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sabato 04 aprile 2020


La tragedia dell'Aquila, un film già visto

I terremoti non si prevedono, piuttosto si prevengono. Ma la politica se ne ricorda sempre dopo

11.04.2009 - Paolo Ribichini



Una scossa violenta, così, nel cuore della notte. Si è infilzata tra i sogni e gli incubi degli abruzzesi, in una notte come tante. L'Aquila sembra una città bombardata. Il panico per le strade si allunga tra le macerie e nell'aria densa, satura di polvere. Dopo quell'attimo, per molti non rimane più niente.

Di fronte a questa immensa tragedia esplodono violente le polemiche. Ci pensano i giornalisti, prima degli altri. Per tutta la settimana scorsa su molti giornali si è scritto dell'ormai famoso tecnico, Giampaolo Giuliani, in grado, secondo alcuni, di prevedere i terremoti. «Tragedia annunciata!», scrivono in molti, «Si poteva prevedere», riferiscono alcuni altri. Ma perché fomentare una polemica sulla prevedibilità dei terremoti? Che senso ha screditare il capo della Protezione Civile Bertolaso il quale non ha creduto a Giuliani e anzi lo ha denunciato per procurato allarme quando aveva pronosticato un terremoto di forte intensità con epicentro sotto il paese di Sulmona entro la fine di marzo, terremoto che non si è verificato? In fondo tutti gli scienziati e sismologi sono convinti che non è possibile prevedere l'ora e il luogo del terremoto. È vero che ci si attendeva un grosso terremoto in Abruzzo ma prevedere il luogo è praticamente impossibile. Non si può certamente far evacuare una regione intera di un milione e mezzo di abitanti.

In realtà il problema non è tanto riuscire a prevedere i terremoti, quanto costruire case che rispettino le norme antisismiche. La magnitudo registrata nella scossa di lunedì mattina è definita dai sismologi di entità media. In Giappone una scossa come quella non provoca danni e morti. Eppure ha devastato una città intera in Italia. Molti nuovi edifici sono crollati, soprattutto quelli costruiti con denaro pubblico come l'ospedale e la prefettura e quelli privati costruiti negli anni sessanta e settanta. Come scriveva martedì il Manifesto in prima pagina, questa è una "catastrofe umana" e non una catastrofe naturale. Le persone non muoiono a causa del terremoto, ma quasi sempre per l'implosione delle proprie case. Allora molto o quasi tutto dipende da come queste vengono costruite.

Perché, quindi, si sta polemizzato sul nulla e non si è parlato di altro? Non è importante sapere quando e dove arriva, fondamentale è sapere di vivere in una casa sicura. Un piccolo dettaglio che lunedì e martedì è sfuggito a gran parte dei giornalisti, scaricando su Bertolaso una responsabilità che in realtà è diffusa, divisa equamente tra costruttori, amministratori e tecnici. Poi l'inchiesta di Repubblica ha dato modo che si aprisse un'inchiesta. Il cemento armato è di pessima qualità. E poi i piani di evacuazione e le esercitazioni antisismiche che non sono mai state fatte.

La morte di quei bambini schiacciati dalle mura della propria scuola sbriciolatasi a San Giuliano di Puglia non ha insegnato niente.

 

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