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giovedì 06 agosto 2020

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Unione europea: dove sono gli Europei?

Le recenti elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo confermano la scarsa partecipazione dei cittadini del continente al processo di selezione della governance comunitaria

11.06.2009 - Pietro Parisella



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L'Unione europea come comunità politica sconta un doppio deficit istituzionale, di autorità dei propri organi a vocazione federalista (Commissione e Parlamento), i cui campi di competenza sono ancora ristretti in più e più materie di rilevanza continentale (dalla politica estera e di sicurezza a quella energetica e in materia di immigrazione), e di democraticità delle stesse, essendo l'equilibrio tra il gabinetto (la Commissione) e l'assemblea (il Parlamento) sbilanciato in favore del primo: la Commissione è responsabile solo per una quota limitata dei propri provvedimenti innanzi alla rappresentanza parlamentare direttamente eletta dai cittadini europei. La travagliata prassi recente di riforma delle istituzioni comunitarie, dal fallito progetto di Costituzione europea al compromissorio e ancora stagnante trattato di Lisbona, ha tentato di invertire almeno in parte questo squilibrio, aumentando i poteri del Parlamento rispetto alla Commissione, ma agli Europei in fondo sembra importare poco di chi vada a rappresentare il proprio paese a livello comunitario e di cosa si tratti in tale sede. Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo appena svoltesi hanno sostanzialmente confermato questo disinteresse, segnando il minimo storico (42.85%) di partecipazione elettorale a livello continentale: meno della metà degli aventi diritto hanno votato in Europa per il rinnovo dell'assemblea comunitaria; nell'unico momento di democrazia diretta dell'Unione europea, più della metà dei cittadini comunitari ha deciso di non partecipare.   

 

Il trend storico

Il dato complessivo della partecipazione elettorale segna una caduta di quasi il 3% rispetto alle elezioni del 2004, quelle dell'allargamento a Est, che avevano visto una caduta significativa (meno 4%) trainata soprattutto dal tasso di affluenza alle urne molto basso, inferiore al 30%, registrato da nuovi paesi membri quali Slovacchia, Slovenia, Polonia e Repubblica Ceca.

 

ANNO

VOTANTI (in %)

VAR.

1979

61,99

-

1984

58,98

-2.35

1989

58,41

-0.57

1994

56,67

-1.74

1999

49,51

-7.16

2004

45,57

-3.94

2009

43.2

-2.27

 

L'andamento storico è di caduta del numero dei votanti: al crescere dell'integrazione europea e all'ampliamento dei confini dell'Europa unita scema la partecipazione elettorale dei cittadini comunitari. Questa caduta è stata molto forte nella seconda metà degli anni Novanta (meno 7% tra 1994 e 1999), segno di un disinteresse crescente dopo che si era fatta l'Europa di Maastricht, dato dal mix di aspettative tradite a livello comunitario e di disaffezione generale alla politica aumentata nei diversi paesi. Visto da questo punto di vista, l'andamento 2004-2009 potrebbe essere dopo tutto meglio di quanto si possa pensare: i votanti sono diminuiti in misura lievemente inferiore rispetto alle due precedenti tornate. Non c'è comunque molto da rallegrarsi: in trent'anni l'affluenza alle urne è diminuita in termini percentuali di quasi il 20%, e le ultime elezioni hanno confermato che essa continua a diminuire, assestandosi ad un valore da elettorato inerme.

 

Il banco di prova: l'Europa centro-orientale

L'ingresso del blocco centro-orientale nel 2004 e 2007 era stato dal punto di vista della partecipazione elettorale semplicemente disarmante: dalla Repubblica Ceca alla Romania, dall'Estonia fino al dato addirittura inferiore al 20% della Slovacchia, la maggior parte dei neo-entrati avevano mostrato punte molto basse di partecipazione elettorale, frutto di una sfiducia e di un disinteresse verso la politica tipico dei sistemi posto-comunisti, su cui si è inserito un euro-scetticismo forte catalizzato dai costi dell'aggiustamento socio-economico agli standard comunitari e abilmente cavalcato da partiti e formazioni nazionaliste, di minoranze o localiste di stampo populista, radicatesi in diversi sistemi all'indomani della transizione. Per questi motivi le elezioni appena tenutesi hanno costituito un banco di prova tanto per il radicamento democratico in questi paesi, come soprattutto per il sentimento con cui i loro popoli si accostano all'Europa. A tal proposito si riscontrato alcune diverse tendenze:

