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giovedì 01 ottobre 2020

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Obama sul Precipizio?

Chi critica Obama e perché lo fa. Fox News e la destra religiosa contro il nuovo Presidente americano.

22.10.2009 - Irene Selbmann



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Che non fosse un momento roseo per il Presidente degli Stati Uniti era nell'aria già da qualche tempo. Forse da prima della trasferta danese, durante la quale Obama ha ricevuto la prima vera e sonora sconfitta, quando la sua Chicago è stata velocemente eliminata dalla rosa dei finalisti per la sede dei Giochi Olimpici del 2016.

Partendo per Copenhagen, Obama aveva lasciato negli States almeno due patate bollenti: prima per importanza, la riforma sanitaria; non meno clamore suscitava poi il dibattito sul famoso video nel quale alcuni bambini di una scuola elementare cantavano in coro un inno il loro Presidente e alla sua missione salvifica, dal quale si è sollevato un polverone mediatico tuttora in atto.

Tornato dalla Danimarca, Obama si è trovato a dover decidere cosa fare delle truppe statunitensi in Afghanistan, a trattare con il movimento per i diritti civili degli omosessuali, a dare risposte alla disoccupazione in aumento.

Nemmeno l'inaspettato conferimento del premio Nobel per la Pace sembra averlo reinvestito di nuova luce. Anzi, aspre critiche alla scelta del comitato riunito a Oslo sono provenute da più parti. C'è chi grida allo scandalo, dal momento che il Presidente non ha effettivamente ancora fatto nulla per meritarsi il premio;c'è chi sostiene che sia un premio conferito alle buone intenzioni, quindi prematuro; c'è anche chi ricorre alla supertizione, ricordando come alcuni passati Nobel per la Pace, appena ricevuto il detto riconoscimento, sono ben presto finiti nel dimenticatoio della politica o, nei peggiori dei casi, sono stati uccisi.

Da tutte queste questioni, Fox News ha attinto a piene mani, attaccando il Presidente senza esclusione di colpi. Fox News pare essere davvero la bestia nera di Obama, la sua spina nel fianco. Network filorepubblicana, Fox News ha trovato un paladino dell'opposizione al governo in uno dei suoi volti più noti: quello di Glenn Beck, giornalista, scrittore, imprenditore, opinionista, presentarore, scrittore, personaggio a dir poco eclettico, che non perde occasione per mettere in ridicolo l'operato del Presidente smascherandone i tentennamenti, le mancate promesse, i fallimenti. In questo network nascono e vengono fomentate la maggior parte delle critiche mosse a Obama, ed è qui che si sottolinea fortemente come Obama stia ormai perdendo consensi, come il popolo americano non creda più in lui e nelle sue promesse.

La battaglia tra il Presidente e il network è talmente palese che il quotidiano The Nation ha pubblicato online un sondaggio per sapere come gli americani pensano che Obama debba gestirlo. Sfidarlo? Ingorarlo? Dialogare con esso? Rispondere a tono? Ma è davvero così? Obama sta veramente già perdendo quota in modo così preoccupante? Chi sono i grandi delusi del governo Obama?

Andiamo per ordine. Iniziamo dalla riforma sanitaria. Forse un po' avventatamente, Obama promette di essere l'ultimo Presidente a prometterla. Il suo coraggioso e (secondo i più aspri critici) visionario progetto di Sanità Pubblica garantita a tutti non può certo far felici le grandi compagnie di assicurazioni, che pertanto si classificano in direttissima tra i primi scontenti della lista. Alcuni altri lamentano che nella sanità si verificherebbe un crollo generale della qualità, ipotesi su cui si fa, a dire il vero, poca leva,dal momento che chi se lo può permettere paga comunque i migliori dottori anche nei paesi laddove il sistema sanitario è pubblico da una vita. Ci sono poi gli "impazienti", che aspettano la riforma da troppo tempo e la vorrebbero vedere in atto al più presto, e tutti quelli in prima persona o per esperienza indiretta, conoscono cosa vuol dire fare la fila al confine con Canada e Messico per ricevere le cure mediche necessarie.

Secondo Fox News, la questione della riforma sanitaria è un ottimo punto sul quale premere per accusare il Presidente per almeno due motivi, tra loro discordanti: da un lato si accusa Obama di cercare di spingere la nazione verso l'incubo del comunismo, mai del tutto sopito sin dal maccartismo, dall'altro si lancia il guanto della sfida, insinuando che non riuscirà mai a mettere in atto l'agognata riforma.

