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venerdì 25 settembre 2020


Fidarsi del Caimano

Non c’è altra strada: bisogna fare le riforme assieme.
Il centro-destra governerà da solo e il PD opporrà ricette alternative: ma alcune cose si possono, anzi si devono fare assieme. La lista è lunga: quando si parte?

20.05.2008 - Stefano Tretta



foto di fhttp://www.flickr.com/photos/ramongris/2406306934/sizes/l/

Il discorso alla Camera di Silvio Berlusconi è stato un capolavoro di tattica politica, poche storie.
Si è presentato come il vincitore magnanimo, il “Cavaliere Ecumenico”, per dirla con Massimo Giannini di Repubblica. Ha aperto all’opposizione, legittimandone il ruolo, ha fatto autocritica per gli errori passati, ha adoperato inusuali parole di gratitudine alle istituzioni e al presidente della Repubblica. Si è mostrato disponibile al dialogo, forte di un chiaro successo elettorale, ma non per questo disposto a riformare il paese senza l’aiuto delle forze avverse.

I toni che ha usato sono quelli di chi, in questa legislatura, vuole atteggiarsi a statista. Dopo aver chiuso con le pendenze del passato (niente più comunisti da combattere, -quasi-niente più processi da evitare, niente più guerre di religione fra berluscones e anti-berlusconisti), la stagione che si apre dinanzi a noi è nuova.
Che l’aria sia mutata è facile rilevarlo: basta vedere la composizione delle aule parlamentari. Ci sono solo 6 gruppi parlamentari, è sparita la sinistra massimalista e comunista, il partito più a destra è il PDL, di cui la componente di AN sembra aver chiuso con i fantasmi del passato e ha avuto la piena e definitiva legittimazione politica con la vittoria di Alemanno a Roma e l’elezione di Fini a Presidente della Camera, mentre a sinistra si staglia il PD, forza politica progressista di stampo riformista, proiettato nella costruzione di una nuove identità, senz’altro slegata dalle ideologie novecentesche, forse non ancora nei nomi dei leader ma sicuramente nel programma e nell’approccio ai temi trattati. C’è l’IDV rimasta a fare opposizione “anti-berlusconiana a prescindere”: Di Pietro non si fida del Cavaliere, lo delegittima e continua nella sua guerra corpo a corpo. E’ l’ultimo giapponese a gridare che la guerra non è ancora finita: forse ha ragione, occorrerà aspettare la maggioranza sui fatti per dirlo con chiarezza, forse il PD si butterà in un vicolo cieco se scenderà a patti con il PDL su alcune riforme.
Ma è l’unica strada. Vediamo perché.

L’opposizione si trova in mezzo ad un guado: da un lato c’è la pericolosità dell’attraversamento, dall’altro l’opportunità di girare pagina e migliorare davvero lo stato del Paese.
Berlusconi ha detto chiaramente che governerà da solo (e lo farà concretamente e in tempi brevi, c’è da crederci: sa che la gente non potrebbe perdonargli ritardi o inefficienze), ma chiederà il supporto dell’opposizione sui temi di riforma costituzionale ed istituzionale, oltre che aspettarsi che alcune decisioni economiche o di natura sociale (pacchetto sicurezza, abolizione ICI, detassazione straordinari, riforma della P.A., etc.etc…) siano votate ad ampia maggioranza.
E’ un’occasione storica per svecchiare regolamenti d’aula e burocrazie legislative, per mettere mano alla Costituzione nell’ottica di ridurre il numero dei Parlamentari, attuare il Senato Federale, riformare la legge elettorale, tagliare privilegi e rimborsi inadeguati. E la lista non finirebbe qui.
Qual è il rischio? Il “vecchio Berlusconi” ha dato prova di essere inaffidabile sul tema delle riforme condivise e non “ad personam”: tante volte aveva dato al disponibilità al dialogo (dalla Bicamerale alla recente bozza di riforma elettorale), altrettante si è tirato indietro al momento della verità.

Inseguirlo sul tema della responsabilità condivisa e dell’impegno comune rappresenta un rischio: tuttavia, è un pericolo da correre, fissando, però, confini e regole in maniera chiara.
Per questo, il PD deve mettere sul tavolo anche la riforma della RAI, la legge Gasparri e il conflitto d’interessi; per questo, si deve parlare di federalismo in chiave solidale e di unità nazionale e non solo come anticamera di un paese definitivamente a due velocità; per questo, occorre essere prudenti, non fidarsi delle parole ma osservare i fatti, stare alla calcagna del governo discutendone i fatti, senza pregiudizi, con un’opposizione ferma e rigorosa, ma capace di scegliere la strada della condivisione responsabile e disponibile a patteggiare col vecchio nemico.
La legislatura partita pochi giorni fa è decisiva: per l’Italia, dato che non possiamo più permetterci un paese bloccato e sfiduciato; per il PDL, perché sa che non può fallire la prova del governo; per Berlusconi, se davvero vuole passare alla storia come uomo politico di caratura e non solo autore di gaffes e leggi personalistiche; per il PD, che deve darsi un’identità riformista e definita, sfruttando il periodo d’opposizione per rendersi credibile agli occhi dell’elettorato e puntare alla vittoria nelle prossime elezioni.
Ma da un punto non si scappa: serve condividere la responsabilità di alcune riforme per far ripartire l’Italia.
Per questo, si è obbligati a fidarsi di Berlusconi, stando attenti a dare la mano senza farsi prendere il braccio.

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