-          crescita forte della partecipazione, che lascia ben sperare, nelle repubbliche baltiche di Estonia e Lettonia, in cui si rileva se non un vero e proprio europeismo, quanto meno un maggiore "sentirsi europei" che cozza frontalmente con la caduta fragorosa (meno 27,47%!) della sorella baltica, la Lituania, in cui le inquietudini politico-economiche interne contribuiscono a dipingere l'Europa quale un costo agli occhi dell'elettorato interno;

-          in linea con Estonia e Lettonia, anche se a livelli più bassi, anche il dato della Bulgaria;

-          crescita della partecipazione in Polonia, paese in cui il mix di forti sentimenti nazional-populisti a vocazione anti-europea avevano portato l'elettorato a disertare in massa il voto del 2004;

-          livello costante su livello medio-bassi in Repubblica Ceca e Slovenia, lieve flessione in Ungheria e Romania (su cui può aver influito la crescita dell'emigrazione dopo il 2007) e modesta crescita in Slovacchia: poco è cambiato dall'ultima elezione.

Nel complesso, il dato è in minima parte positivo. Le intemperie economico-finanziare e il rischio di bancarotta di molti di questi paesi può aver contribuito a bilanciare la pulsione euro-scettica ancora forte e confermata da un dato in media inferiore al valore UE-27 della partecipazione elettorale: un'immagine di convenienza dell'Europa come ancoraggio rispetto alle instabilità che rischiano di riportare questi paesi ai tempi grigi della transizione all'economia di mercato può aver bilanciato le delusioni successive all'ingresso nell'Unione europea, dando un dato di crescita media minima rispetto al 2004, che si inserisce però su una scoraggiante media di partecipazione molto inferiore rispetto a quella del resto del continente.

 

PAESE

2004

2009

VAR.

Lettonia

41.44

52.56

+11.12

Estonia

26.83

43.2

+16.37

Bulgaria

29.22*

37.49

+8.27

Ungheria

38.5

36.29

-2.21

Slovenia

28.35

28.25

-0.1

Repubblica Ceca

28.3

28.22

-0.08

Romania

29.47*

27.4

-2.07

Polonia

20.87

24.53

+3.66

Lituania

48.38

20.91

-27.47

Slovacchia

16.97

19.64

+2.67

MEDIA EUROPA C-O

30.83

31.85

+1.02

MEDIA EUROPA OCC

55.6

54.2

-1.4

MEDIA UE-27

45.47

43.2

-2.27

* = voto 2007

 

Europa occidentale: chi scende

Diversi paesi hanno registrato un calo importante della partecipazione alle ultime elezioni:

-          l'Italia (meno 5% circa) conferma di una discesa costante, avviata già negli anni Ottanta ma resa ancor più forte dalla crisi del consenso politico caratterizzante la Seconda Repubblica;

-          Cipro (meno 13%) e Malta (meno 3-4%), leggasi aspettative insoddisfatte;

-          la Grecia (meno 9%) prosegue un percorso ventennale di minore partecipazione al voto europeo, su cui può aver ulteriormente influito in questa occasione la crisi socio-politica interna, resa ancor più dura dai criteri di Maastricht che pesano come un macigno sulla autonomia in politica economica greca;

-          l' euroscettico Regno Unito, che cade per più del 4% dopo che il 2004 aveva significato una importante crescita, trainata dai successi e dell'europeismo del New Labour, che ha ricevuto una sonante sconfitta in questa tornata europea. Sintomo che Oltremanica è andato in crisi un progetto politico e, con esso, la dose di moderato europeismo che lo aveva caratterizzato.

