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giovedì 24 settembre 2020


Quando il lavoro è mascherato da studio

Un’inchiesta dell’Unione Europea mette in evidenza le problematiche che affrontano i giovani nell’entrare nel mercato del lavoro e come vengono sfruttati dalle aziende attraverso gli stage

01.10.2007 - Paolo Ribichini



Quando si parla di stage, si pensa subito alla formazione lavorativa. Tuttavia gli stage aziendali sono qualcosa di veramente lontano dalla formazione e sono piuttosto lavori camuffati da periodi di studio. Il problema non sembra esclusivamente italiano ma bensì europeo. Infatti, la stessa Unione Europea si è attivata affinché si avvii un processo di controllo sulle aziende che predispongano stage, dopo aver condotto un’indagine su tutto il territorio dell’Unione.

In Europa un giovane su sei abbandona gli studi prima del raggiungimento del diploma di scuola superiore, mentre 4,6 milioni giovani tra i 15 e i 24 anni sono disoccupati. Una situazione piuttosto paradossale se si pensa al fatto che l’Europa vive un netto rallentamento demografico che deve essere compensato con manodopera extra-comunitaria. Ma c’è di più. Un giovane su quattro non ha acquisito abbastanza conoscenze, una volta diplomato, per entrare nel mondo del lavoro, mentre uno su tre non ha trovato ancora impiego dopo un anno dal proprio ingresso nel mondo del lavoro. La Commissione Europea sottolinea le problematiche che i giovani di oggi incontrano nel mondo del lavoro, rispetto ai loro genitori 20-30 anni fa: precariato e flessibilità, maggiore specializzazione richiesta, rifiuto di intraprendere lavori ritenuti squalificanti. A questi problemi si aggiunge un meccanismo inadeguato che guida il giovane diplomato o laureato all’interno del mercato del lavoro. Vladimír Spidla, Commissario europeo per l'occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità, sostiene che «Lo stage è troppo spesso un lavoro mascherato da tirocinio non si tratta di volontariato, ma di una formazione che deve essere pagata e deve dare valore aggiunto al tirocinante. Inoltre non è possibile che ci siano giovani che saltano da uno stage all'altro senza avere un lavoro vero. Questo diventa dumping sociale e va combattuto». Quello che sostiene Spidla è una piaga piuttosto diffusa. In Italia, proprio attraverso le università, alcune aziende entrano in contatto con giovani laureati o laureandi, a quali offrono uno stage. Raramente sono retribuiti nonostante siano veri e propri lavori, specialmente per quanto riguarda i laureandi, sfruttati gratuitamente solo perché privi di un pezzo di carta tra le mani. E proprio per avere quel pezzo di carta che spesso i laureandi devono accettare stage non retribuiti, perché quest’ultimi sono parte integrante della propria tesi di laurea. E non possiamo poi dimenticare le agevolazioni fiscali che le aziende hanno sulle retribuzioni minime (quando ci sono) degli stage.
La Commissione europea non può emanare direttive sul mercato del lavoro. Tuttavia la Commissione e Spidla si adopereranno per la stesura di un codice di buona condotta che non sarà vincolante ma che verrà comunque presentato a tutti i governi dell’Unione affinché vengano sensibilizzati sul problema di una generazione troppo spesso dimenticata.

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