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domenica 19 gennaio 2020

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Interviste: Quell'estate felice

Beppe Cino ci racconta la sua Sicilia

02.03.2009 - Valentina Ariete



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Beppe Cino è un regista colto, legato alla letteratura e al cinema italiano, soprattutto quello di Rossellini, e per raccontare la Sicilia della sua infanzia ha preso spunto dal racconto "Argo il cieco" di Gesualdo Bufalino. Dopo l'approccio magico alla sua terra nel film "Miracolo a Palermo!", in "Quell'estate felice" Cino racconta la storia di una ragazza che deve affrontare il forte maschilismo dei suoi concittadini e che vuole sentirsi libera di vivere la sua vita come desidera.
A Roma, al cinema Quattro Fontane, il regista siciliano ha parlato della sua ultima fatica.

 

Il romanzo di Bufalino e il film

 

Il regista ha spiegato che ha scelto per il suo film il romanzo di Bufalino perché sente di avere molte affinità con lo scrittore, soprattutto nel modo di vedere le cose e poi perché: "Desideravo parlare degli anni '50: l'ultimo bastione del nostro passato. Da quegli anni in poi è cominciata una corsa incredibile che ha portato a cose impensabili come internet".
Con questa pellicola il regista ha voluto omaggiare quell'epoca ormai così lontana nella memoria collettiva e ha pensato il film come "un ultimo valzer".
Come nel libro, nel film si parla della società italiana, e in particolare di quella siciliana, dei rapporti di coppia, delle diverse classi sociali e delle loro interazioni e il regista ci tiene a dire che ha voluto rappresentare tutto questo evitando il più possibile di riallacciarsi a stereotipi: "Ho cercato di fare pulizia degli stereotipi: la Sicilia ha dato molto alla letteratura e al cinema italiano, ma c'è sempre stato questo potere dello stereotipo".
Cino ha ampliato il discorso del romanzo, soprattutto per quanto riguarda la figura della protagonista: Maria Venera nel film è una donna molto più forte, che rivendica sempre la sua indipendenza, anche attraverso la decisione di abortire.

 

Un omaggio al potere evocativo del cinema

 

Il film si apre e si chiude in una sala cinematografica.
All'inizio c'è un'atmosfera vivace, mentre alla fine la scena è occupata da un forte sentimento di nostalgia: "La scena finale ci dice che i giochi sono finiti. E' una sorta di addio alla vita da parte del protagonista. E' una sorta di omaggio a Bufalino che era un grande cinefilo".
L'amore per il cinema è tale che il regista ha affermato di aver rifiutato di realizzare il film per la tv: nel 1993 Cino avrebbe dovuto farlo per RaiUno, ma per divergenze sulla sceneggiatura non se ne fece più nulla. "L'approccio con i produttori non è mai asettico: c'è sempre uno scontro di forze che porta all'accettazione o al rifiuto del progetto. Per fortuna ci sono ancora isole di autonomia: insomma si cerca di morire in piedi".

 

La scelta degli attori

 

Il regista si è detto estremamente soddisfatto del cast e ha affermato che cerca sempre di scritturare personalmente gli attori, scegliendoli autonomamente. "Credo che tutti i film dovrebbero presentare ogni volta dei volti nuovi. Auspico un turn over di facce, la possibilità per un attore di recitare una volta sola, perché amo i film con facce vere".
Il regista ha parlato anche del suo rapporto con la protagonista Olivia Magnani - nipote della grandissima Anna e vista recentemente in "Le consegueze dell'amore" di Paolo Sorrentino - che gli ha chiesto perché avesse scelto proprio lei per il ruolo di Maria Venera. Il regista le ha così risposto: "A fine film ti accorgerai che ho rubato parte della tua anima".

 

 

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