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mercoledì 23 settembre 2020


Chi confonde il terrorismo con il diritto di espressione

15.05.2007 - Stefano Tretta



«Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta»
«Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. È giusto così. Assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma c'erano due ladroni».

Eccole, le frasi incriminate.
Terrorismo, vilipendio alla religione, vili attacchi al Santo Padre, critica sociale assolutamente inappropriata. Se ne sono sentite tante, in questi giorni, sulle esternazioni che il comico-presentatore Andrea Rivera ha fatto dal Palco del Primo Maggio durante il classico concertone di piazza San Giovanni.
Io continuo a non capire. Mi sforzo, ma non riesco a comprendere.
Se nemmeno più il diritto di opinione è permesso in questo paese, ma di che cosa vogliamo parlare? Da che vogliamo difenderci? Quali valori vogliamo portare avanti per migliorare la nostra società?
Io credo che la base etica e civile dei nostri comportamenti, come cittadini italiani, sia la Costituzione.
Ed è la stessa Costituzione, nell’articolo 21, proprio nel settore dedicato alla tutela dei diritti civili del cittadino, a sottolineare come “…tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Le frasi di Rivera, badate bene, non sono né satira né attacco indebito basato su cose false.
Ha semplicemente esposto dei fatti. E’vero che la Chiesa rifiuta la dottrina dell’evoluzionismo, com’è vero che il messaggio dogmatico e precettale è rimasto lo stesso, dai tempi di Pietro fino a quelli di oggi, mentre la società è cambiata, e ritengo che il mutamento sociale, in duemila anni, sia un fenomeno del tutto normale.
E’vero che la Chiesa ha rifiutato di celebrare i funerali religiosi per Piergiorgio Welby, malato di SLA che con grande dignità ha portato avanti una tenace battaglia in nome del diritto all’eutanasia, nei casi prestabiliti. Così com’è vero che, invece, per dittatori sanguinari e assassini corrotti ha dato il via libera alle celebrazioni funebri in Chiesa.
Io non vedo come possano sussistere quelle minacce terribili che spingano l’Osservatore Romano a parlare di terrorismo. Avrei capito, anche se non condiviso, se le gerarchie clericali avessero parlato di provocazioni inutili, dato il clima che si è creato attorno alle minacce di morte perpetrate al presidente della Cei Bagnasco.
Ma terrorismo è ben altro, e la Chiesa dovrebbe ben saperlo e riconoscerlo. Veramente, bisogna avere buon senso nel dosare le parole, ma non nel limitare il diritto di espressione, bensì nell’adoperare con cognizione di causa alcuni termini importanti.
Il terrorismo uccide milioni di persone. Il terrorismo ha lacerato l’Italia durante gli anni di piombo. Il terrorismo è un fatto così dannatamente serio che nessuno può permettersi di adoperare il termine con leggerezza.
Nessuno.

Non è limitando i diritti civili che la nostra società potrà evoluire, e aprirsi alle sfide del nuovo millennio. Non è con l’immobilismo dogmatico e il rintanarsi nelle nostre ferree convinzioni che potremmo agire per l’integrazione e la cooperazione dei popoli. Che qualcuno lo spieghi alle gerarchie clericali, e magari gli dica anche che, se prendessero esempio dai tanti preti che quotidianamente escono dalla rigidità dei dogmi ecclesiastici e si battono per un mondo migliore insieme al mondo laico, si compierebbe un enorme passo avanti.

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