E l'accusa di comunismo si applica molto bene anche alla consumata questione della scuola elementare. Nel suo palcoscenico televisivo, che ha chiamato evocativamente The 9.12 Project, Glenn Beck ha recentemente sostenuto che lo Stato si sta sostituendo alla divinità, che i bambini americani vengono indottrinati. Questo, dice, è inaccettabile. Gli americani vogliono che ai loro figli venga insegnato Dio. Se a Dio si sostituisce lo Stato, ecco arrivare il comunismo. L'americano medio, specialmente quello che vive lontano dalle coste, nell'entroterra bigotto e tradizionale, che si riconoscce nella Bible Belt, teme la minaccia del comunismo quanto la temono le compagnie di assicurazioni. Anche lui, quindi, non può sostenere Obama.

Arriviamo quindi alla politica estera. Il precedente governo americano non si è certo distinto per l'uso della diplomazia nelle questioni internazionali, ma negli ultimi giorni Bush ha sostenuto che in Corea, la diplomazia è l'unica via che può aiutare ad evitare un conflitto. L'affermazione dell'ex Presidente arrriva con interessante tempismo, proprio nei giorni in cui Obama deve decidere che politica militare portare avanti in Afghanistan: se inviare nuove truppe o ritirare progressivamente quelle rimanenti. In questo, Fox News si fa paladina di un inedito pacifismo, con una buona dose di trasformismo politico, sostenendo infatti palesemente il partito Repubblicano, il quale ha sempre parlatom durante la presidenza Bush, di guerra necessaria. In ogni caso è una dura prova del nove per Obama, tanto che sempre il quotidianoThe Nation titola un recente ariticolo "Obama at the Precipice" ("Obama sul precipizio"), azzardando un parallelo tra la situazione in cui si trovò a suo tempo il presidente L.B.Johnson, quando dovette decidere cosa fare in  Vietnam, con i risultati che tutti ben conosciamo.

Leggermente messa in secondo piano, ma segretamente molto prepoccupante per i conservatori, è la questione dei diritti civili agli omosessuali. Obama ha recentemente incontrato gli esponenti del Human Rights Campaign, prima associazione per i diritti gay a livello nazionale. Il Presidente aveva lasciato intendere che avrebbe dato un nuovo corso al riconoscimento dei diritti agli omosessuali, anche ponendo fine all'odiosa pratica del Don't Ask Don't Tell all'intenro dell'esercito americano. Ora gli omosessuali chiedono a gran voce ciò che è stato promesso, anche loro a pieno titolo tra gli "impazienti" che attendono con ansia un cambiamento di rotta. Anche qui Fox News mostra atteggiamenti contrastanti: da un lato lamenta il ritardo nell'attuazione delle promesse che Obama ha fatto alle organizzazioni gay, dall'altro, da filorepubblicano quale è, il network non può che storcere il naso di nascosto al solo pensiero che il Presidente possa davvero mettere in pratica quanto promesso. I benpensanti non vedranno di certo di buon occhio l'ampliamento definitivo della legge contro i cosiddetti hate crimes (letteralmente, crimini d'odio), che prevederebbe l'espansione della definizione degli stessi a livello federale, fino a comprendere, appunto, crimini motivati da genere e orientamento sessuale (sì, la stessa che è stata appena bloccata in Italia, in parole povere). La legge è già stata ufficiosamente battezzata Matthew Sheppard Act, in riferimento al tristemente noto giovane omosessuale ventunenne massacrato nel Wyoming.

Ci sarebbe da aggiungere molto altro all'agenda di Obama, ma anche solo questo può essere abbastanza per dare una vaga idea di cosa si trova di fronte il primo Presidente nero degli Stati Uniti d'America. Un uomo che ha sulle spalle la croce e la delizia di una responsabilità per certi aspetti del tutto inedita. Lawrence Mishel, presidente dell'Economic Policy Institute, ha affermato: "I consider President Obama to be in the situation of having inherited a burning apartment building" (credo che il Presidente Obama si trovi ad aver ereditato un edificio in fiamme). Un'eredità indubbiamente difficile da gestire per qualcuno sul quale il mondo intero ha riposto enormi aspettative.

Perciò sì, effettivamente Obama ha perso terreno, un po'. Forse sarebbe più corretto parlare di un feroce contrattacco dell'opposizione repubblicana mascherata da generale calo di consensi. Smantellare il piano della paura in cui gli Stati Uniti sono in parte ancora stretti non è facile. Un popolo spaventato è molto pià facilmente gestibile di un popolo che scende in piazza a chiedere diritti e attuazione delle riforme. La retorica ci viene in soccorso, aiutandoci a concludere che solo i prossimi mesi sapranno dirci quanto sarà bravo Obama a dimostrare di essere ciò che tutti, in fondo, sognano che sia.

 

 

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