche.
«Siamo abituati a presentare tanti candidati, un nome è adatto come un altro per una ristretta contingenza temporale. Ci dividiamo gli incarichi, e non facciamo campagna sui nomi bensì sui contenuti.»

Ma se nel principio di rappresentanza credete così poco, perché candidarsi?
«Non è che non ci crediamo, semplicemente a differenza di altre liste che spingono determinati nomi per motivi personalistici, crediamo che il discorso vada allargato. Non ci presentiamo per fare carriera personalmente.»

Quindi non c’è proprio nessun collegamento con le sezioni di partito?
«Assolutamente no. Anzi ciò che noi critichiamo è proprio il personalismo in politica, ancor più evidente a livello universitario. Basti guardare le liste che spuntano fuori da ogni dove per un’evenienza politica momentanea, per la contingenza del caso, o ancora per sostenere i propri candidati, come fanno le liste legate a CL o al centro-destra, ma anche quelle legate allo stesso PD.»

I programmi concreti quali sono?
«
Non ci basiamo su programmi stilati per la contingenza elettorale. Noi portiamo avanti battaglie in linea generale - per il diritto allo studio, contro il numero chiuso, e via dicendo. Dal punto di vista pratico, questo si può anche concretare in alcuni discorsi concreti, come ad esempio la questione della mensa universitaria. Qui a Scienze Politiche, ad esempio, non c’è una mensa: sarà costruito un bar da parte di privati e non dell’Adisu, un bar che avrà prezzi calmierati solo in un primo momento. Ancora, il caro affitti: riteniamo assurda l’idea di organizzare il campus che si vuole costruire secondo prezzi di mercato. Ci sono paesi, come ad esempio quelli scandinavi, dove il diritto allo studio è molto più tutelato.»

Ricevete molte critiche per l’occupazione dell’auletta studenti, in più di una Facoltà. Come vi ponete rispetto alla questione?
«Riceviamo queste critiche da sempre. Crediamo fondamentale l’esistenza di un luogo fisico di aggregazione all’interno dell’Università. È un luogo di politica, è vero, ma è anche un luogo di studio, di aggregazione sociale, ed è la base di molte attività. Per esempio, affittiamo film e mettiamo libri a disposizione degli studenti. Ci sono tanti spazi inutilizzati e ne abbiamo preso uno per creare qualcosa di rilevante a fini sociali. Ben vengano le critiche, le accettiamo, ma non mi sento di dire che abbiamo espropriato l’università di qualcosa.»

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