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domenica 15 dicembre 2019


Impresa Coop

Quando le cooperative si trasformano in imprese a servizio del pubblico, non senza conseguenze

17.12.2007 - Leonardo Rumori



Dopo la puntata di “Report” del 25 Novembre 2007, anche Meltin’Pot ha deciso di dare il suo contributo, raccogliendo testimonianze di lavoratori e delegati sindacali, per mettere ancora più in luce un problema riguardante la situazione di precarietà dei dipendenti esternalizzati di Roma Tre. È solo un primo contributo, che tiene presente il punto di vista dei lavoratori e non quello delle cooperative. Promettiamo per i prossimi numeri ulteriori approfondimenti.
Parliamo del personale che vediamo all’opera tutti i giorni nelle portinerie, nelle biblioteche e nella segreteria studenti. Il loro lavoro, che spesso diamo per scontato, occupa un ruolo vitale per il normale funzionamento dell’università. Una responsabilità grande, che tuttavia vale per ciascuno di loro dagli 800 ai 900 euro al mese. Queste persone sono circa 150, tutti dipendenti della cooperativa “29 Giugno” che fa riferimento a Legacoop, ed alla quale è stato assegnato tramite una gara d’appalto il compito di offrire un servizio alla nostra università tramite “l’allestimento di presidi permanenti e fissi presso i locali di portineria delle sedi dell’ateneo […] Sorveglianza e chiusure biblioteche […] Fattorinaggio”, come recita il capitolato d’appalto. Sulla carta si parla di fornitura di un servizio, ma di fatto è una fornitura di manodopera che fa uso di strumentazioni ed infrastrutture messe a disposizione dall’università. Ed ai sensi di legge alle cooperative è consentito prestare solo  servizi non manodopera.
Come risultato di questo processo si ha un’anomalia, per cui questi dipendenti svolgono sì un servizio pubblico, ma vengono remunerati da un privato, la “29 Giugno” appunto, che sembrerebbe avere come obiettivo quello di ottimizzare le spese per incrementare gli utili. Tutto questo a discapito dei lavoratori, i quali non solo percepiscono stipendi inadeguati e per la maggior parte con contratti atipici, non solo vengono spostati o rimossi a seconda del bisogno, ma non ricevono nemmeno un’adeguata formazione per le loro mansioni, con conseguenti rischi di inefficienze delle quali risentiremmo noi utenti. Quindi ci troviamo di fronte un gioco di rimpalli, dove vediamo da un lato l’Università non avere alcuna responsabilità se non quella di dare istruzioni ai lavoratori esterni, e dall’altro le cooperative che garantiscono agli stessi lavoratori solo stipendi e diritti giocando al ribasso, rendendo così l’efficienza del servizio di interesse trascurabile ai fini del proprio bilancio. Lorenzo Praticò, delegato sindacale Cgil a Roma Tre, commenta: «Non ci fidiamo più delle cooperative, qualunque colore abbiano. Oramai il significato delle cooperative è semplicemente uno: il profitto». Senza considerare che le gare d’appalto vengono indette ogni tre anni, paventando la possibilità di un ricambio del personale che oramai si era formato autonomamente e facendo ritornare a zero l’efficienza dei servizi.
Ma perché il committente, nella fattispecie Roma Tre, ha avuto bisogno di ricorrere alle esternalizzazioni? Praticò risponde che «all’inizio l’università esternalizzava per due motivi: uno perché c’era il blocco dei concorsi nella pubblica amministrazione, due per risparmiare». Ad oggi la prima motivazione cade, dal momento che recentemente sono stati indetti concorsi per assunzione di personale interno con conseguente sostituzione di dipendenti delle cooperative che da 10 anni mandavano avanti la macchina burocratica della segreteria studenti. La seconda può essere messa in dubbio considerando che alla “29 Giugno” è stato concesso un appalto per tre anni di circa 10 milioni e 800 mila euro, una cifra che di primo acchitto sembra non andare a favore di una logica di risparmio.
Insomma, aspettando di riportare gli altri punti di vista, l’immagine che emerge è quella di cooperative che hanno abbandonato il loro presupposto fondante di associazioni con lo scopo di fornire servizi a prezzi convenienti, adottando sempre di più una logica imprenditoriale volta a trarre maggiori profitti con minori costi. E troppo spesso con dure conseguenze a discapito di chi vi lavora.
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