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giovedì 06 agosto 2020

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Di verde in verde

Dagli ecologisti in Francia ai leghisti in Italia, le ragioni sociali e culturali della crescita in Europa dei partiti non tradizionali

13.06.2009 - Pietro Parisella



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Se gli equilibri politici del nuovo Parlamento europeo continueranno a giocarsi principalmente all'interno del triangolo di maggioranze contrapposte PPE-ALDE-PSE, un dato fondamentale dei risultati delle recenti elezioni è la buona performance in termini di consensi ottenuti da parte delle formazioni che escono dal bacino popolarconservatori-liberaldemocratici-socialisti-comunisti/excomunisti. Circa il 25% dei seggi parlamentari saranno infatti occupati da movimenti esterni allo spettro tradizionale destra-sinistra europea, declinato secondo la matrice conservatorismo/progressismo e liberalismo/socialdemocrazia. Questa alternativa alla dialettica tradizionale si sviluppa sostanzialmente in due direzioni, il localismo euroscettico e l'ambientalismo, che anche se disposte in modo tradizionale agli estremi dell'allineamento destra-sinistra - a smentire chi ha mandato troppo in fretta in pensione questa contrapposizione - presentano una significativa novità, intercettando nella società un consenso rilevante su temi tendenzialmente trasversali rispetto alla dialettica binaria consolidata.

Perché queste formazioni riescono ad affermarsi, anche in modo fragoroso come nel caso degli ambientalisti francesi di Europe écologie e della Lega nostrana? Cosa ci dice sull'Europa di oggi questa affermazione?

Innanzi tutto, un dato è inconfutabile: questi partiti e movimenti si inseriscono nella crisi generale dei partiti maggioritari, che anche se conquistano seggi come il PPE perdono pezzi importanti all'interno del proprio gruppo storico (Conservatori britannici, Pd per il PSE) per l'indebolirsi dell'unità identitaria, programmatica e culturale che finora li ha tenuti insieme. Il processo è più evidente a sinistra, con la crescita significativa del Gruppo Verde/Alleanza libera europea (Greens/EFA) a spese di PSE e Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica (GUE/NGL), ma esistente anche a destra, con la composizione aggregativa di una nuova realtà politica, quella dell'euroscetticismo, che anche se non costituitasi in gruppo abbraccia tanto formazioni uscite dal PPE come di matrice localista o nazionalista. Quindi, conservatorismo e socialdemocrazia perdono qualcosa in termini di unità al loro interno e al tempo spesso, sul centro-sinistra, di consenso nella società; il trend è ancora ristretto a livello complessivo, ma le affermazioni forti in democrazie consolidate come quella francese (Europe écologie al 16%), tedesca (Verdi al 12%), belga (Ecologisti al 9%, Verdi al 5% e tanti partiti localisti) e italiana (Lega al 10%) lasciano intendere un cambiamento nell'umore politico europeo e nell'arco delle istanze verso cui i cittadini sono sensibili.

Il fenomeno si articola a tre livelli: la sovrastruttura politica recepisce elettoralmente il mutamento in atto a livello sociale, per il superamento della frattura capitale/lavoro da cui erano discese le famiglie liberali e socialiste, e culturale, per la maggiore consistenza che assumono istanze le quali superano la dimensione tradizionale del confronto socio-economico per declinarsi in termini di risposta a fenomeni che in qualche modo trascendono la dimensione nazionale - la questione ambientale e la società multietnica post-nazionale, cui i localismi rispondono in maniera conservatrice. Nel grande rimescolamento di forme sociali e culturali che è la società post-moderna prendono forma identità, appartenenze e priorizzazioni politiche alternative, mentre il portato della mondializzazione - erosione delle sovranità statuali e superamento della dimensione nazionale dello Stato da un lato, questione ambientale planetaria dall'altro - altera i riferimenti della politica, predisponendo la sensibilità della cittadinanza verso una rappresentazione del confronto politico non più legata alla dimensione nazionale e al conflitto socio-economico che vi ha luogo, ma ad una sua estensione (in termini geografici e concettuali con i partiti ambientalisti) o ad una sua riduzione quale forma privilegiata di difesa del territorio d'appartenenza (con i partiti localisti).

Nulla è scritto in questo percorso. Gli schieramenti tradizionali sono impegnati in un'opera di ridefinizione del proprio linguaggio e di allargamento dei propri strumenti programmatici e valoriali per prevenire una più cospicua erosione del loro consenso sociale da parte delle forze "nuove", la cui sopravvivenza è legata fortemente alla capacità che avranno in futuro di conservare l'esclusiva su determinati campi e di saper valorizzare il proprio ruolo di forze alternative ma schierate lungo lo spettro destra-sinistra. Ad oggi, l'Europa conferma il mutamento in atto, dato dal quarto dei votanti che esce dal triangolo conservatori-liberali-socialisti, ma lascia intendere ancora una centralità politica e istituzionale di questo, che rimane agli occhi delle società europee l'elemento centrale dello scontro politico.

 

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