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sabato 28 marzo 2020


Quando laurearsi è una perdita di tempo

Il sistema economico non ha bisogno di laureati. Per questo un giovane laureato su due è sottoccupato

22.07.2008 - Paolo Ribichini



Si è laureato ma si è dovuto accontentare di un impiego per il quale non è richiesta la laurea. Quante volte lo abbiamo sentito dire? Molte volte, forse troppe volte. Si chiama “sottoccupazione”.
In Italia un giovane su due si ritrova sottoccupato. È il disastroso risultato emerso dal sondaggio condotto dal Censis per il Word Social Summit.
«L’asimmetria crescente tra domanda e offerta di lavoro sta sempre più ampliando la forbice della sottoccupazione, vale a dire il numero di quanti svolgono un lavoro inadeguato rispetto al livello di competenze e di istruzione posseduti», è quanto è scritto nel rapporto del Censis.
I sottoccupati in Italia sono il 18,7% del totale dei lavoratori. Nello specifico dei sessi, risulta che le donne sono più sottoccupate degli uomini (19,8% contro il 17,9%). Tuttavia, guardando i dati relativi alle classi di età, i più colpiti dal fenomeno sono i giovani. Risulta sottoccupato il 28,2% dei giovani con meno di 34 anni. Tra i lavoratori laureati la percentuale raggiunge circa il 30% che sale ulteriormente raggiungendo punti critici tra le donne con il 37,4% e, soprattutto, tra i giovani. Risultano sottoccupati il 48,4% dei lavoratori laureati con meno di 34 anni.
La difficoltà per i laureati di trovare un impiego adeguato alle proprie conoscenze, mette in luce l’inadeguatezza del sistema economico-produttivo del nostro paese. La nostra economia non ha bisogno di figure specializzate non produce beni che richiedono specializzazione. Eppure tutte le economie mondiali richiedono tassi di specializzazioni crescenti. In Italia abbiamo troppi laureati rispetto alla domanda, eppure questi risultano una percentuale bassa della popolazione, se confrontata con quella dei laureati di altri paesi europei. Il fatto, poi, che un giovane laureato su due risulta sottoccupato, significa che il sistema non sta investendo sulle nuove generazioni, non crede in loro e che l’invecchiamento del paese non riguarda solo il piano demografico e quello politico.

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