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Un’Europa più verde o antieuropea? Forse, ma attenti agli abbagli

Il successo di ambientalisti e regionalisti dipende dalla crisi altrui, più che dall’emergere di nuove identità

13.06.2009 - Lorenzo Biondi



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In Italia sono ormai quindici anni che si parla di bipolarismo, e di come rendere il sistema politico italiano più simile a quelli europei. Peccato che, a giudicare dalla composizione del Parlamento europeo, l'Europa non sia poi così «bipolare» come si crede in Italia. E a quanto pare il nuovo parlamento di Bruxelles sarà ancor meno bipartitico di quanto non fosse tra il 2004 e il 2009.

I socialisti sono crollati. I popolari hanno guadagnato molto, ma se davvero i Conservatori britannici lasceranno il Partito popolare europeo, il peso complessivo del gruppo sarà ridotto (anche se di poco).

A guardare i dati dei seggi vinti o persi, l'occhio cade subito sul successo dei Verdi. Nonostante la dimensione del nuovo parlamento sia inferiore a quella della precedente legislatura, il gruppo ambientalista ha guadagnato dieci parlamentari, aumentando il proprio peso a livello europeo dal 5,5% al 7,2.

Sarebbe facile lanciarsi in grandi discussioni sulla crescita di una identità «ambientalista» in Europa. Sarebbe facile, ma fondamentalmente fuorviante. È vero che i Verdi hanno guadagnato consensi un po' ovunque, ma questo ha poco a che fare con i temi centrali del loro programma.

Basta fare un po' di esempi per rendersene conto. Nel Regno Unito i Greens hanno guadagnato un seggio, ma se si fanno due chiacchiere con l'elettore medio del partito per accorgersi che si tratta in massima parte di laburisti delusi per gli scandali dei rimborsi spese che hanno colpito il Labour e gli altri partiti maggiori. Anche in Germania, la crescita dei Grüne va di pari passo con la sconfitta dei socialdemocratici, indeboliti da cinque anni di Grösse Koalition.

Il caso francese merita un discorso a parte, visto il «grande balzo in avanti» degli ambientalisti, dall'8% del 2004 al portentoso 16% della settimana scorsa. In un Paese abituato a votare per i Presidenti della Repubblica, il successo verde ha un nome e un cognome: quelli di Daniel Cohn-Bendit.

Nato in Francia, leader sessantottino diventato cittadino tedesco per evitare il servizio militare, Cohn-Bendit è tornato in patria focalizzando su di sé buona parte della campagna elettorale. Non che Europe Ecologie non abbia un programma politico ben chiaro, ma sembra che lo scontro televisivo tra il leader franco-tedesco e il centrista Francois Bayrou (a suon di «Ignobile!» e «Pedofilo!») abbia portato molti più voti che non - per dirne una - il dibattito sulla prossima conferenza di Copenhagen.

Il dato più interessante, forse, è che gli elettori delusi di centro-sinistra, che lasciano i vari partiti socialisti, non vanno a finire nei gruppi della sinistra estrema. In tempi di crisi economica, con tutte le polemiche sui mali del capitalismo finanziario globale, qualcuno pensava ad una crescita dei vari gruppi comunisti e «anticapitalisti».

Al contrario, la Sinistra unitaria europea, già marginale nel precedente parlamento, si troverà a contare solo 32 parlamentari. I voti «in libera uscita», come si sarebbe detto un tempo, hanno scelto altre destinazioni, e non sempre a sinistra.

Ad esempio le forze localiste: magari l'elettore preoccupato per la crisi economica non diventa anti-capitalista, ma sceglie chi gli propone le sicurezze del neo-protezionismo oppure chi gli «difende il posto di lavoro» chiedendo di imporre vincoli più stretti sull'immigrazione.

Ed ecco allora spiegati tutti quei partitini nel gruppo misto, dai nazionalisti fiamminghi a quelli ungheresi o cechi. Ma anche - ancora nel Regno Unito - la crescita portentosa dello Scottish National Party, i primi due seggi per l'estrema destra del British Nationa Party, e la riconferma del successo degli antieuropeisti dello Uk Independence Party.

Il peso di questi partiti a Bruxelles è generalmente minimo, e la partita per l'approvazione di ogni legge si gioca quasi sempre al centro. Di certo la sinistra «tradizionale» ha perso fascino. Ma la vita del parlamento europeo ruoterà ancora intorno al gioco a tre tra popolari, liberali e socialisti.

 

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