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sabato 04 aprile 2020


Azione Universitaria: ideali, non ideologia

Intervista con Luca Famiani, rappresentante uscente del Consiglio di facoltà di Scienze Politiche, lista di Azione Universitaria (AU)

20.04.2008 - Stefano Tretta



Partiamo dal programma. Quali sono le vostre priorità? Su quali tematiche si impegna la vostra lista?
Noi abbiamo portato avanti da lungo tempo alcune battaglie fondamentali, quali la revisione del sistema di tassazione, contro gli aumenti indiscriminati, e per le strutture di accoglienza e sistemazione degli studenti, i punti ristoro, la dislocazione dei servizi studenteschi.

Cose molto concrete, dunque. C’è posto, invece, per l’ideologia e l’appartenenza partitica nelle rappresentanze studentesche? O è meglio lasciarle fuori?
Non rispondiamo ad un’ideologia, infatti, bensì seguiamo dei valori e degli ideali ben precisi. È cosa completamente diversa: essi sono quelli su cui si fonda il nostro agire quotidiano, e che quindi qualificano la nostra azione in università. La critica all’uso dell’ideologia è giusta, ma non è da rivolgere a noi: come detto, noi ci basiamo su grandi ideali, come la giustizia sociale, l’onestà, la correttezza.

Come si presenta la destra studentesca alle elezioni? Uniti o divisi? Risentite all’interno della vostra lista delle scissioni che avvengono nella politica nazionale?
Sposterei la questione su due piani. E’ vero che AU nasce da quello che fu il progetto di Alleanza Nazionale, ma le nostre scelte sono state sempre indipendenti dall’azione partitica. Non ci sentiamo rappresentanti di nessuna lista, né vorremmo esserlo. Qui nessuno impone niente, abbiamo libertà totale. E così deve essere: la dinamica politica nazionale è un altro discorso, è impossibile legare le esigenze degli studenti alle dinamiche politiche.

Sono in vista le elezioni per il nuovo Rettore. AU è stata sempre molto critica nei confronti di Fabiani. Da che dipende il vostro atteggiamento di aperta contestazione?

E’ una critica a 360 gradi, che discende dalla lottizzazione di potere di una certa area politica nell’ateneo, visibile a tutti. Critichiamo Fabiani nel metodo (le modalità di modifica dello statuto sono altamente discutibili) che nel merito della sua azione da Rettore: ha dimostrato di essere al servizio dei poteri forti, non ha fatto crescere l’ateneo così come doveva. E’ responsabile, dovrebbe pagare dimettendosi e certamente non ricandidandosi.

Le elezioni studentesche spesso sono caratterizzata da una bassa affluenza alle urne. Come ti spieghi questo fenomeno? Vi sentite sminuiti da questo fattore?
No, chi svolge il ruolo del rappresentante lo fa perché è animato da una sana passione civica e sociale: è ininfluente se rappresenta 100 o 1.000 studenti. E comunque noi lavoriamo per tutti, anche per chi non ci ha votato. In secondo luogo, chi non partecipa alle votazioni, non può però lamentarsi se l’università non va come dovrebbe: purtroppo, vota poca gente perché è diffusa l’idea che l’espressione studentesca sia marginale, invece, pur tra mille difficoltà, c’è spazio per contare e agire.

Veniamo al tema del numero chiuso: favorevoli o contrari?
Potremmo fare proclami populistici, come fanno altre liste, e dire che servono porte spalancate a tutti e nessun distinguo. Invece, siamo per un discorso di responsabilità: se le strutture e le possibilità permettono ad un determinato numero programmato di studenti di frequentare, perché non si dovrebbe mettere un limite alle iscrizioni? Esso serve a migliorare la qualità di chi ne beneficia e avvalora il titolo universitario. Altrimenti facciamo un’altra Sapienza, e non credo sia un obiettivo positivo.

Collaborazione con altre liste: aperti al dialogo o avete preconcetti verso qualcuno?
Chiunque potrà affermare che abbiamo sempre lavorato bene con tutti, e che siamo collaborativi e cerchiamo sempre un approccio inclusivo alla soluzione dei problemi con gli studenti. Lamento il fatto che solo con un’altra lista di posizioni antitetiche alle nostre non c’è possibilità di dialogo, nonostante i nostri sforzi: sono loro ad avere pregiudizi, in quanto non riconoscono il nostro legittimo ruolo.
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