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venerdì 06 dicembre 2019


Intervista a Pietro Salvatori

Intervista a Pietro Salvatori, studente e Senatore accademico di Lista aperta, sull’approvazione della modifica al regolamento per l’elezione del Rettore

09.12.2007 - Lorenzo Biondi



Pietro Salvatori - Senatore accademico per Lista aperta - è intervenuto nella seduta di novembre del Senato per esporre la propria contrarietà al testo del nuovo regolamento per l'elezione del Rettore e delle altre cariche monocratiche a Roma Tre. Al suo voto si sono associati gli altri Senatori degli studenti.
Gli chiediamo di spiegarci i motici della sua scelta. 

I Senatori degli studenti hanno votato contro l’approvazione della modifica del regolamento: ce ne puoi spiegare i motivi?
«Innanzitutto una precisazione: io ho fatto un intervento a titolo personale esponendo le mie ragioni di contrarietà a questo regolamento elettorale, che poi sono state accolte, con diverse sfumature, dagli altri Senatori degli studenti.
«Il lavoro della commissione è stato un buon lavoro: rispetto al primo testo presentato in Senato se non altro sparivano le incongruità rispetto allo statuto.
«Ci sono una serie di considerazioni preliminari: il Rettore, sulla modifica, ha sempre parlato di un lavoro di uffici, che dovevano adeguare il vecchio regolamento al nuovo statuto. A nostro avviso, ed è stata la posizione comune dei Senatori degli studenti, il lavoro di modifica doveva essere meramente tecnico. In Senato accademico è stato presentato un progetto di riforma regolamentare che sì armonizzava il regolamento al nuovo statuto, ma inseriva una serie di cose che non c’entravano nulla di per sé con lo statuto. Per questo abbiamo espresso in Senato una posizione di contrarietà all’avvallo di una modifica politica del regolamento, non riconoscendo come valido ed opportuno il sistema di una commissione per modificarlo. Avendo cambiato al costituzione dell’Ateneo ci sembra rischioso o fuori luogo cambiare anche le regole elettorali.
«Il secondo punto preliminare su cui sono molto critico, e su cui mi sono ritrovato anche con molti Senatori che hanno votato a favore “con qualche mal di pancia”, è il metodo con cui ci si è rivolti al Senato. Mi spiego: il decreto di nomina della commissione, e quindi anche la sua composizione, ci è stato presentato nel corso dell’ultima seduta del Senato, insieme con i risultati del lavoro della commissione stessa. I Senatori non sono stati avvertiti della composizione e dei criteri di composizione. Mi ha lasciato perplesso che i criteri di nomina della commissione istruttoria sono stati indicati quelli “delineati nella seduta di ottobre del Senato accademico”: seduta che si è conclusa in modo totalmente caotico, con l’annuncio del Rettore che non ci sarebbe stato un voto sulla commissione e che l’avrebbe nominata lui. Quindi senza delineare nella sostanza criteri di nomina. Tralaltro il Rettore ha risposto all’intervento di un Senatore che chiedeva l’inserimento del Professor Paolo Carnevale in commissione dicendo: “O lui o Abrusci [il Preside della Facoltà di Lettere, Professor Vito Michele Abrusci, ndr].” Nella commissione figurano tutti e due, oltre al Preside Moccia, a cui non si era fatto riferimento; è un problema di correttezza  formale e di rispetto nei confronti dell’organo, non un problema sui nomi.»

Non pensi che nella situazione attuale di divisione dell’Ateneo, il fatto stesso che un accordo fosse stato trovato rappresentasse un motivo valido per appoggiare il testo della modifica?
«La mediazione è stata trovata su dettagli tecnici, e su questo concordo molto con la posizione espressa dal Preside Abrusci e dal Professor Carnevale. Noi poniamo un problema politico: il cambiamento organico delle regole di voto in dirittura d’arrivo del mandato di un Rettore quando si è già modificato lo statuto. È positivo che la Dirigenza di Ateneo abbia voluto dialogare, ma non è stato sufficiente a far rientrare le obiezioni di sostanza sorte dall’approvazione dello statuto in poi, non ritenendo lo strumento della commissione adatto per la modifica del regolamento.»

Hai espresso il tuo dissenso alla modifica su tre punti principali: ce li puoi spiegare?

«Ho espresso un voto politico di dissenso sapendo che sarebbe stata una posizione di minoranza. I punti sono questi: la tempistica, la definizione del quorum e l’articolazione in seggi.
«Sui tempi: l’articolo 35 del nuovo regolamento dice “Nel caso in cui la scadenza del mandato del Rettore coincida con quella del mandato di Preside di Facoltà o di Presidente di Organo Collegiale di Corsi di Studio o di Direttore di Dipartimento, l'elezione del Rettore precede quella delle altre cariche”. Questo non dà alcuna garanzia sul fatto che le procedure elettorali non vengano a sovrapporsi. Infatti l’articolo 2 prevede che solo la prima delle quattro votazioni avvenga tra i 160 e 120 giorni prima della scadenza del mandato del Rettore, non l’intera elezione. Ci sono state una serie di garanzie della Dirigenza di Ateneo che la prima votazione avverrà 160 giorni prima, ma si lascia al Decano la possibilità di consentire che una parte delle elezioni si sovrapponga con quella delle altre cariche monocratiche.
«Sul quorum: l’articolo 5 dice “Gli elenchi degli aventi diritto al voto saranno determinati e certificati alla data dell'indizione delle elezioni”. È un passo importante; il problema è quello che può succedere qualora un membro presente in elenco perda il diritto di voto, ad esempio un rappresentante degli studenti che si laurea o un docente che viene chiamato in un altro Ateneo. Secondo lo statuto questo membro perde lo status di elettore attivo, mentre il suo nome rimarrebbe negli elenchi. Non è chiaro se questo vada ad incidere sul quorum. Ci è stato garantito che il quorum rimane bloccato, ma nel testo del regolamento non c’è nessuna garanzia scritta che l’interpretazione sia univoca, che il quorum non venga modificato. Se la partita dovesse giocarsi su un singolo voto potrebbe essere un aspetto importante.
«Ultimo punto l’articolazione in seggi: sono d’accordo col favorire la partecipazione al voto. Lo statuto parla esplicitamente di un seggio: il regolamento non lo viola, ma lo interpreta. È perlomeno discutibile che un’articolazione in seggi venga fatta da una Dirigenza di Ateneo che cerca di riconfermarsi e che più degli altri competitor ha interesse nel favorire l’affluenza.»

Si può dire che su queste questioni sono state date delle garanzie verbali ma non formali?
«Non a noi. Le garanzie sono state date a chi, pur critico, era presente in commissione. A noi personalmente, anche a seguito del mio intervento in Senato, non è stata data alcuna garanzia.»

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