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Calder

fino al 14 febbraio 2010

02.11.2009 - Simone Di Tommaso



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dal 23 ottobre al 14 febbraio 2010
Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 - Roma
Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10 alle 20; venerdì e sabato fino alle 22.30; lunedì chiuso
Biglietti: intero € 12,50; ridotto € 10
www.palazzoesposizioni.it

Palazzo delle Esposizioni dedica, fino al prossimo 14 febbraio, una grande retrospettiva al più famoso e innovativo scultore americano, Alexander Calder, autore di grandi opere divenute nel tempo delle vere e proprie icone dell'arte contemporanea.

Calder, artista molto amato in America e tra i più acclamati della scena internazionale, nato in Pennsylvana nel 1898 e morto a New York nel 1976, ha rivoluzionato la storia dell'arte attraverso l'uso di materiali non convenzionali e la reinterpretazione del concetto di spazio, facendo del movimento e del colore le componenti fondamentali della sua opera.

La mostra ripercorre, attraverso l'esposizione di circa 110 opere, l'intera vita dell'artista americano, dando spazio, nello stesso tempo, sia ad opere importanti entrate ormai nell'immaginario collettivo sia ad opere raramente o mai esposte, provenienti dalle più importanti collezioni del mondo, come il MOMA, la Fondazione Guggenheim, la Fondazione Calder e il Withney Museum of American Art di New York, la National Gallery of Art di Washington, il Centre Pompidou di Parigi e la Menil Collection di Houston.

La produzione artistica di Calder, estremamente ampia, si suddivide essenzialmente in cinque grandi categorie. Una prima è costituita dai cosiddetti mobiles, sculture in movimento, azionate dal vento, che hanno semplicemente rivoluzionato i principi dell'arte plastica, dando rilievo al concetto di energia cinetica. Essi si presentano come dischi di metallo, di vario colore, forma e dimensione, sospesi a fili di ferro liberi di muoversi, animati dal soffio dell'aria e capaci di dare vita a delle complesse sequenze. La seconda è caratterizzata dalle sculture statiche di varie forme costituite da grandi piastre di metallo fissate tra loro con bulloni, chiamate stabiles da Hans Harp. La terza categoria comprende le wire sculptures, una forma radicalmente nuova di arte che si viene ad esistere attraverso l'uso del filo di ferro, materiale dove il volume è suggerito dalle linee espressive. Lo stesso Calder affermava, a tale proposito, che "il fil di ferro, o qualcosa da torcere, o rompere, o piegare, è il mezzo più facile per esprimermi". La quarta è costituita dai piccoli bronzi realizzati negli anni Trenta che, raffigurando acrobati e contorsionisti, evidenziano la perenne ricerca del movimento da parte di Calder. L'ultima categoria appartiene, infine, al genere della pittura ed è costituita dalle gauches, dipinti su carta in cui l'artista, attraverso l'utilizzo delle tre dimensioni, cerca di tradurre in colore l'idea del movimento.

Il cuore centrale della mostra è situato nel grande salone del Palazzo delle Esposizioni dove è esposta, per la prima volta fuori dal suo contesto originario, l'opera Pittsburgh, mobile di otto metri e mezzo e pesante 272 chili, che è normalmente appesa nell'aeroporto della città della Pennysilvania, dove ruota dolcemente sopra le teste dei viaggiatori in passaggio. Qui inoltre sono presenti le foto della più famosa opera di Calder esistente in Italia, il famoso Teodelapio, divenuto dal 1962 il simbolo della città di Spoleto e costituito da un'enorme stabile in acciaio verniciato di nero ritraente un re longobardo a cavallo.

Tra le opere esposte più importanti meritano attenzione le wire sculptures "Romulus and Remus", per la prima volta esposta in Italia, "Ercules and Lion" e "Object with Red Ball", i mobiles come "Small Sphere and Heavy Sphere", "Big Red", "Cascading Flowers" e "Arco of Petals" e infine gli stabiles come "La Grande vitesse" e "Il ragno".

Tra le gauches esposte sono da ricordare il "White Panel", dipinto nel 1936, e il "Red Panel".

La retrospettiva dedicata al grande artista americano si conclude con due distinte sezioni, la prima dedicata ai film d'autore su Calder e la seconda comprendente un insieme di fotografie sullo stesso Calder e sui suoi lavori realizzate da Ugo Mulas.

La mostra è straordinariamente completa e rappresenta un grande tributo ad un artista che con le sue opere ha cambiato la storia dell'arte internazionale. Allo stesso tempo l'esposizione  permette al grande pubblico di avvicinarsi ai lavori di Calder, pur senza averne a mente storia e significati.

 

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