 

Europa occidentale: gli invariati

Diversi paesi si sono mantenuti ad un livello medio-basso di partecipazione, non alterando significativamente la percentuale di voto rispetto al totale degli aventi diritto o diminuendo questa in linea con il valore complessivo. Rilevano i membri storici, Francia (meno 2% circa), Germania (costante) e Olanda (quasi meno 3%). In Belgio e Lussemburgo, invece, si continua a partecipare al voto in più del 90% degli aventi diritto. Spagna e Portogallo si mantengono circa ai livelli del 2004, stabilizzandosi ad un valore medio-basso, segno che il collasso elettorale spagnolo del 2004 (meno 18% rispetto al 1999) e portoghese del 1994 è stato interiorizzato nei due paesi iberici, in cui l'Europa viene vista evidentemente con maggiore distacco rispetto alle positive reazioni successive al loro ingresso alla metà degli anni Ottanta. Sostanzialmente invariato il tasso di partecipazione in Irlanda, come in Finlandia e, in misura minore, in Austria: per questi ultimi è analogamente metabolizzato ad un livello basso di partecipazione lo shock negativo successivo all'ingresso nella metà degli anni Novanta.

 

Europa occidentale: chi sale

La partecipazione elettorale è cresciuta in misura significativa in Svezia (più 6%) e ancor più in Danimarca (più 11%), segnale di un maggiore interesse per le vicende europee ma anche, nel secondo caso, di una crescente mobilitazione anti-europea, come confermato dalla crescita di partiti euro-scettici.

 

PAESE

2004

2009

VAR.

Lussemburgo

91.35

91

-0.35

Belgio

90.81

90.39

-0.42

Malta

82.39

78.82

-3.57

Italia

71.62

66.46

-5.16

Danimarca

47.89

59.52

+11.63

Cipro

72.5

59.4

-13.1

Irlanda

58.58

57.6

-0.98

Grecia

63.22

53.63

-9.59

Spagna

45.14

46

+0.86

Austria

42.43

45.34

+2.91

Svezia

37.85

43.8

+5.95

Germania

43

43.3

+0.3

Francia

42.76

40.48

-2.28

Finlandia

39.43

40.3

+0.87

Portogallo

38.6

37.03

-1.57

Olanda

39.26

36.5

-2.76

Regno Unito

38.52

34.27

-4.25

MEDIA EUROPA OCC

55.6

54.2

-1.4

MEDIA EUROPA C-O

30.83

31.85

+1.02

MEDIA UE-27

45.47

43.2

-2.27

 

 

Gli Europei e l'Europa: reciproco disinteresse

Se le istituzioni europee, dunque, sono scarsamente responsabili innanzi all'elettorato comunitario, i cittadini europei non sono poi troppo interessati al loro funzionamento e alla loro formazione. C'è una "cortina di ferro elettorale" che divide i paesi centro-orientali di più recente accessione dall'Europa occidentale e insulare: la geografia della partecipazione ci dice che a Est, ad eccezione che in due delle repubbliche baltiche, si davvero poco o pochissimo interessati alla governance comunitaria. D'altro canto, il dato occidentale non è poi troppo positivo, e scorporato di Lussemburgo, Malta e Cipro (circa due milioni di abitanti in totale) offre un valore di partecipazione ancor più basso; dei "grandi", non a caso, solo in Italia più della metà dell'elettorato va a votare per eleggere il Parlamento. Il segno complessivo è quello di una democrazia continentale che è lungi dall'esser partecipata ad un livello paragonabile a quello delle democrazie nazionali; di un Parlamento rappresentativo in minima parte della cittadinanza europea nel suo complesso; di un'Europa che unita rimane nelle stanze di Bruxelles e di Strasburgo. Complici di questo quadro, le forze politiche nazionali, che troppo spesso considerano le elezioni europee un semplice test del loro consenso interno e in molti casi, come quello italiano, orchestrano una campagna elettorale senza minimamente accennare a temi fondamentali, quali la politica agricola o l'avanzamento dell'integrazione o le riforme dell'architettura comunitaria, da discutere a Strasburgo. Se la scarsa affluenza constata una coscienza europea molto poco radicata nell'elettorato, la pochezza del dibattito politico testimonia un penuria di idee e volontà di fare Europa.

 

 

per i dati sulle elezioni europee, http://www.elections2009-results.eu/it/turnout_it.html

 

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