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domenica 15 settembre 2019

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CALCIO – LAZIO: Il segreto dei successi di Lotito? Nomen omen, il destino è nel nome

Basta anagrammare, et voilà: “Titolo”. E di titoli la sua Lazio comincia a farne collezione

10.06.2013 - Alessandro Staiti



Claudio Lotito

E se avessero ancora una volta ragione gli antichi latini? Era loro il motto nomen omen (o al plurale nomina sunt omina), solitamente tradotto come "il destino è nel nome", più letteralmente "il presagio è nel nome". Coincidenze? Può darsi, ma certamente molto suggestive. Per gli antichi il nome non era semplicemente una convenzione, non un suono casuale: racchiudeva invece l'essenza della persona che lo portava e ne poteva segnare il destino. Anagrammando il cognome del presidente della Lazio (e della Salernitana) ecco che viene fuori il "Titolo". E di titoli sportivi Lotito comincia a farne collezione almeno da cinque anni, da quell'ormai lontano 13 maggio 2009 in cui la sua Lazio allenata da Delio Rossi conquistava la Coppa Italia ai rigori contro la Sampdoria di Mazzarri. Non bastava, ecco che pochi mesi dopo si andava a prendere anche la Supercoppa Italiana in quel di Pechino contro l'Inter di Mourinho, quella che nel successivo campionato avrebbe realizzato addirittura il triplete. Secondo titolo per un presidente che aveva preso la Lazio sull'orlo del baratro (o come diceva lui stesso in coma irreversibile) dopo i fasti regali dell'epopea cragnottiana. Una situazione molto complicata e quasi disperata che comunque Lotito riesce a sistemare con una vera e propria rivoluzione economico-finanziaria all'interno del club, tagliando le spese a destra e a manca e riuscendo a onorare i debiti (al contrario di altre società di serie A che hanno preferito adottare il cosiddetto "lodo Petrucci" con tutte le relative agevolazioni economiche).

Da allora non sono state sempre rose e fiori, ma non è mai mancata alla Lazio la tenacia e la volontà di lottare contro le avversità e di rialzarsi più forte di prima. Insomma, di non mollare mai, il motto per eccellenza di ogni tifoso laziale. Tifosi divisi, tra chi non è mai riuscito a digerire i modi turbolenti di Claudio Lotito, la sua determinazione non solo a vincere ma a stravincere e chi, magari con qualche anno in più sulle spalle e memore della storia laziale nel suo insieme, gli ha riconosciuto i meriti di aver conservato intatti - senza artifici di compravendita del marchio originale - la storia ultracentenaria e il nobile blasone della Lazio. Un blasone che ne fa tutt'oggi la prima squadra della Capitale sia per motivi anagrafici e da tre anni - e definitivamente dopo il 26 maggio 2013 - anche per meriti sportivi.

Già, il 26 maggio 2013. Una data che verrà ricordata a lungo dai tifosi di Lazio e Roma, perché non era mai capitato prima d'ora che le due squadre romane dovessero andare a giocarsi un derby in finale di Coppa Italia. Mai visto prima d'ora nella Capitale. Un'occasione unica, forse difficilmente ripetibile. Chi vince si prende la Città. Sportivamente, s'intende. Ma con tutte le conseguenze che questo comporta. Un titolo speciale quello assegnato dal primo derby romano della Coppa Italia. E se l'è preso la Lazio di Lotito. Che mentre alzava la Coppa Italia all'Olimpico aveva già vinto la promozione e la Supercoppa di Lega Pro con la Salernitana, la società campana anch'essa rilevata dal sicuro fallimento e fatta risalire velocemente di categoria.

Poi il 9 giugno 2013, altro titolo. La Lazio Primavera vince a Gubbio contro l'Atalanta con un secco 3-0 e si aggiudica il suo quinto scudetto, il secondo per mister Bollini. Un successo indiscutibile, una vittoria di carattere e di potenza. Il cui merito va condiviso tra tutti i giovani campioni guidati da un allenatore d'eccezione come Alberto Bollini, attento anche ai risultati oltre che alla sana crescita sportiva dei suoi ragazzi. Non solo, perché questa vittoria è frutto anche della lungimiranza e della competenza del direttore sportivo Igli Tare, responsabile anche del settore giovanile. E di Claudio Lotito, della sua tenacia, della sua programmazione. Viene da sorridere quando si legge che tutto questo è dovuto a circostanze fortunate. Sono ben due anni che la Primavera biancoceleste arriva in finale. Ma al di là dei titoli, sono ben due anni che la Lazio di Bollini fornisce calciatori di grande interesse alla prima squadra: Onazi su tutti, diplomatosi di recente Campione di Coppa d'Africa e protagonista a centrocampo nel derby del 26 maggio, ma anche Rozzi, Crecco e altri che andranno in ritiro ad Auronzo di Cadore quest'estate con Vladimir Petkovic. Questa si chiama lungimiranza e programmazione, non fortuna. Era il successo che mancava, quello nel settore giovanile da molti additato come il vero fallimento dell'era Lotito. Se questi sono i risultati di un fallimento, il presidente può stare tranquillo.

Così per Lotito arriva un altro titolo, il suo primo scudetto. Uno scudetto Primavera, vero, ma pur sempre un tricolore che resterà negli annali dell'unico club ultracentenario della Capitale. Lotito rimarrà antipatico a chi non lo ha mai potuto vedere, simpatico a chi lo ha sempre sostenuto, ma questo resta folclore di fronte ai meriti aziendali della sua gestione, che sono ormai riconosciuti senza dubbi e pregiudizi. Poco prima dello scudetto di Gubbio, Lotito si era andato a prendere a Rieti anche il premio "Manager Of The Year" al famoso torneo internazionale Manlio Scopigno. Se si marcia di questo passo, non è vietato escludere l'arrivo di altri titoli prima che termini questo eccellente 2013 in biancoceleste.

Già, tra le tante suggestioni, tra i vari anagrammi, tra i vari presagi c'è una strana coincidenza incrociata che stuzzica la fantasia. In pochi hanno notato la curiosa circostanza della doppia sfida tra Lazio e Juventus nelle due Supercoppe, quella tra Lazio e Juve di Serie A e quella tra Lazio e Juve Primavera. In Serie A la Juve ha vinto lo scudetto e la Lazio la Coppa Italia. Situazione invertita in Primavera, dove la Lazio ha vinto lo scudetto e la Juve la Coppa Italia.

E poi ci sono ancora le finali scudetto (Final Eight) per gli Allievi Nazionali di Simone Inzaghi, che domani 11 giugno iniziano proprio con un bel derby contro la Roma di Sandro Tovalieri e termineranno mercoledì 19: i piccoli biancocelesti dovranno vedersela anche con il Parma e con l'Empoli

Insomma, se nel destino del nome di Lotito ci sono davvero questi titoli, basta saper attendere: ne arriveranno anche di più importanti.

 

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